lunedì 14 settembre 2015

Come si trova il Guru?

Come si trova il Guru?
di Satsang di Swami Satyananda

tratto da http://www.rikhiapeeth.net/

Capita a volte che i guru siano in cerca di discepoli che prima o poi troveranno ma i discepoli sono impazienti e vogliono il guru migliore senza capire e conoscere che loro stessi devono essere i discepoli migliori. Un discepolo può trovare il guru solamente in base al proprio sviluppo.
Da che parte sta il discepolo? Quale é il suo traguardo spirituale? Quale é il livello del suo distacco? Tutto ciò non ha importanza in quanto i guru sono sempre alla ricerca di discepoli e non per aumentare la propria tribù ma perché sono anime disinteressate ed ispirate che agiscono nel bene delle anime che si trovano in avidya e nel buio.
Non preoccupatevi e non perdete il vostro tempo alla ricerca di guru, potreste trovare materiale sbagliato. E’ meglio prepararsi, sviluppare distacco, migliorare la sincerità, correggere l’ordine dei propri pensieri e della propria vita, migliorare la qualità della vostra concentrazione, andare ai Satsang, ai kirtan, ai bhajan e così via.
Un guru deve essere un sadhaka. Anche se non è in grado di cantare o di tenere dei discorsi, anche se non sa interpretare i Brahma Sutra e la Bhagavad Gita, deve comunque fare esperienza perché senza esperienza sarebbe solo un logico, una persona con intelletto in grado di spiegare le scritture, sarebbe un Acharaya, non un guru. Gente come Ramakrishna, Ramana Maharish, Anandamayi Ma, Kabir, Mirabaj, Tukaram e Gyandev potevano parlare della natura di ogni forma di realtà perché ne avevano fatto esperienza e avevano rimosso avidya. Quando Kabir morì, il suo corpo fisico si trasformò in fiori. Quando Mirabaj lasciò il corpo, si trasformò in una forma fisica di luce, diventò Jyoti.
Colui che ha il controllo dei tattwa, che ha il controllo dei propri samskara, che può viaggiare dentro e fuori se stesso ed è stato dotato con la visione della luce, che può perdere consapevolezza senza paura della morte, è un Guru.
Guru è una parola composta da due lettere, gu che significa buio e ru che significa scacciare. Guru significa dispersore del buio. Ma cosa è il buio? Avidya è buio. Siamo tutti nel buio perché non possiamo vedere la luce. E cos’è la luce? Atmajyoti, il Sé, è la luce.
Quindi non preoccupatevi di cercare un guru. Diventate buoni discepoli e poi troverete un guru. I guru sono nati guru, i discepoli sono nati discepoli. Se il guru è grande, anche i discepoli saranno grandi. Non pensate che esista una promozione da discepolo a guru. I discepoli non diventeranno mai guru, I miei discepoli possono chiamarmi guru ma io stesso sono nato discepolo e tale rimarrò. I guru sono coloro che discendono con la particolarità della divinità dagli alti reami della consapevolezza sul piano della nostra coscienza. Quindi, noi rimaniamo discepoli e loro guru.
Fino a quando non avrete un guru non potete dichiararvi discepoli e questo è chiaro. Io sono sempre un discepolo del mio guru e non posso diventare un guru perché se un discepolo è pieno di gloria, lui è più grande del guru. Se diventassi guru, il mio ego diventerebbe grasso come un bufalo. L’ego è il grande nemico di un aspirante spirituale. “Sono un grande uomo” – ecco, questo pensiero è una bomba ad orologeria. “Sono un guru” – ecco, questo pensiero è veleno, un virus. “Sono un discepolo” – ecco, questa è umiltà, semplicità perché se vi considerate modesti più di un filo d’erba, sarete più vicini a voi stessi e a Dio, e ancora più vicino alla creazione. Così ho sempre vissuto con la consapevolezza del discepolo e sto lavorando come un medium, come uno strumento del mio guru.

Come si diventa buoni discepoli?

Un grande discepolo non è un buon discepolo. Ci deve essere completa umiltà, assenza di ego, sottomissione totale come se non si esistesse, come se si fosse un flauto. Un bambù vuoto può diventare un flauto ma non ci devono essere nodi. Solo così può produrre una bella melodia. Fino a quando esisterete, il guru non potrà essere in voi. Perché lui possa funzionare attraverso voi, dovete svuotarvi. E questo processo è possibile solo con la pratica del sadhana. Un discepolo non deve praticare hatha yoga, raja yoga, karma yoga o bhakti yoga, deve solo svuotarsi.
Mio Signore, prima di te io non esisto. Non posso pensare. Tu pensi attraverso me. Lascio la scelta della mia vita nelle tue mani. Questo è il tipo di abbandono, quello che noi chiamiamo atma samarpan. L’abbandono è la chiave di quello che chiamiamo la conoscenza più alta. Per quanto tempo potete mantenere alta la vostra testa se è piena di arroganza e ignoranza, se c’è conflitto e dualità. Per sradicare questa dualità ci vogliono diverse vite.
Forse il vostro guru non è grande ma un uomo ordinario. Forse il mio guru è molto più ordinario di me, non lo so, ma quando mi svuoto e mi abbandono completamente in totale umiltà, ecco che le cose accadono.
Il guru rappresenta due realtà, l’insegnante e la realtà permanente. Il guru è l’insegnante e l’abitante del vostro cuore. Come insegnante vi potrà insegnare e come abitante del cuore vi guiderà nella vostra evoluzione e nel vostro appagamento. Lasciate che le cose accadano. Il guru è il pastore; se lo lascerete fare, si prenderà cura di voi.

Quali sono i pericoli della vita sprirituale?

Nella mia vita di discepolo, ho osservato diverse cose che potrebbero essere pericolose. Quando vivevo con il mio guru, Swami Sivananda, in molti pensavamo di sapere più di lui. Infatti, credevamo che la crescita e lo sviluppo dell’istituzione dipendeva dai nostri sforzi. C’era molto intellettualismo in noi e a causa di questo nessuno riusciva ad avvicinarsi al nostro guru come un fanciullo. Una volta gli abbiamo posto questo problema chiedendogli: “Spesso ci sentiamo come se sapessimo più di te e a volte pensiamo anche tu stia facendo degli errori”. Swamiji rispose così: “Avete ragione”. Quella era tutta la sua grandezza e quella era anche la nostra meschina mancanza di vedute.
Quando diventate un discepolo, sia laico che sannyasin, e avete accettato un mantra da un guru, diventa importante che lui possa vivere nel vostro cuore come una luce costante. Mantenendo la consapevolezza sul vostro guru, sarete in grado di sviluppare il satguru, il guru che dimora all’interno. 




giovedì 27 agosto 2015

La relazione guru-discepolo

 di Swami Satyananda
tratto da http://www.rikhiapeeth.net

Come tutta la gente del mondo celebra le giornate dedicate a tutti i santi e ai morti, in India, celebriamo il giorno di tutti i guru. Poornima è la luna piena che rappresenta il punto più alto di realizzazione, quando la luce risplende al massimo nell’oscurità più completa. Il guru è colui che risplende come la luna piena in una notte buia. Quindi, una volta l’anno, durante la luna piena di luglio, ci riuniamo e celebriamo Guru Poornima in modo da dedicare tutto al guru.

