mercoledì 8 febbraio 2017

Coltivare la Positività



Dagli insegnamenti di Swami Sivananda Saraswati

http://www.yogamag.net/archives/2008/ajan08/culpos.shtml

La mente è un insieme di abitudini. Essa può essere modificata cambiando le abitudini. La distruzione è necessaria per la rigenerazione. Quando si acquisiscono nuove abitudini sane, si abbandonano quelle vecchie e malsane. Quindi, siate analitici e introspettivi.  Cambiate la negatività in positività  cambiando il vostro atteggiamento. Fate il punto della situazione rispetto all’anno passato e decidete di liberarvi dei condizionamenti mentali adottando i seguenti principi.

Siate positivi e propositivi
Non sedete pigramente desiderando che qualcuno vi aiuti, ma siate sempre positivi e propositivi. Fate del vostro meglio e affidate il resto. Non diventate pigri. Dio aiuta coloro che si aiutano.

Siate allegri
Fatela finita con depressione e malinconia. Non c'è nulla di più contagioso della depressione. Allontanate subito da voi il senso di morbosità attraverso la curiosità, cantando canzoni che sollevino il morale, attraverso la preghiera, il pranayama, passeggiate rigeneranti all'aria aperta, e pensando alla qualità opposta: la sensazione di gioia. Siate allegri e felici. Vivete solo per essere una benedizione per gli altri.

Siate adattabili
Cercate di sviluppare una natura amabile e socievole. Adattate voi stessi ai modi e alle abitudini altrui. Non lamentatevi mai quando servite gli altri. Provate piacere nel servire. Rimanete equilibrati anche quando venite offesi, quando gli altri usano parole dure contro di voi. Abbiate una mente uguale nel piacere e nel dolore, nel caldo e nel  freddo. Sviluppate la capacità di adattamento, l’autocontrollo e la tolleranza.

Misurate le parole
Controllate la mente con abilità e con tatto. Disciplinate l'uso della parola. Parlate con dolcezza, delicatezza e sincerità. Non sprecate le vostre ore in chiacchiere. Tagliate corto con le conversazioni. Diventate persone di poche parole. Osservate mouna (silenzio) per un paio d'ore al giorno. Parlate poco, ascoltate molto, e non pronunciate mai una parola dura che ferisca i sentimenti altrui.

Controllate la rabbia
La rabbia fa a pezzi il sistema nervoso e produce un effetto profondo e duraturo sul corpo astrale. Un terribile attacco d’ira crea una profonda infiammazione nel corpo astrale. Pertanto, non diventate vittime della rabbia. Controllatela attraverso kshama (pazienza), amore, misericordia, compassione, vichara (riflessione) e considerazione per gli altri.

Comprendete la legge
Nessun evento può verificarsi senza una causa precisa. Tutto segue la legge di causa ed effetto. Questa legge è abbastanza misteriosa, che è il motivo per cui il Signore Krishna dice: Gahana karmano gatih - "Misteriosa è la natura dell’azione." Tutte le forze fisiche e mentali in natura obbediscono a questa grande legge di causa ed effetto. Vi ritrovate in ​​luoghi in cui è possibile soddisfare i vostri desideri perché la natura segue questa legge.

Diventate tutt’uno con il legislatore
Una volta compresa la legge che guida la vostra vita e le vostre azioni, sarete in grado di agire in modo tale da rendere questa legge il vostro alleato, piuttosto che il vostro avversario. Se le condizioni previste dalla legge sono meticolosamente rispettate e osservate, avrete la certezza assoluta del successo in qualsiasi direzione. Pertanto, adempiete con attenzione ai vostri doveri. Presto diventerete tutt'uno con il legislatore.

Abbiate una fiera determinazione
Mettere il cuore, la mente, l'intelletto e l'anima in ogni vostro atto anche il più piccolo. Agite con fede e determinazione. Controllate le vostre emozioni e i vostri impulsi. Siate saldi nel vostro proposito e fieri nella vostra determinazione.

