giovedì 1 maggio 2014

Appagamento, fede e serenità

 di Swami Satyananda Saraswati
tratto dalla rivista “Satya Ka Avahan”

Ogni aspirante spirituale ha bisogno di coltivare un appagamento di alto livello perché senza, non c’è possibilità di mantenere la mente in uno stato di serenità.
Il sadhaka deve raggiungere uno stato di equilibrio costante e di fermezza con l’ausilio di una potente risoluzione o sankalpa, della meditazione e di ogni altro mezzo disponibile. Lo scopo è di ottenere uno stato di calma perfetta e di serenità che vada oltre tutto quello che succede nell’ambiente esterno. Il fine non è solamente quello di diventare abili nel domare l’agitazione mentale quando si manifesta ma di padroneggiare quel potere così raro e speciale di prevenire ogni interferenza prima che si manifesti.
Quando si presenta qualcosa che ci agita, si ha  bisogno di troppa energia per eliminarla completamente in quanto anche se esternamente sparisce presto, nel subconscio permane a lungo tempo.
Per raggiungere un tale stato di tranquillità, l’aspirante deve sviluppare uno stato mentale dinamico e positivo che non ha niente a che fare con la negatività mentale caratterizzata da pigrizia e mancanza di iniziativa ma che, invece, si basa sulla perfetta indifferenza nei confronti del divertimento personale, della comodità e altre cose che potrebbero influenzarci nella strada verso quella pace che ci porta oltre il reame dell’illusione, della miseria e del coinvolgimento nella vita terrena.
Si può fare esperienza di vairagya, si può credere in una realtà superiore e si può praticare tutta una serie di sadhana ma, fino a quando non si sviluppa una fede profonda e forte che non ci faccia tremare davanti a nessuna tempesta, l’impegno personale nel sadhana yogico rimarrà condizionale e non culminerà mai nel samatvam (equanimità).
I comportamenti abituali sviluppati attraverso diverse vite non possono essere trasformati all’improvviso quindi è necessario pianificare e fare le cose in un modo regolare ed efficiente. Pensare e ragionare si differenzia dal preoccuparsi e dal creare problemi alla mente. Pensate e decidete; non preoccupatevi e non appesantite la mente. L’efficienza, l’intelligenza e l’interesse non hanno bisogno di essere eliminati e neanche minimizzati.
Il segreto del vostro successo sta nel fatto che vi siete dedicati a qualcosa completamente mentre il fallimento che generalmente riguarda chi è troppo radicato nelle cose terrene, deriva dal fatto che si è come tronchi di legna buttati qua e là nel mezzo di un oceano di problemi.
Avete mai pensato al vairagya temporaneo che sviluppano alcune persone per un po’ di tempo e che poi scompare? Questo accade perché non c’è nessuno che li aiuti a mantenere l’equilibrio spirituale; non è cosa da vergognarsene ma è certo una cosa da imparare e tenere in considerazione. E’ così che la mente si comporta fino a quando non si è completamente arresa e incanalata in un vero sentiero di tranquillità. Si dovrebbe avere fede in obiettivi e cose più elevate ed è questo il modo per poter poi mantenere un alto livello di appagamento. 
Questo è quello che Lord Krishna intendeva nella Bhagavad Gita quando dice (6:18):

“Allorchè la mente che ha raggiunto l’equilibrio è fondata sul Sé e solo su di esso, esente da desideri, da tutte le passioni, si dice allora che ha raggiunto l’equilibrio yogico”. 

mercoledì 16 aprile 2014

La consapevolezza

LA GESTIONE DELLE EMOZIONI  (seconda parte)

 di SWAMI SATYASANGANANDA SARASWATI
Harrogate, Inghilterra, 16-19 luglio 2009


La consapevolezza
Il Tantra e lo yoga ci dicono di non farci un complesso per questo, accettiamo che siamo gelosi.  Nello stesso istante che si accetta, metà della battaglia è vinta e si diventa consapevoli. Molta gente non accetta il fatto di essere gelosa ma la vedono solamente nelle altre persone. La prima cosa da fare è accettare questo sentimento in quanto questo ci permetterà di diventarne consapevoli e da qui partire con il tentativo di spazzarlo via. Ecco perché la consapevolezza è così importante.
La consapevolezza e la mente sono due cose diverse. La prima è la sorgente della mente. La mente e il cervello non sono la sorgente della consapevolezza. La consapevolezza è un’entità completamente indipendente. Anche nel sonno c’è consapevolezza. Anche negli stati meditativi profondi dove ogni cosa è finita e dissolta, continuiamo ad essere consapevoli. Anche quando lasciamo questo corpo continuiamo ad essere consapevoli. E’ un’entità differente che vede e veglia su ogni cosa. Anche in questo momento, sta guardando, ci sta guidando e ci sta ispirando.