Ogni anno rispettiamo il Guru Poornima perché ci possa ricordare della nostra eredità spirituale e perché possa ristabilire il legame con le forze più alte che guidano la nostra evoluzione. Il guru è colui che  ha completamente trasformato la propria coscienza. Avendo completato questo ciclo evolutivo, non c’è altro da fare per lui se non elevare la coscienza dell’umanità.

La tradizione del guru non è moderna anzi è molto antica. Anche prima dell’avvento dell’uomo, il guru esisteva sotto forma di natura che guidava le stagioni, le piante e gli animali. Gli uomini preistorici e dell’età della pietra avevano il guru; gli animisti, i naturalisti e gli idolatri avevano i guru. Coloro che praticavano i sacrifici animali, che credevano negli dei astratti, che volevano imparare la magia, ottenere i siddhi e praticare la stregoneria, avevano i guru.  La tradizione del guru non è confinata all’India. La civiltà di Atlantide aveva molti più guru di qualsiasi altra civiltà. Il Sud America, l’Europa, l’Egitto, la Mesopotamia, il Tibet, la Cina e il Giappone avevano dei guru.  Migliaia di anni fa ci doveva essere un Guru Poornima in tutto il mondo. La tradizione del guru è universale ma con gli anni, è stata gradualmente distrutta da ogni parte. Nessun altro paese ad eccezione dell’India è stato in grado di mantenerla.

La relazione guru-discepolo è sicuramente uno degli aspetti più significanti dell’evoluzione umana. Questo rapporto forma le basi del culto, delle organizzazioni e delle istituzioni, spirituali e non. Quando pensiamo alle grandi culture che sono fiorite nel passato, come d’altronde quelle che esistono oggi, ci rendiamo conto che sono basate sulla stessa relazione vitale. Tutte le tradizioni, l’arte e le scienze si sono tramandate da generazione in generazione da guru a discepolo, da maestro ad apprendista, da padre a figlio.

La relazione guru-discepolo è il legame umano con facoltà più elevate. La più grande dimensione dell’essere. Senza questa dimensione, saremmo certamente persi nelle diversità del mondo esterno. E’ soltanto la grazia salvifica del guru e del maestro che ci riporta alla sorgente interna da dove tutti i nostri potenziali emanano. Questo è perché i grandi maestri sono stati considerati come le pietre fondamentali della cultura più elevata. Senza la loro conoscenza e la loro ispirazione, le tradizioni non sarebbero sopravvissute e la cultura non sarebbe durata.

In India, consideriamo i guru e i rishi dei tempi antichi e anche quelli moderni come la luce e la forza della nostra eredità culturale. Quello che hanno scritto e insegnato nei Veda, nelle Upanishad e nel Tantra non è stata solo filosofia ma una vera e propria arte del vivere. Hanno incoraggiato la gente a combattere per realizzare le loro vite con l’astinenza, l’autocontrollo, la visione interna e l’autoanalisi. Queste qualità hanno un’influenza potente sull’intera società. Se tutta la gente potesse coltivarle, potete ben immaginare a quale livello arriverebbe tale cultura, diventerebbe effettivamente un’utopia universale.

Nella mente dei nostri guru e dei nostri rishi c’era la creazione di una cultura così. Dopo migliaia di anni di esperimenti, sono arrivati a formulare un sistema dove ogni individuo può nuovamente orientarsi  ed aprire le porte delle proprie percezioni. Questa è la scienza dello yoga. Proprio come il vasaio riscalda l’argilla dei vasi per renderla forte, così lo yoga fornisce quel trattamento di calore per la mente vulnerabile. Tempra e rende forti abbastanza per i cambiamenti sconvolgenti della vita.

Anche se i guru hanno immaginato una razza umana evoluta ed erano a conoscenza che una tale cultura era già fiorita nell’antichità, sono stati incapaci di introdurre lo yoga nella società dei loro tempi a causa di situazioni politiche avverse. E’ così che rimasero isolati e hanno conservato questa conoscenza per un tempo in cui l’uomo potesse essere pronto.

Questa è stata la situazione fino al XX secolo quando finalmente l’età dell’Acquario è arrivata. In questo periodo, il dominio dei re e dei monarchi è passato nelle mani dell’uomo.  Quando agli uomini è stata data la possibilità di partecipare agli affari della comunità e dello Stato,  essi hanno iniziato anche ad assumersi la responsabilità della propria vita. Inizialmente, con  la ridistribuzione della ricchezza e l’arrivo dell’industrializzazione, la gente si è concentrata maggiormente sugli aspetti materialistici ma oggi questo trend sta rapidamente cambiando e infatti sempre più persone si rivolgono allo yoga per la soluzione ai loro problemi.

Ora la gente è pronta per lo yoga ed è tempo di restaurare la cultura yogica. Molte anime realizzate si muovono fra la gente per rendere lo yoga più accessibile, per aprire ashram e centri yoga. Stiamo assistendo all’inizio del grande rinascimento dello yoga. Ci stiamo preparando per fare un passo da giganti nel corso dell’evoluzione umana. Presto, la gente praticherà yoga ovunque e anche chi non la praticherà, ne avrà almeno sentito parlare. Il Guru Poornima diventerà una festività internazionale dove uomini, donne e bambini si dedicheranno al guru e all’avvento della cultura yogica.


sabato 25 luglio 2015

Il vero scopo dello yoga ***seconda parte di HATHA YOGA – LE FONDAMENTA DEL TANTRA***

Swami Satyananda Saraswati
da yoga mag Agosto 2010 Teaching of Sri Swamiji

http://www.yogamag.net/archives/2010/haug10/teach4.shtml

Il vero scopo dello yoga è quello di creare equilibrio nell’interazione delle due forze, pranica e mentale. Quando si raggiunge questo equilibrio, gli impulsi generati scuotono sushumna nadi, la forza centrale responsabile dell’illuminazione dei centri più alti della coscienza umana.

Il vero scopo dello yoga non è quello di avere un corpo sano o di migliorare la salute ma di energizzare e risvegliare i centri più alti responsabili dell’evoluzione umana. Se l’hatha yoga non viene usato per questo, il suo vero scopo originale viene a mancare.

Il genere umano si deve evolvere. La trasformazione è un fatto scientifico e non filosofia o credenza. Il sentiero della trasformazione e dell’evoluzione dà uno scopo alla vita. Non possiamo rinnegare l’evoluzione. Nell’universo, tutto evolve, anche le rocce. Se esiste metamorfosi in ogni cosa creata, perché la coscienza dell’uomo non dovrebbe evolversi? Il corpo fisico è soggetto a continue trasformazioni che riguardano ogni molecola della sua sostanza materiale.

La gente deve iniziare a capire che la materia è la forma ultima di energia e quindi bisogna ridefinire quello che è il corpo e come la sua trasformazione può avvenire. Può quindi il corpo trasformarsi in particelle di luce? Questo è da capire a livello di termini scientifici e non di fede o idea. Può il corpo attraversare uno stadio di metamorfosi e se si, quale è il modo? La risposta è lo yoga.