Mai disperare
Voi non siete esseri indifesi. Possedete il libero arbitrio. Potete superare tutte le circostanze sfavorevoli. Abbiate coraggio. Siate audaci. Avrete successo. Non c'è niente al mondo che non può essere raggiunto attraverso uno sforzo adeguato. Non siate turbati dalle difficoltà, dalle avversità e dal dolore. Essi vi aiuteranno a sviluppare la vostra volontà e capacità di resistenza. Vi renderanno saggi e vi aiuteranno nella vostra evoluzione. Usate la vostra intelligenza, la sagacia, la capacità di discriminazione e il buon senso. Supererete una ad una le difficoltà. Respingete la paura e l'ansia. Traete il coraggio, la forza e il potere da dentro di voi. Voi siete invincibili. Nulla può farvi del male.

Discriminate
Conoscete le cose nella loro giusta luce. Non confondete l'emozione con la devozione, il salto violento in aria durante il sankirtan con l’estasi divina, l’irrequietezza di natura rajasica con il karma yoga, il sonno profondo con il samadhi, o il costruire castelli in aria con la meditazione. Imparate a discriminare e a divenire saggi. Osservate con attenzione i vostri pensieri. Rendete la mente capace di comprendere la natura irreale delle cose. Parlate con la vostra mente. Persuadete la vostra mente. Vi ascolterà.

Praticate la serenità
Siate calmi in ogni circostanza. Coltivate questa qualità attraverso un sforzo costante e indefesso. La serenità è come una roccia. Onde di irritazione possono precipitare su di essa, ma non possono scalfirla. Siate calmi come un oceano senza onde. Siate di vedute ampie come il cielo. Siate puri come il cristallo. Siate pazienti come la terra. Mantenete il vostro equilibrio mentale tra i cambiamenti del mondo senza considerare successo o fallimento, guadagno o perdita, piacere o dolore. Disciplinate la vostra mente con cautela. Questa è la vostra chiave per aprire le porte del regno della beatitudine. Questo è il segreto del successo nello yoga.

Siate aperti come un bambino
Abbiate un atteggiamento appassionato e ricettivo nell’apprendere gli insegnamenti del vostro maestro. Siate assolutamente innocenti, schietti e candidi come bambini. Sintonizzate il vostro cuore con il  divino attraverso la preghiera sincera. Mettete il vostro cuore a nudo davanti a Lui. Non tenete alcun segreto a Lui. Parlate con Lui come bambini. Diventate uno strumento nelle mani del divino.

Abbandonatevi
Abbandonate ogni cosa allo Spirito Supremo. Mettete il vostro ego ai Suoi piedi e sentitevi a vostro agio. Egli si farà completamente carico di voi. Lui farà tutto per voi. Fissate la vostra mente su di Lui. Vedete Lui in ogni cosa. Lavorate per Lui. Non pensate ad altro fuorché a Lui. Egli è la vostra guida. Egli è la vostra luce. Egli vi solleva  il morale. Egli verrà e vi salverà dalle difficoltà. Ripetete il mantra «Io sono tuo, tutto è tuo. Sia fatta la tua volontà ". Quando la resa è assoluta, la grazia divina fluisce.



sabato 21 gennaio 2017

Panchagni – Il Bagno di Fuoco ***Seconda Parte***

da http://www.yogamag.net/archives/2002/esep02/panch.shtml
 
Panchagni – Il Bagno di Fuoco
continua da 
http://centroyogasatyanandamilano.blogspot.it/2017/01/panchagni-il-bagno-di-fuoco.html

Swami Satyasangananda Saraswati

Il fuoco è il simbolo di agni. La qualità del fuoco è quella di espandere se stesso; esso non può rimanere confinato. Così agni, ubicato nel chakra manipura al centro dell'ombelico, diffonde la sua intensità in giù verso mooladhara nel plesso coccigeo, e risveglia l’energia ad alto voltaggio che lì riposa, arrotolata come un serpente. Tirandola verso l'alto quando ascende con un sibilo, esso (agni) accompagna poi l'energia fino a raggiungere sahasrara. Ciò significa che il tapas di agni si estende in un raggio molto ampio.
 