Con lo yoga, il corpo viene reso più sottile e puro e può affrontare meglio il processo degenerativo del tempo e della malattia. L’hatha yoga mette in moto nel corpo fisico un processo dove l’interazione fra le particelle praniche e la forza mentale si trasforma. Fino a quando le molecole fisiche non si trasformano, diventa inutile discutere di compassione e unità.

Davanti a noi, si presenta una grande sfida. Se la materia nella sua forma ultima è energia, può questo nostro corpo fisico essere trasformato in energia solida attraverso le pratiche sistematiche delle sei tecniche di purificazione yogica, dalle asana e dal pranayama?

Hatha yoga è la preparazione al pranayama che è molto di più di un insieme di tecniche di respirazione. In sanscrito, ayama significa letteralmente dimensione e non controllo. Il pranayama viene praticato per espandere la dimensione del prana.  Anni fa, volevo conoscere di più circa le dimensioni del prana, volevo sapere se aveva livelli diversi di esistenza e a quale livello scorresse. Volevo sapere cosa succedeva se il flusso del prana veniva interrotto e così via. A quel tempo feci un sogno dove una bellissima città aveva strade lungo le quali c’erano dei poli elettrici ma io entravo negli edifici e tutto era spento, non c’era elettricità, tutto era immerso nel buio.

Allo stesso modo, dentro di noi ci sono diversi piani di esistenza, aree di coscienza che sono completamente al buio nonostante siano molto più belle e creative di quelle in quale noi viviamo. La domanda però è, come è che facciamo a penetrarle e ad illuminarle? Bisogna diventare capaci di fare esperienza di questi piani anche se solo nello stato di sogno o di sonno. Quando l’energia pranica viene risvegliata attraverso il pranayama, questa ha modo di circolare anche in queste aree scure. E’ così che tutta la città interna all’uomo può illuminarsi e quindi permettere all’uomo stesso di rinascere in una nuova dimensione di esistenza, fare esperienza di una nuova zona.

La mia tradizione è quella del Vedanta ma ho oramai realizzato che la filosofia è intellettuale e attraverso l’intelletto non si potrà mai raggiungere il punto dal quale evolvere. L’intelletto può essere una barriera per il risveglio spirituale e quindi necessitiamo di un modo molto più potente per trascendere. Io ho provato molti metodi e ho scoperto che il pranayama è quello più efficiente.

Praticando pranayama, non ci si deve preoccupare della mente; la mente selvaggia non esiste più. Continuando a praticare pranayama, spingerete la forza pranica in diverse aree buie della vostra coscienza e la mente evaporerà. Non ci sarà il pensiero che è un impressione. Questo che leggete è un’impressione e si diventa coscienti delle impressioni passo dopo passo. I pensieri non si muovono, non viaggiano nel passato, nel presente e nel futuro, semplicemente sono lì.

Con il pranayama, il processo spontaneo del corpo, del cervello e della mente può essere controllato. Questo tipo di controllo, vi permette di dirigere il corso della vostra vita, il vostro destino, la vostra morte. Quando cambiate la struttura della materia fisica, anche la sostanza mentale subisce automaticamente un cambiamento. La mente è un’ulteriore manifestazione del corpo e quando influenzate la mente influenzate anche lo spirito. Cosi, corpo, mente e spirito non sono la trinità ma l’uno, l’unità.

Se volete raggiungere un’esperienza trascendentale, le pratiche di hatha yoga e pranayama devono essere perfezionate osservando regole e limitazioni. Questo non vuol dire rinunciare ai piaceri della vita ma, se avete deciso di saltare in un’altra dimensione di coscienza, dovete essere pronti al sacrificio di alcune cose che contrastano questo processo. Questo è un punto molto importante da considerare. Vi ricordo quindi, ancora una volta, che le pratiche di hatha yoga, di asana, di pranayama sono state messe a punto per sviluppare la qualità della coscienza umana e non solo la mente. Solo con questo atteggiamento, potrete progredire.

Ho grande rispetto per la meditazione ma è necessario praticare i primi tre stadi preparatori per poi andare oltre. Se la preparazione è perfetta, non ci sarà bisogno di imparare a praticare meditazione. Un bel mattino, mentre state praticando pranayama, la vostra mente si eleverà in un nuovo reame di conoscenza.

—Dublin, 1979 European Tour.
First published in YOGA Vol. 18, No. 3 (March 1980)


martedì 30 giugno 2015

HATHA YOGA – LE FONDAMENTA DEL TANTRA

Swami Satyananda Saraswati
da yoga mag Agosto 2010 Teaching of Sri Swamiji
http://www.yogamag.net/archives/2010/haug10/teach4.shtml


L’Hatha Yoga è una scienza importante. Anticamente veniva praticata come preparazione agli stadi di coscienza più alti ma,oggi, il reale scopo di questa scienza è stato dimenticato. Le pratiche dell’hatha yoga per l’evoluzione dell’uomo, individuate dai rishi e dai saggi antichi, in realtà, non sono comprese bene e vengono utilizzate in modo limitato.

Hatha Yoga riguarda due sistemi vitali del corpo fisico, la forza lunare e solare. Nel tantra e nell’hatha yoga, queste forze sono conosciute come ida e pingala e rappresentano la parte mentale e quella pranica. Nel corpo, la forza pranica e mentale interagiscono, controllando, guidando e dirigendo i sensi dell’azione e della conoscenza. E’ grazie a loro che viviamo, ci muoviamo, pensiamo e conosciamo.

Queste due forze vengono dirette dalle nadi ida e pingala all’interno del passaggio spinale; si diffondono da ogni chakra verso i diversi organi e parti del corpo attraverso il sistema reticolare delle nadi. Nadi non significa nervo ma flusso, come quello dell’elettricità, delle onde radio o come il flusso di luce canalizzato in un raggio laser. Questi canali o flussi trasportano due energie che interagiscono in ogni poro del corpo umano. Non c’è un solo punto del corpo dove non ci sia questo scambio, questa relazione.

Nelle pratiche di hatha yoga, noi ci mettiamo in contatto con queste due forze. Se prevale la forza pranica, ci saranno degli scompensi legati alla produzione eccesiva di prana mentre se prevale la forza mentale, gli scompensi riguarderanno la mente. Questa è la definizione dei disturbi psicosomatici che non originano solo nella mente ma anche nel corpo. La mente e il corpo non sono due realtà separate. Sotto alcuni aspetti consideriamo corpo e mente separati ma in realtà non è così.

Per purificare la mente risulta necessario sottoporre il corpo ad un processo generale di purificazione. Per questo motivo, l’hatha yoga viene considerata come la scienza del purificare. Anche la purificazione dell’intero sistema nervoso fa parte dell’hatha yoga. Oltre a purificare il corpo, quindi, bisogna purificare le nadi; purificando il corpo, miglioriamo il flusso delle nadi e rimuoviamo i blocchi energetici in modo da permettere all’energia di muoversi come frequenze radio lungo la struttura fisica dei canali (nadi) e facilitare la risalita verso il cervello.


Di conseguenza, l’hatha yoga va considerata come pratica preliminare del tantra, del kundalini yoga e del kriya yoga. Quando i rishi scoprirono questa scienza, non avevano certo in mente quello che oggi viene chiamato yogaterapia. Anche se oggi è stato accertato che lo yoga produce benefici nel trattamento di alcune malattie, bisogna considerare questo episodio come accidentale, come collaterale. (continua...)



lunedì 22 giugno 2015

PRIMA GIORNATA INTERNAZIONALE DELLO YOGA 2015

Bihar School of Yoga di Munger presenta:


YOGA: IL NOSTRO PATRIMONIO

Cos'è lo yoga?
Yoga è una scienza antica e un modo di vivere scoperto e sviluppato da rishi e saggi migliaia di anni fa. Nei secoli e fra gli alti e i bassi della storia, lo yoga è stato  conservato in modo accurato e ben propagato nel subcontinente indiano. Tutto questo è stato possibile a causa di un ambiente sociale, culturale e storico favorevole. Oggi, lo yoga è diventato parte del mondo intero. Milioni di persone hanno abbracciato lo yoga per avere salute, armonia e per esplorare la potenzialità interiore.

Chi ha contribuito alla causa dello yoga
Molti maestri spirituali hanno contribuito alla popolarità dello yoga e uno di questi è Swami Satyananda Saraswati, ispiratore e fondatore della Bihar School of Yoga. Nel 1963 proclamò: “Lo yoga emergerà come una cultura mondiale molto forte e cambierà il corso degli eventi mondiali”.Sul finire del XXI secolo, la verità di queste parole è risultato evidente e per questo, dal 2008, la tradizione yoga vidya dell'India celebra “Yoga Poornima” durante il giorno di luna piena del mese di Margashirsha (Nov-Dic) per offrire pieno omaggio allo yoga che è fiorito nella vita della gente di tutto il mondo. Questo giorno fu scelto da Swami Satyananda per sottolineare il culmine che l'evoluzione umana potrebbe raggiungere con lo yoga.

Il giorno internazionale dello yoga
Quello che una volta era il pensiero dei saggi è diventato oggi un pensiero del mondo. Nel 2014, l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha dichiarato all'unanimità il 21 giugno “giorno internazionale dello yoga”. In questo giorno di solstizio d'estate, quando la notte e il giorno esprimono squilibrio, verrà onorato il potere dello yoga che può ristabilire l’equilibrio.

Quale dovrebbe essere il focus del giorno internazionale dello yoga?
Per onorare la vera intenzione di questa antica scienza spirituale, lo scopo dovrebbe essere quello di ispirare la gente ad adottare lo yoga non come una disciplina fisica ma come uno stile di vita. Quando lo yoga diventa uno stile di vita si verifica un miglioramento della salute fisica e dell'energia, uno sviluppo della chiarezza mentale e della creatività interiore, e anche un'esperienza di pace e appagamento dalla vita. Quindi, nel giorno internazionale dello yoga, ogni praticante e ogni sadakha dovrebbe esprimere un sankalpa, una risoluzione, quello di incorporare le componenti dello yoga nella routine quotidiana e vivere secondo i principi yogici in modo da avere per l'umanità un futuro più salutare, splendente e pacifico.

Hari Om Tat Sat


GIORNO INTERNAZIONALE DELLO YOGA 2015

La Bihar School of Yoga, supporta in pieno l'idea del giorno internazionale dello yoga e lo sforzo fatto dalle comunità nazionali e internazionali per promuovere lo yoga. In risposta alle richieste di individui ed organizzazioni su come celebrare il giorno internazionale dello yoga, la Bihar School of Yoga intende condividere le proprie idee.
Stiamo invitando i bambini, i giovani, le donne e gli Yoga Mitra Mandala associati a condurre due pratiche specifiche di yoga ad orari specifici.

Mattino: dalle 6 alle 7, la gente è invitata a mettersi in cima al tetto, nelle verande, nei giardini e altri spazi aperti delle loro case e comunità per fare le seguenti pratiche:

1.     Shavasana*
2.     Kaya stairyam
3.     Canto dell'Om (3 volte) e Shanti mantra**
4.     Tadasana (10 volte)
5.     Tiryaka tadasana (10 volte)
6.     Kati chakrasana (10 volte)
7.     Shavasana
8.     Surya namaskara (5 cicli)
9.     Shavasana
10. Nadi shodana pranayama (10 cicli)
11. Bhramari pranayama (10 volte)
12. Shavasana
13. Canto dell'Om (3 volte)

*Shavasana deve essere praticato per il tempo necessario a seconda del gruppo

**Om saha naavavatu.Saha nau bhunaktu.
    Saha veeryam karavavahai.
    Tejasvinaavadheetamastu maa vidvishaavahai
    Om shantih, shantih, shantih.

Queste pratiche sono state selezionate in modo specifico in quanto promuovono e migliorano salute e benessere. L'idea è anche quella di unirsi come una famiglia o una comunità nello spirito dello yoga.


Sera: dalle 18 alle 19 sarà praticata una breve meditazione. Una lampada ad olio o una candela verrà accesa sul pavimento nel centro di una stanza in modo da illuminare tutto lo spazio intorno. I partecipanti si siederanno in circolo e praticheranno una meditazione in tre fasi:

1.     canto dell'Om (3 volte) e Shanti mantra
2.     Kaya sthairyam (immobilità del corpo) per 5 minuti
3.     Trataka (fissare la lampada o la candela) per 10 minuti
4.     Pratipaksha bhavana: revisione delle attività dell'intero giorno in modo da identificare le esperienze più disturbanti e negative per poi individuare qualità opposte ed edificanti. Trasformare in seguito le esperienze negative in esperienze gioiose, felici e gratificanti.
5.     Canto della preghiera yogica:
Asato maa sad gamaya
Tamaso maa jyotir gamaya
Mrityor maa amritam gamaya
Sarvesham svastirbhavatu
Sarvesham shantirbhavatu
Sarvesham poormam bhavatu
Sarvesham mangalam bhavatu
Loka samastha sukhino bhavatu
Om shantih, shantih, shanti.

La preghiera è una risoluzione e contiene l'essenza degli insegnamenti yogici. Rappresenta lo scopo personale e sociale di ogni aspirante. Dall'irreale al reale, dal buio alla luce, dalla mortalità, dalla distruzione, dalla trasformazione alla stabilità, alla continuità e all'eternità. Questo è l'obiettivo personale che lo yoga ci permette di scoprire. Quando queste finalità personali di armonia ed equilibrio verranno raggiunte, si trasformeranno in obiettivi mondiali che raggiungeranno e toccheranno tutti. Il fine sociale dello yoga è abbondanza di bontà, pace, pienezza, un ambiente favorevole da ogni parte e una vita piena, gioiosa e armoniosa. Questo è quanto deve desiderare un aspirante dello yoga per poter perfezionare lo yoga stesso.

domenica 7 giugno 2015

Diventare il testimone

di Swami Saraswati Niranjanananda, Ganga Darshan, December 31, 2001, tratto da Yoga magazine marzo 2003