Non stupisce quindi che si affermi ancora una volta che l'esperienza spirituale può derivare da tapas da sola. Generare calore e intensità è tapas. Uno dei modi per farlo è attraverso la pratica yogica di pranayama. Ce ne sono molti altri. La devozione al Signore è uno. Essere al servizio del Signore è un altro.

Poichè agni si diffonde in ogni direzione, esso è presente ovunque. Ciò gli conferisce le qualità di onniscienza e onnipresenza. Dal momento che è ovunque, esso vede tutto. Così si stabilisce il suo ruolo di testimone. Esso agisce come veggente. In tutti i sacrifici il fuoco è la sakshi che testimonia l'evento. I giuramenti vengono presi davanti al fuoco. In tal senso esso rappresenta la verità in quanto non può essere contaminato. Esso è simbolo di purezza, una necessità in tutti i riti di purificazione.

Agni è il legame tra cielo e terra, sahasrara e prithvi. E’ stato chiamato il fuoco celeste perché, anche se si diffonde in tutte le direzioni, il suo movimento è sempre verso l'alto. Esso trasporta verso l'alto tutto ciò che consuma e purifica. Sotto forma di fumo fragrante esso protende al cielo, portando con sé il sankalpa riversato in esso come offerta, il quale riceve in tal modo l'attenzione divina e raggiunge il suo compimento sotto forma di benedizione.

È questo fuoco celeste che è stato chiarito in forma di dialogo tra un giovane ragazzo, Nachiketas, e Yama, il Signore della Morte. Impressionato dal fervore spirituale del giovane, il Signore Yama descrive in dettaglio il fuoco celeste che porta all'altro mondo e gli strumenti per accenderlo. Questo scambio tra i due è narrato nel Katha Upanishad.
In omaggio allo spirito di dedizione per la verità e la conoscenza metafisica dimostrato dal giovane ragazzo, Yama diede al fuoco il suo nome. Così esso divenne noto come il triplice fuoco Nachiketas. Le fondamenta di questo fuoco si basano su tre azioni: tapas (austerità), daan (carità) e dhyana (meditazione).

Austerità è la resistenza dei cinque fuochi. E’ nota come Panchagni. Si tratta di un rito di purificazione conosciuto come prayaschitta. In Panchagni si reiste ai primi cinque fuochi esterni: si accendono quattro fuochi e il quinto fuoco è quello del sole. Poi si resiste ai cinque fuochi che si scatenano interiormente: kama (passione), krodha (rabbia), lobha (avidità), moha (attaccamento) e matsara (gelosia). Questo stadio è conosciuto anche come Pashupati vrata, un sacro voto assunto per diventare padroni della natura animale. Poi seguono le cinque meditazioni sul fuoco.

Panchagni è praticato durante Uttarayana, quando il sole si trova nell’emisfero settentrionale, da Makar Sankranti (metà gennaio) a Karka Sankranti (metà luglio). Ci sono due sentieri per la liberazione, conosciuti come settentrionale e meridionale. Panchagni è praticato durante il percorso settentrionale di luce e luminosità. E’ il sentiero da seguire per la liberazione dell’anima. Dopodiché, l’anima può assumere qualunque forma essa scelga. Così, attraverso questa austerità si può ottenere l’immortalità. Il sentiero meridionale costringe l’anima nella morsa del destino. Esso segue il ciclo di nascita e morte.

I meriti guadagnati da questa austerità vengono poi elargiti agli altri in forma di grazia e benedizioni. Questa è la più alta forma di carità. La carità porta alla meditazione spontanea e ininterrotta. In questo stato colui che medita e l’oggetto della meditazione si fondono uno nell’altro. 

La padronanza degli elementi nella loro forma sia fisica sia metafisica è uno dei requisiti per questa pratica. Sono richieste anche devozione pura e inflessibile. E 'ovvio che sono anche necessarie capacità di resistenza e una buona dose di energia. Il voto di panchagni può essere intrapreso per dodici anni, nove anni, tre anni o un anno.