La mente può essere aiutata attraverso di un processo di educazione equilibrata. Attualmente, lo sviluppo della mente è unilaterale. La nostra mente è stata educata a vedere verso l'esterno e quando la mente vede fuori, non ha alcun fondamento all'interno, nessun collegamento con la sua fonte originaria, e può diventare disturbata. Ma se siamo in grado di fornire un collegamento con il sé interiore, allora sarà quella mente a guidare la persona e a garantire che non sia influenzato dalla negatività che può giungere dal mondo. C'è un detto in India, secondo cui gli individui che hanno realizzato il sé vivono come il loto nell’ acqua: il loto cresce in acqua, ma ha una protezione naturale contro l’acqua e rimane completamente impermeabile ad essa.
Quando la mente è connessa col solo mondo esterno origina diverse vritti. Le vritti sono le fluttuazioni o onde della mente. Se vi è una leggera brezza che soffia sulla superficie del mare noi vediamo solo piccole increspature sulla superficie. Ma se arriva una tempesta, quelle increspature possono diventare onde giganti dalla forza distruttiva. Le vritti sono quelle onde giganti che si manifestano sulla superficie della mente quando c'è uno stato di agitazione causato dal mondo esterno.
Dopo tutto, che cosa è la rabbia? È una vritti mentale. Quando siamo arrabbiati, qualcosa ha agitato la nostra mente e ci ha fatto arrabbiare. Quando abbiamo paura, qualcosa ha agitato la mente e ci ha fatto spaventare. Quando siamo depressi, qualcosa ha smosso e sconvolto la mente portandoci alla depressione. Queste sono le tante vritti con cui abbiamo a che fare nel corso del nostro viaggio yogico.
Lo scopo dello yoga è quello di garantire che lo stato naturale della mente sia stabile, tranquillo, in modo che saranno create solo piccole increspature quando abbiamo a che fare con il mondo. Lo Yoga ci dice che sviluppando la consapevolezza si possono trovare soluzioni a molti dei problemi della vita. E’ possibile restare consapevoli quando siamo agitati, sofferenti o confusi? E' possibile mantenere la consapevolezza di ciò che ci sta accadendo quando siamo in confusione, in sofferenza, in conflitto? In questo momento, no. Ma si deve mirare a sviluppare questa consapevolezza proprio in tali situazioni, e quando la si sviluppa realizzerete il drashta, diverrete l'osservatore di tutto ciò che accade dentro di voi. E’ il drashta o testimone che diventa il controllore, la guida delle vostre azioni, atteggiamenti, comportamenti, e col suo tramite troverete l’equilibrio nella vostra vita. Colui che è in grado di trovare il proprio equilibrio è uno yogi.
 Uno yogi non è una persona che pratica yoga, uno yogi è una persona che è stata in grado di trovare l'equilibrio interiore. E ciò avviene per mezzo della consapevolezza quando diverrete drashta che è proprio la realizzazione finale della consapevolezza che avete sviluppato.


L'individuo e l'universo


Dal punto di vista yogico, ci sono tre elementi che vanno gestiti: i sensi a livello fisico, materiale; la mente a livello mentale, sottile; l'ego, ahamkara, a livello causale.
Ahamkara o identità personale è la causa della nostra individualità. Non c'è veramente bisogno di diventare “Borg”, il personaggio mezzo umano mezzo macchina di “Star Trek”, il cui unico lavoro era quello di assimilare diverse civiltà e diverse culture. I “Borgs” vivono nella coscienza collettiva e la loro frase preferita è: “La resistenza è futile, tu verrai assorbito”. Ma anche Dio è un individuo, nel senso che Dio si può manifestare in ogni situazione estrema e in ogni condizione. Si può vedere l'esistenza di Dio in un granello di sabbia, nell'universo sia manifesto che immanifesto. Se una mosca vi morde il mignolo, chi sente dolore? Di sicuro il mignolo sarà pruriginoso e rossastro, ma il centro del dolore è da un'altra parte. Il nostro corpo è un microcosmo e rappresenta la teoria del campo unificato. Tutti gli organi lavorano insieme e sono coordinati. Quello che succede al mignolo influenza tutto il corpo, il cervello, la mente e chissà a quali livelli molto più profondi  influenza lo spirito. Non lo sappiamo ma siamo certi che, in condizioni normali, ogni cambiamento di una parte del corpo influenza tutto il corpo in generale. Allo stesso modo, ogni cambiamento nella nostra vita produrrà influenze nel sistema generale di cui noi facciamo parte. Quando siamo contenti, l'energia che emaniamo renderà gli altri felici ma se siamo tristi avverrà lo stesso, gli altri saranno tristi. Quindi bisogna far esperienze di gioia, di creatività, di divinità. E' l'energia che coltiviamo, che risvegliamo e che generiamo che può portarci più vicino alla nostra natura spirituale e addirittura può far sì di farcela trascendere. Quando ci connettiamo ad altri esseri ad un livello spirituale, sperimenteremo anche la natura spirituale insita in noi, la nostra natura trascendentale. L'esperienza spirituale è un'esperienza personale. Quando quell'esperienza personale diventa globale, universale, viene conosciuta come trascendentale perché avete trasceso il corpo e la mente, le aree dove tale esperienza si verifica.

Da ego a ananda

Ego è l'ultima barriera della dimensione spirituale. Nel primo capitolo degli Yoga Sutra, Patanjali classifica le fasi del samadhi. L'ultimo stadio che argomenta è Asmita Samadhi, il samadhi dell'ego, oltre nirbija. Asmita significa identificarsi con ego o ahamkara. Dopo Asmita Samadhi, cessazione dell’ego, vi è Ananda Samadhi, o il samadhi del beato.
Nonostante spesso si pensi che lo yoga o le tradizioni spirituali annullino la propria individualità, abbiamo bisogno di capire che il concetto di individualità è trattata nello yoga in forma di ahamkara, ovvero un distorto senso del sé. Tuttavia, il senso del sé diventa predominante nel percorso yogico perché si diviene coscienti di sé stessi ad ogni passo di questo percorso. State cercando di costruire una nuova immagine di voi stessi, una nuova identità, e in questo modo state lavorando proprio a livello di ego. Diventando drashta, l'osservatore, il testimone, voi lavorate sul vostro senso dell’io affinandolo.
Se iniziate a scolpire una statua di pietra, quale identità sta perdendo la pietra? Nessuna. Piuttosto se ne sta sviluppando una nuova che sarà vista ed apprezzata da molte persone. Il superfluo viene rimosso e ciò che è resta è il necessario per trasformare la pietra in una statua.
Allo stesso modo, nella vita spirituale non c'è perdita della propria identità, sono le percezioni distorte ad essere corrette, le manifestazioni dell’ego aggressivo ad essere ridefinite, così che il nuovo sé quieto, saggio, creativo, diventi la nuova identità. Mantenendo l'idea che il senso dell’identità è in continua trasformazione, si modifica costantemente, allora sarà possibile superare asmita o ahamkara. Tuttavia, se porrete voi stessi in una nuova identità, essa tornerà ad essere distorta.
Per questo motivo, i maestri spirituali hanno sostenuto quanto sia necessario essere disposti ad accettare i cambiamenti. Non perché vogliano che si perda la propria identità personale, ma perché sperano di condurre il praticante oltre gli effetti di un’identità distorta. Non fissate voi stessi in un unico concetto, ma imparate ad accettare e a permettere che il cambiamento avvenga. L'obiettivo è quello di superare  asmita, l'ego, e stabilirsi in uno stato di beatitudine, perché è a quel livello di beatitudine, ananda, che le esperienze spirituali si trasformano in esperienze trascendentali.
Il percorso dello yoga si muove dalla gestione della personalità umana all'esperienza di ananda - dal “anushasan” a “swarupa avasthanam”.



Ganga Darshan, 31 dicembre 2001


venerdì 22 maggio 2015

Verso la libertà

di Swami Saraswati Niranjanananda, Ganga Darshan, December 31, 2001, tratto da Yoga magazine marzo 2003

Che cosa rende un individuo una cattiva o  una brava persona? E' la mente! La mente può essere “santa” o “peccatrice”, ed è la mente che deve essere affrontata. Come sistema di gestione della mente, lo yoga aiuta a cambiare e trasformare la mente iperagitata e a renderla più tranquilla, quieta. Inizialmente, approcciamo lo yoga per affrontare le tensioni mentali, ansia, stress, per imparare a rilassarci ed a lasciarci andare. In un secondo momento, se il nostro interesse per lo yoga aumenta, veniamo a conoscere le altre dimensioni e aspetti dello yoga, ma in origine lo sforzo è quello di capire la mente.
Ci sono due percorsi nella vita di ognuno: uno è conosciuto come pravritti ed è diretto verso il materialismo, i sensi, mentre l'altro è nivritti e mira alla libertà, all'armonia. Nella nostra personalità sono presenti diverse qualità che ci spingono verso pravritti e verso nivritti. Pravritti è ambizione e limitazione ed è condizionato dai sensi. Nivritti è consapevolezza dei nostre esigenze, forza e libertà.
Invece di essere guidati dalle nostre ambizioni, dobbiamo essere guidati dalle nostre esigenze. Invece di mettere in evidenza i nostri limiti e debolezze, dovremmo porre in rilievo i nostri punti di forza e qualità positive. Con questa propensione possiamo passare da pravritti, schiavitù sensoriale, o stato di “ipnosi tecnologica”, verso la libertà e una vita più naturale.
Il processo è semplice ma, allo stesso tempo, molto impegnativo, perché non siamo mai stati educati a gestire e disciplinare la mente. Non siamo in grado di guardare in noi stessi. Noi siamo esecutori, o ciò che il Vedanta definisce bhokta, il fruitore, e karta, l'agente; tuttavia non siamo testimoni dell’esecuzione! Lo Yoga dice che dovete divenire drashta, il testimone di ciò che si fa, delle vostre azioni.

Governare la personalità sottile

I primi tre sutra dello Yoga darshan di Patanjali definiscono il processo dello yoga. Il primo sutra è: Atha yogaanushasanam - "Yoga è da intendersi come una forma di disciplina". Il secondo sutra è: Yogaschitta vritti nirodhah - "Yoga è un sistema per controllare la mente e bloccarne le fluttuazioni o schemi". Il terzo sutra è: Tada drastuh svarupe avasthanam - "Una volta che la mente è controllata e guidata, si diventa testimone, osservatore, l’osservatore che stabilisce sé stesso nella sua natura essenziale". Questi tre sutra sono i più rilevanti per comprendere questo argomento.
Nella nostra vita, l’educazione che ci viene data tende a farci diventare aggressivi e competitivi. Ci dà le competenze, i concetti e le idee per agire all’esterno e a livello materiale, per raggiungere le cose che desideriamo, per far soldi, per far parte di una società opulenta, per eccellere nella nostra professione. L'intera formazione è finalizzata a costruire una personalità perfetta che guardi all’esterno, ma  di come realizzare “l’io” interiore non se ne fa cenno.
Le tradizioni spirituali e yogiche cercano di colmare questa lacuna. Nello yoga il concetto di disciplina riguarda la gestione dei processi sottili della propria personalità. Patanjali ha usato la parola 'anushasan', che in inglese è stato tradotto come disciplina, ma questa traduzione non è corretta. Disciplina significa stabilire regole certe, condizioni e norme, che definiscono alcuni parametri entro i quali muoversi ed agire. Disciplina, in realtà, è 'niyama' e la parola 'anushasan' significa governare. La personalità deve essere governata come un paese o una società devono essere governati. In un paese, in una società, ci sono persone buone e  persone cattive. Allo stesso modo, in noi convivono bene e male, e ciò che è nel profondo deve essere gestito in modo corretto affinché non diventi un ostacolo o un fattore restrittivo ma, piuttosto, una potenzialità attraverso la quale esprimere al meglio la propria creatività.
Gestire la natura sottile della personalità, è yoga, secondo il primo sutra. L'accesso ai livelli più sottili della nostra personalità è per mezzo della mente. La mente non è una mera funzione biologica; non è una funzione specifica del cervello. La mente è l’energia responsabile per l'azione e la reazione, per la realizzazione di idee. Si compone di molti elementi diversi - i pensieri, i desideri, le ambizioni, le percezioni, i samskara, i karma, e tutti diventano maturi a un certo momento della vita.


lunedì 11 maggio 2015

I due aspetti della vita

SWAMI SATYANANDA SARASWATI
March 1976, Sanpaul, India
Printed in Yoga Vidya, September 1976
da YOGAMAG APRIL 2012
E’ da tempo immemorabile che esiste un conflitto fra la cultura materiale che sottolinea l’importanza dello stile di vita sensuale e la cultura spirituale che invece va oltre il mondo dei sensi.
Entrambe reclamano una filosofia e un’importanza unica nel loro genere. La cultura materiale offre le convenienze, i piaceri e il lusso della vita mentre quella spirituale promette la pace eterna e l’illuminazione. Oggi entrambe sono alla nostra portata ma è sempre molto difficile fare una scelta.
Noi uomini non possiamo liberarci del mondo materiale come possono fare gli uccelli e gli animali e non possiamo neanche scappare davanti alla materialità dicendo che non ci interessa. Gli uomini sono tutti alla ricerca di un sentiero; alcuni lo fanno ad occhi chiusi, altri ad occhi aperti. La ricerca è in atto, tutti ricercano un livello di vita più alto senza sapere però cos’è che stanno cercando. Sentiamo entrambe le chiamate, una dalla cultura spirituale che ci promette beatitudine e illuminazione, e una dal modo di vivere materiale che ci attrae con i piaceri sensuali e il lusso. Alcuni hanno scelto decisamente il sentiero del materialismo, preya, altri il sentiero spirituale, shreya.
Il materialismo
Circa trent'anni fa, mi trovavo nel dilemma di dover scegliere la via del materialismo o quella della spiritualità. Ho iniziato a capire che la vita ha diverse facce, quella materiale, annamaya kosha, quella energetica, pranamaya kosha, la mentale, manomaya kosha, quella astrale, vijnanamaya kosha e la spirituale, anandamaya kosha.