Nel 1990, subito dopo il suo arrivo a Rikhiadham, Swami Satyananda intraprese il voto di Panchagni per nove anni. Nel primo anno sopportò un fuoco per sei mesi e tutti e cinque i fuochi durante Purnima e Amavasya. Nel secondo anno accese due fuochi tutti i giorni e cinque per Purnima e Amavasya. In questo modo ogni anno si aggiungeva un fuoco e, dopo che il quinto anno terminò, egli resistette cinque fuochi ogni giorno per un anno. Questo fu la resistenza dei cinque fuochi esterni.

Dopo sei anni il fuoco fu trasferito ad un altare speciale dove fu ricoperto di cenere ma mantenuto vivo e ardente. Questo fuoco che ardeva sotto la cenere e rappresentava i cinque fuochi interiori, fu custodito per due anni. Ciò fu seguito dal rito del fuoco col mantra per l’ultimo anno, dopodiché fu fatta l’offerta finale o purnahuti. Il suo voto di Panchagni culminò nel 1998. Il Panchagni acceso da Sri Swamiji arde ancora nel Paramahamsa Alakh Bara ed è venerato quotidianamente all’alba e al tramonto con erbe aromatiche.
 






lunedì 9 gennaio 2017

Panchagni – Il Bagno di Fuoco

da http://www.yogamag.net/archives/2002/esep02/panch.shtml



Panchagni – Il Bagno di Fuoco


Swami Satyasangananda Saraswati


Agni è il terzo tattwa che forma il corpo. Esso collega prithvi (terra) e apas (acqua) con vayu (aria) e akasha (etere). Senza il fuoco di agni la grossolanità dei primi due tattwa non può essere affinata nel sottile vayu e nell’ancor più sottile akasha.


Il principio si applica anche nella meditazione. Quando l'energia che giace attorcigliata in muladhara, la sede del tattwa prithvi, passa attraverso il fuoco di agni, essa comincia a brillare con la luce della consapevolezza. A quel punto le esperienze spirituali hanno inizio. L’espressione “agni pariksha”, o la prova di agni, fa riferimento a questo evento.


Sita passò attraverso questa prova prima che potesse unirsi con Rama a Lanka. Prima di ciò, ella era rinchiusa nella casa di un demone con dieci teste. L'allegoria delle dieci teste è facile da capire. Esse rappresentano i dieci sensi che tengono l'uomo per sempre legato ai centri energetici inferiori. Il desiderio dell’esperienza sensuale è originato dal fatto che l'energia è bloccata lì. Al fine di liberare l'energia dalla sua prigionia, il fuoco di tapas, altro nome di agni, è essenziale. Solo il fuoco può spezzare tale prigionia. Anche Sita si impegnò in questa austerità per Rama.


L'ascesa della kundalini è splendidamente allegorizzata nell'unione di Rama e Sita, dopo la prova di agni. Rama non avrebbe potuto accettare Sita finché ella non avesse superato tale prova. Per poter ascendere, Sita, che rappresenta la shakti o energia, ha dovuto liberarsi dalle sue catene. Sebbene anche egli stesse lottando per quell'unione, Rama, che rappresenta la coscienza, non discese. Se invece dell’energia che sale, è la coscienza che scende verso i centri inferiori, l'individuo è distrutto. Tali centri inferiori semplicemente non possono gestire quella forza.


La scienza della kundalini spiega che, una volta che l'energia oltrepassa manipura chakra, sede di agni, essa non ridiscenderà verso i livelli inferiori. Prima di ciò, anche se si risveglia essa può tornare alla quiescenza. Dopo aver passato agni, il potere della coscienza la attira verso la sua dimora in sahasrara. Ciò avviene esattamente nello stesso modo in cui un magnete attrae a sè le limature di ferro. Le due polarità si incontrano e avviene un'esplosione.