Un essere umano deve conoscere e comprendere che cosa è la vita. Io ho studiato le scritture più moderne; quando lessi Karl Marx ne rimasi molto scosso. Da allora, per me è rimasto un retaggio culturale tanto che non posso negare il materialismo. Non solo dobbiamo usare e conoscere le utilità che il mondo materiale ci fornisce nella vita quotidiana, ma anche nel processo del ragionamento e del pensiero non dobbiamo ignorarlo. Anche se siamo in grado di raggiungere uno stato che trascende la cultura materiale, dobbiamo accettare la dialettica del materialismo nel nostro processo di pensiero. Questo è un concetto che mi ha influenzato molto tanto che ancora oggi lo considero un punto fondamentale della mia vita.
Il ponte
Un giorno, qualcuno mi suggerì il fatto che se io volevo ottenere una visione panoramica della vita, avrei dovuto scegliere il sentiero che stava nel mezzo, fra la cultura materiale e quella spirituale. Quando chiesi quale era praticamente questo sentiero, il mio interlocutore mi rispose che era il sentiero dello yoga che poteva permettere di mantenere bilanciate questi due modi di vita.
Lo yoga è come un ponte che unisce le sponde di un fiume. Lo scopo della vita non è la pura spiritualità né il puro materialismo. Il corpo umano non è fatto solo da ossa e muscoli ma anche di coscienza.
Cos’è che ci fa sognare? Cos’è che ci permettere di conoscere l’inconscio? E’ uno stato particolare del cervello? E’ una manifestazione di coscienza? Da dove è che i pensieri emergono? E’ fisico, spirituale, psicologico o parapsicologico?
Quando un grande santo mi ha trascinato in questo sentiero, mi sono reso conto che nello yoga ci sono alcune tecniche che sviluppano allo stesso tempo sia l’aspetto materiale che quello spirituale.
Di tutte le culture, solo la cultura yogica  ha accettato l’importanza del corpo spirituale, ma anche del corpo fisico, senza essere disgustato dal suo essere deperibile.
Uno yogi, mentre aspira all’illuminazione, non avrà dubbi nel fare atti minori perché sa che il corpo fisico è il tempio per il suo meditare e di conseguenza deve essere mantenuto bene.
Oggi, chi vive in occidente o in India generalmente non ha malattie infettive tipo il colera, la peste ma ne conosce altre altrettanto gravi come il cancro, il diabete, l’alta pressione. Questo è anche il risultato del loro ricercare a tutti i costi il piacere perché non riescono a trovare appagamento nella vita. In realtà, le forme più elementari di yoga forniscono già un degno grado di soddisfazione e gioia.
L’intuizione
Al giorno d’oggi, l’uomo è in uno stato confusionale, sta ancora decidendo cos’è più importante, l’individuo o la società, il guadagno personale o il benessere di tutti, il materialismo o la spiritualità. Lo yoga fornisce un approccio di pensiero più ampio con cui l’individuo può raggiungere livelli alti in entrambi i settori, sia a livello individuale che a livello sociale.
Bisogna però dire che la vita segue un piano cosmico e scorre intuitivamente; in tutte le forme di vita e nell’universo c’è una forza più grande che può essere armonizzata dalla pratica dello yoga. Tutte le invenzioni scientifiche e le creazioni artistiche nascono grazie all’intuizione.
La vita non si basa solo su risorse fisiche, ha bisogno anche del pensiero intuitivo. L’intuizione si ottiene in un particolare stato mentale che quando si risveglia permette alla persona di ottenere una forza immensa. Si può avere conoscenza e intelletto e allo stesso tempo non sfruttar a pieno le proprie capacità, non è solo il potere fisico, mentale o intellettuale quello che conta.
Il sadhana yogico è il modo concreto per ottenere questa forza suprema e i santi lo hanno sostenuto da millenni. Dovete seguirlo con tutte le forze che avete in quanto sia ben chiaro che lo yoga non aiuta solo il sentiero spirituale ma anche chi intendesse perseguire quello del lusso e del piacere o anche colore che invece intendono dedicarsi ad una vita di cose giuste e pensare alla salvezza. 
Lo yoga è per tutti in quanto l’idea che sta alla base dello yoga stesso è quella di risvegliare la coscienza interiore.
March 1976, Sanpaul, India
Printed in Yoga Vidya, September 1976 


sabato 25 aprile 2015

Coltiva la positività

Dagli insegnamenti di Swami Sivananda Saraswati
http://www.yogamag.net/archives/2008/ajan08/culpos.shtml

La mente è un fardello di abitudini. Essa può essere modificata cambiando le abitudini. La distruzione è necessaria per il rinnovamento. Quando acquisisci nuove abitudini sane, quelle vecchie e malsane vengono abbandonate. Quindi, analizza e fai auto-introspezione. Trasforma la negatività in positività cambiando il tuo atteggiamento. Fai il punto sullo scorso anno, e decidi di trasformare la mente in non mente, vivendo i seguenti principi.

Sii all’altezza e agisci

Non stare a guardare desiderando qualcuno che ti aiuti, ma cerca di essere sempre all’altezza e fai. Fai del tuo meglio e lascia il resto. Non diventare pigro. Dio aiuta coloro che aiutano loro stessi.

Sii allegro

Falla finita con la depressione e la tristezza. Non c'è niente di più contagioso della depressione. Allontana subito la sensazione di morbosità attraverso la ricerca, il canto di canzoni edificanti, la preghiera, il pranayama, le passeggiate vivaci all'aria aperta, e un pensiero di qualità opposta: il sentimento della gioia. Sii allegro e felice. Vivi solo per essere una benedizione per gli altri.

Acquisisci adattabilità

Cerca di sviluppare una natura affabile e socievole. Adatta te stesso ai modi e alle abitudini degli altri. Non brontolare mai quando servi gli altri. Rallegrati in servizio. Sii equilibrato anche quando sei insultato, quando altri usano parole dure contro di te. Mantieni la mente calma nel piacere e nel dolore, al caldo e al freddo. Sviluppa l'adattabilità, l'autocontrollo e la tolleranza.

Pronuncia parole misurate

Controlla la mente abilmente e con tatto. Disciplina l'organo della parola. Parla dolcemente, delicatamente e sinceramente. Non sprecare le tue ore in chiacchiere inutili. Taglia le  conversazioni brevi. Diventa una persona dalle parole misurate. Osserva Mouna (il silenzio) per un paio di ore al giorno. Parla poco, ascolta molto, e non pronunciare mai una parola dura che danneggi i sentimenti degli altri.

Controlla la rabbia

La rabbia danneggia il sistema nervoso e produce un effetto profondo e duraturo sul corpo astrale. Un terribile attacco di ira crea una profonda infiammazione nel corpo astrale. Pertanto, non diventare vittima della rabbia. Controllala con kshama (la pazienza), l'amore, la misericordia, la compassione, vichara (la riflessione) e la considerazione per gli altri.

Comprendi la legge

Nessun evento può verificarsi senza una causa precisa. Tutto segue la legge di causa ed effetto. Questa legge è abbastanza misteriosa, che è il motivo per cui il Signore Krishna dice: Gahana karmano gatih - "Misteriosa è la natura dell’azione." Tutte le forze fisiche e mentali in natura obbediscono a questa grande legge di causa ed effetto. Tu trovi te stesso in luoghi dove puoi soddisfare i tuoi desideri perché la natura segue questa legge.

Diventa tutt’uno con il legislatore

Se una volta compresa la legge che guida la tua vita e le azioni, sarai in grado di agire in modo tale da rendere questa legge il tuo alleato piuttosto che un avversario. Se le condizioni stabilite dalla legge sono meticolosamente rispettate e osservate, puoi avere la certezza assoluta del successo in qualsiasi direzione. Quindi, assolvi attentamente i tuoi doveri. Presto diventerai tutt’uno con il legislatore.