C'è un altro punto molto importante da considerare qui. La chiave per aprire la serratura, liberare l'energia dalla sua prigionia e trasportarla in sicurezza a destinazione per riunisrsi con la coscienza può sì trovarsi nel fuoco di agni, ma il codice della chiave spetta alla bhakti. Nessun altro potere può assolvere a questo compito. Bhakti è la devozione incontaminata in cui non c'è spazio per il minimo indugio, inganno, ipocrisia o dubbio. Proprio come il buio si trasforma in luce sotto la luminosità del sole, nello stesso modo tamas e rajas si trasformano in sattwa quando la bhakti fluisce dalla sua dimora alla cavità del cuore.


Anche questo è stato intelligentemente illustrato nel Ramayana attraverso il meraviglioso esempio di Hanuman. Egli è il simbolo della salda, pura e impeccabile devozione a Rama. Nel liberare Sita dalla prigionia di Ravana, egli gioca il ruolo più importante. Senza di lui Rama non avrebbe potuto riunirsi  alla sua amata Sita. Ha attraversato la terra (prithvi) e i mari (apas) per trovare Sita che bramava Rama. Con il fuoco (agni) delle sue tapas egli dà Lanka alle fiamme e, per la prima volta dalla sua prigionia, Sita intravede la speranza di riunirsi presto a Rama. Le allegorie sono incredibili! Hanuman strappa in due il suo petto per mostrare ai devoti il Signore Rama lì seduto con la mano di Sita alzata in segno di benedizione.


”O Agni, guidami sulla retta via”, un'invocazione nei Veda spiega che agni trasforma il movimento dell’energia e, bilanciando le due nadi Ida e Pingala, la dirige nel suo giusto percorso. Prima di ciò, il movimento dell’energia è irregolare, sbilanciato e a volte anche assente.


Quando l'energia raggiunge manipura, la sede del tattwa agni, ha due opzioni: tornare a dormire nuovamente avvolta a spirale come kundalini; oppure perforare il calore di agni e viaggiare verso la luce che emana dal chakra anahata, dove la coscienza riposa nella cavità del cuore.

Agni rimodella tutto ciò che con esso viene in contatto. A volte può modificare completamente l'aspetto, il tatto, l’odore e il gusto, conferendo (all’oggetto) un nuovo aspetto e forse un nuovo destino. Esso agisce come un catalizzatore per il cambiamento attraverso l'alterazione e, spesso, l'annientamento totale. Un nuovo prodotto nasce.


Il fuoco è stato oggetto di culto sin dal lontano passato. Ha permesso all'uomo di prendere visione delle forme che lo circondavano. Lo fece rendere conto della propria identità ed esistenza separata da quella degli altri. In questo senso esso ci introuce al nostro ego. In “Quattro capitoli sulla libertà” Swami Satyananda afferma che l'ego avanza con l'uomo fino ai più profondi stati di meditazione. Tracce di ego si trovano anche nel savikalpa samadhi, lo stadio che precede il nirvikalpa samadhi. Non sarebbe sbagliato affermare che esso agisce anche come la causa dell'esperienza di nirvikalpa, o totale distruzione dell'ego. Esso (il fuoco) consuma lo stesso ego a cui ha dato la luce per creare una nuova forma – quella della consapevolezza unificata. Dopo questo, il compito di agni è terminato. O, più appropriatamente, agni si fonde in quel puro splendente Sè che ha il potere di illuminare se stesso.

continua....



domenica 25 dicembre 2016

La Paura della Morte*** di Swami Niranjananda***

La Paura della Morte
Dal Libro Karma Yoga 3: Samsara, Dagli insegnamenti di due grandi luminari del ventesimo secolo,
Sri Swami Sivananda Saraswati e Sri Swami Satyananda Saraswati



Qual è la la causa della paura della morte?

Swami Niranjanananda: le persone non sono spaventate dalle morte, piuttosto di perdere la loro connessione con i sensi, con l’ambiente circostante, con le persone che le circondano e con le cose che hanno creato e con le quali sono attaccati. La paura di perdere queste cose viene interpretata come paura della morte. La paura di disconnettersi da queste idee ed oggetti di identificazione è, in qualche modo, confusa con la paura di morire. Nessuno è spaventato dalla morte. Essa è piacevole come il sonno. E’ causata solamente dalla confusione e dalla poca chiarezza che una persona ha di aver paura di sopravvivere senza alcun contatto o connessione nella vita.

Le persone sono troppo insicure nella vita e sviluppano attaccamenti in modo tale da soddisfare le loro menti. Ogni cosa che qualcuno fa nella propria vita è per appagare se stesso. Le persone credono che appagando se stessi saranno felici. Ciò è divenuto un intricato processo di appagamento e di tentativi di trovare soddisfazione e appagamento in questo piacere, e ha indotto a sviluppare associazioni e attaccamenti con differenti oggetti, persone, società, famiglia e casa. La mente diventa così condizionata da associarsi e identificarsi con questi attaccamenti.

Quando qualcuno crede che le associazioni non ci saranno più, si sviluppa la paura. E’ conosciuta come abhinivesha (in termini yogici) – la paura di perdere ogni cosa, la paura di morire e di essere incapaci di connettersi  alla vita. La vita rappresenta una sequenza di connessioni e la morte rappresenta assolutamente la non-connessione, un’esistenza contenuta in sé stessa e lontana da ogni cosa.

Il corpo è un sistema molto complesso. E’ composto da materia mossa dall’energia che è  presente all’interno della materia stessa.  Padarth e Shakti, materia ed energia, muovono entrambe questo corpo umano. Una volta che l’energia si ritira dal corpo non c’è nulla che mantiene unita la materia. Una volta che il Prana si allontana dal corpo non c’è più nulla che lo tiene unito e il corpo decade. Non c’è altro sulla morte, la morte è solo fisica. La mente rimane viva e contiene  karma e  samskara.

La mente è parte dell’anima. E’ parte integrante dello spirito. Non sono due cose distinte. La mano è parte del corpo. Se essa non è il corpo è comunque una parte di esso. La mano ha una funzione e un compito da svolgere. In modo simile, la mente è parte dello spirito e ha un ruolo da svolgere. Mente e spirito viaggiano insieme.  E’ possibile che attraverso la consapevolezza, la comprensione e l’esperienza, un uomo possa superare le paure e le insicurezze nella vita, trovando la pace e la felicità.


giovedì 1 dicembre 2016

Yoga e Salute


 da Yoga e salute
Da Hatha Yoga Volume 7

In che modo l'interazione di corpo e mente influenzano la salute?

Swami Satyananda: il nostro corpo fisico è una misteriosa combinazione di elementi. All'interno del corpo fisico ci sono nettare e veleno e ogni malattia che ha origine all'interno del corpo può essere bilanciata e controllata all'interno del corpo. Le pratiche di asana e pranayama, in particolare, hanno un effetto immediato sul corpo.

Tuttavia, il trattamento più efficace è una sintesi di hatha yoga e raja yoga. Anche se la causa è fisiologica, nessuna malattia può essere solo fisiologica, diventa anche psicologica. Se il corpo fisico si fa male, è un fatto fisiologico, ma quando il corpo non ti risponde come ti aspetti, la questione diventa psicologica. Quando ti crea preoccupazioni, è psicologico. Se contrae un’infezione, diventa un fatto profondamente psicologico.

Questo è il motivo per cui anche una ferita è psicosomatica. Allo stesso modo, l’ansia  è psicologica, è un fenomeno emotivo.  Tuttavia il cuore inizia a battere più velocemente, si avvertono  crampi allo stomaco, il corpo suda e, a volte, si provano vertigini: l'ansia è psicologica, ma i suoi effetti possono essere sentiti e sperimentati in modo tangibile.

Ogni volta che a qualcuno succede qualcosa che non va, il sistema nervoso viene immediatamente colpito o smosso. In conseguenza a questo squilibrio nel sistema nervoso, il cervello, l'ipotalamo e la corteccia motoria cerebrale sono a loro volta colpiti. Qualsiasi problema può svilupparsi, dal disturbo fisico al cancro.