Possiedi una determinazione ardente

Metti il tuo cuore, la mente, l'intelletto e l'anima in ogni più piccolo gesto. Agisci con fede e determinazione. Padroneggia le tue emozioni e impulsi. Sii saldo nella tua decisione e ardente nella tua determinazione.

Mai disperare

Tu non sei un essere indifeso. Tu hai il libero arbitrio. Puoi superare tutte le circostanze sfavorevoli. Abbi coraggio. Sii audace. Avrai successo. Non c'è niente al mondo che non può essere raggiunto attraverso il giusto sforzo. Non essere turbato da difficoltà, avversità e dolori. Essi ti aiuteranno a sviluppare la tua volontà e la capacità di resistenza. Ti renderanno saggio e ti aiuteranno nella tua evoluzione. Usa la tua intelligenza, la sagacia, la discriminazione e il buon senso. Supererai le difficoltà una ad una. Scaccia la paura e l'ansia. Attira il coraggio, la forza e il potere dall'interno. Tu sei invincibile. Nulla può farti del male.

Discrimina

Conosci le cose nella loro giusta luce. Non confondere l'emozione per la devozione, il violento salto in aria durante sankirtan per l'estasi divina, l’irrequietezza rajasica per il karma yoga, il sonno profondo per il samadhi, o il costruire castelli in aria per la meditazione. Impara a discriminare e diventa saggio. Guarda con attenzione i tuoi pensieri. Rendi la mente in grado di comprendere la natura irreale degli oggetti. Parla con la tua mente. Convinci la mente. Essa ascolterà le tue parole.

Pratica la serenità

Sii calmo in ogni circostanza. Coltiva questa qualità attraverso un costante e intense sforzo . La serenità è come una roccia. Ondate di irritazione possono abbattersi su di essa, ma non possono incidere su di essa. Sii calmo come l'oceano senza onde. Sii di larghe vedute come il cielo. Sii puro come il cristallo. Sii paziente come la terra. Mantieni il tuo equilibrio mentale in mezzo ai cambiamenti del mondo, senza tenere conto del successo o del fallimento, del guadagno o della perdita, del piacere o del dolore. Disciplina la tua mente cautamente. Questa è la tua chiave maestra per aprire le porte del regno della beatitudine. Questo è il segreto del successo nello yoga.

Sii aperto come un bambino

Cerca di avere un atteggiamento desideroso e disponibile per assorbire gli insegnamenti del tuo maestro. Sii assolutamente innocente, onesto e candido come un bambino. Armonizza il cuore al divino attraverso una preghiera sincera. Metti a nudo il tuo cuore a Lui. Non avere segreti per Lui. Parla con Lui come un bambino. Diventa uno strumento nelle mani del divino.
L’abbandono


Abbandona tutto allo Spirito Supremo. Deponi il tuo ego ai suoi piedi e mettiti a tuo agio. Egli si prenderà completa cura di te. Egli farà di tutto per te. Fissa la tua mente su di Lui. Vedi Lui in tutte le facce. Lavora per Lui. Non pensare ad altro all'infuori di Lui. Egli è la tua guida. Egli è la tua luce. Egli ti rallegrerà.. Egli verrà e ti salverà dalle difficoltà. Ripeti il mantra, «Io sono tuo, tutto è tuo. La tua volontà sia fatta". Quando l’abbandono è assoluto, la grazia divina fluisce.


sabato 11 aprile 2015

Le barriere intellettuali nel sadhana

Swami Niranjanananda Saraswati
da YogaMag settembre 1983


Per l’uomo, l’intelletto è sempre stato una barriera, un ostacolo. Nel rapporto discepolo‐maestro, bisogna essere innocenti come un bambino, bisogna
dimenticare l’intelletto.
In ogni cosa che facciamo c’è un processo di comprensione che può essere di due tipi, critico o di accettazione. La comprensione critica riguarda quei discepoli che sono molto intellettuali, i quali filtrano tutto mentalmente con l’atteggiamento del “perché”; questi discepoli sono soliti comparare ciò che dico con quello che dicono altri, con quello che si scrive sui libri, con tutto quello che hanno appreso nella loro vita; sono soliti pensare cose come “ma perché Swamiji dice così se le scritture dicono altre cose, se le ricerche che sono state fatte hanno affermato il contrario” ecc. Per queste persone, la mente critica, l’intelletto critico è di fondamentale importanza perché fa parte del loro temperamento.

Nel mondo, ci sono quattro tipi di persone.
 Il primo tipo è quello delle persone  dinamiche, attive fisicamente, mentalmente, emotivamente e intellettualmente.
Il secondo tipo è quello emotivo che a prescindere da ogni cosa ha fede in Dio e nel guru.
Il terzo tipo ha un temperamento intellettuale ed è sempre lì a pensare,  confrontare, cercare di capire le differenze.
Il quarto tipo è quello con un temperamento mistico che potrebbe meditare 24 ore al giorno senza problemi, totalmente perso nella contemplazione o in quello che sta facendo.

Da qui si deduce che a seconda del temperamento si adotta un metodo di comprensione diverso.
I tipi dinamici ti ascoltano, capiscono e stivano tutta nella  memoria personale per farne buon uso in caso di necessità.
 I tipi mistici prendono tutto ciò che dici come una guida, un aiuto per la loro personale evoluzione.
 I tipi emotivi usano tutto al fine di trascendere le proprie emozioni  mentre i tipi intellettuali usano l’intelletto sia positivamente, nel caso degli gyana yogi, che negativamente, gli yogi critici e entrambi gli atteggiamenti sono leciti.

A seconda del sadhana che si fa o a seconda di chi ti guida, il temperamento è importante in quanto è legato alla natura personale. Questo vuol dire anche che per ognuno ci sarà un processo differente. In generale, quando si è coinvolti con un sadhana particolare dato dal guru, non si dovrebbe usare troppo l’intelletto.
Talvolta l’intelletto viene fuori inaspettatamente e fa dire cose come:”Oh, perché sto facendo questo? Non sto andando proprio da nessuna parte. E’ una perdita di tempo. Quello che faccio per molta gente è sbagliato.”
Le risposte però arriveranno solo quando avremmo progredito nella pratica personale.
Quando si è consapevoli, quando si è andati oltre la barriera dell’intelletto, si  potrà dire:”Le pratiche, il sadhana che sto seguendo richiede lo sviluppo di qualità infantili e non di altro”.
 Infatti, prima del nostro processo evolutivo,siamo tutti bambini e non ha importanza quanto siamo evoluti intellettualmente.
Einstein era molto evoluto a livello intellettuale ma la sua conclusione finale  fu: “Non capisco nulla”. Bisognerebbe diventare come Einstein!
Quello che è successo ad Einstein è successo anche a Mira Bai, a Kabir e a Tulsidas.
Tutti loro erano esperti in ogni forma di conoscenza ma scelsero un solo sentiero, quello della semplicità ed è così che superarono l’ostacolo del loro stesso intelletto. Il mio consiglio di oggi è quello legato al fatto che se avete difficoltà dovute al vostro intelletto o alla vostra mente in generale, cercate di non preoccuparvene troppo, prendete tutto a cuor leggero.

INTERVENTO REGISTRATO A GANGA‐DARSHAN durante il TEACHER TRAINING
COURSE il 21‐03‐1983