Un pensiero nasce dalla mente. Un'azione nasce dalla mente. Nello stesso modo, anche malattie che sembrano essere fisiche nascono dalla mente. Vi prego di capire molto bene: se si tratta di mal di testa, stitichezza, o qualsiasi cosa chiamiamo malattia fisica, non è mai fisica. L’origine profonda di ogni malattia è psichica e non somatica. La causa è sempre psichica, ma la manifestazione è somatica. Se si riesce a risalire alla mente, anche un tumore può essere eliminato e se si è in grado di  influenzare la propria mente, un tumore può essere creato.

In che modo la definizione yogica della malattia influenza la ”ricetta yogica”?

Swami Satyananda: lo yoga ha un effetto benefico sulla maggior parte delle malattie; ma prima di tutto, dobbiamo definire correttamente la malattia. Lo yoga ha una propria definizione. La malattia si manifesta nel corpo, ma non ha origine nel corpo; la malattia ha origine da uno stato di squilibrio. Ci può essere disarmonia tra due componenti del sistema nervoso o uno squilibrio nelle secrezioni ormonali, o nei processi digestivi. Come tale, la malattia è definita in modo sottile, e trattata secondo la sua natura.

Ad esempio, lo yoga non tratta il diabete come un disturbo digestivo. Il diabete è noto per essere una carenza di insulina, non c'è alcun dubbio su ciò. È anche noto che il sistema nervoso simpatico e parasimpatico sono controllati da centri superiori, e quando questi centri non riescono ad attivare il sistema nervoso correttamente, si ha come risultato una carenza di ormoni in una particolare area del corpo. Quando lo yoga tratta un paziente diabetico non è una cura  per una carenza di insulina; il paziente non viene trattato per la malattia di cui apparentemente soffre. Lo yoga riconosce che stress e affaticamento sono responsabili della malattia e si occupa di  stress e affaticamento. 

Quando un paziente con un problema di salute mentale soffre di psicosi, nevrosi o di un esaurimento nervoso, lo yoga lo considera come una personalità, un essere umano, un individuo capace di pensieri ed emozioni. Lo yoga lo porta più in profondità nella sua mente attraverso le pratiche di concentrazione e di meditazione, portandolo alla radice della sua malattia.

Se una persona soffre di ansia elevata, non si prescrivono pratiche che inducono un immediato stato di tranquillità. Piuttosto, lo yoga cerca di esplodere la personalità di quella persona, di esprimere ciò che è dormiente nel retro della sua mente. Ciò è possibile attraverso  le pratiche di concentrazione, come i mantra, che fanno parte dello yoga. Da un punto di vista scientifico, il mantra è uno strumento potente. Attraverso la pratica dei mantra, si cerca di esplodere le fasi più profonde della coscienza. Quando gli stati interiori della mente sono esplosi ci si trova faccia a faccia con tutti i pensieri, le distrazioni, le passioni e rimozioni che giacciono in profondità al suo interno.

Com’è gestito il legame tra corpo e mente nel trattamento della malattia?

Swami Satyananda: La mente e il corpo sono in realtà parte di una unità ma, per chiarezza di definizione e spiegazione, possiamo dire che alcune malattie hanno soprattutto una causa mentale, mentre altre prevalentemente fisica. Malattie mentali causano squilibrio nel corpo e malattie fisiche causano disordine o perdita di efficienza della mente. Esse sono direttamente correlate. 

Il trattamento di alcune malattie ha bisogno di un approccio fisico più diretto sia esso da parte della medicina, delle asana, del pranayama, o di qualsiasi altra cosa sia adatta. Il metodo di guarigione adottato dovrebbe comportare il rilassamento mentale, la rimozione di fobie e di qualsiasi altro squilibrio mentale. In questo campo, lo yoga è particolarmente potente e porta a  risultati meravigliosi.