Il potere di sakshi
Nello yoga, ci viene sempre detto di osservare ogni cosa. Fin dalla prima lezione, l’istruttore ci dice: “Osservate il respiro, i vostri pensieri, il vostro corpo, osservate tutto”. Questo è una fase preparatoria perché la consapevolezza osserva sempre, è il processo dell’osservatore che si chiama sakshi. L’osservazione porta sempre una certa oggettività. Quando siamo oggettivi nei confronti di un problema, troviamo una soluzione perché portiamo la consapevolezza proprio su quel problema. Sfortunatamente, nei confronti dei problemi, siamo spesso soggettivi in quanto ne siamo coinvolti emotivamente.
Potrei aiutarvi a trovare facilmente una soluzione perché nei confronti del vostro problema io sono oggettiva ma allo stesso tempo non sarei in grado di aiutarmi perché nei miei confronti non lo sono. Con la consapevolezza, non è che la gelosia sparisca anzi speriamo non succeda in quanto diventereste pigri e incuranti e non combattereste per nulla.
Solo un santo o una persona illuminata che comunque è auto-motivata, che non necessita stimoli per crescere ed evolversi, possono liberarsi della gelosia e dell’invidia. Le emozioni hanno una ragione di esistere ed esistono per favorire la vostra crescita e la vostra evoluzione, non certo la vostra distruzione.  Farsi travolgere dalle emozioni vuol dire non avere una realtà interiore. Bisogna sviluppare la consapevolezza di questo aspetto della vita e utilizzare le emozioni per crescere ed evolversi.
Nello yoga ci sono molte pratiche che insegnano ad essere consapevoli. La consapevolezza del respiro è un ottimo modo per superare queste difficoltà emotive, perché permette alla mente di stabilizzarsi e tranquillizzarsi. Antar mouna, l’osservazione dei pensieri, è un’altra pratica che serve a gestire emozioni come la gelosia. Ad ogni modo, dovrete sviluppare consapevolezza e oggettività allo stesso tempo. Dovete capire il ruolo di ogni cosa che state affrontando nella vita e soprattutto dovete capire come fare ad utilizzarlo per crescere.

Tutto ciò può essere possibile solo se si sviluppa oggettività e una certa forma di distacco.


lunedì 7 aprile 2014

LA GESTIONE DELLE EMOZIONI

 di SWAMI SATYASANGANANDA SARASWATI
Harrogate, Inghilterra, 16-19 luglio 2009



Come possiamo eliminare o diminuire gli effetti della gelosia e dell’invidia?
Tutte le emozioni, non solo gelosia e invidia, sono forme di energia. Questo mondo è l’espressione di due principi, non uno. Questo mondo ha radici nella dualità. Se esiste il giorno, esiste anche la notte; se c’è il caldo, c’è anche il freddo. Di conseguenza, dire “Non proverò mai nulla di negativo”, è come girare le spalle alla realtà. Ovviamente tutti noi vogliamo liberarci di gelosia, rabbia e astio e tutti vogliamo sentirci carini, amabili, compassionevoli e combattere per questo va bene. Dobbiamo però comprendere che siamo fatti di alcune qualità che la natura ci ha dato. Queste qualità sono indicate come sattwa, rajas e tamas.

La battaglia
Siamo fatti di queste qualità. Dove c’è amore, c’è anche odio. Troviamo questi opposti dappertutto ma se osserviamo meglio, possiamo notare che alcune persone sono più gelose di altre, alcune invece sono più astiose e altre ancora si sentono sempre in colpa. Allo stesso tempo, alcuni sono compassionevoli, non provano gelosia, semplicemente sono nati senza questo tipo di emozione; pur avendo in sé le qualità di rajas e tamas, la qualità di sattwa è più sviluppata e predomina sulle altre.
Non penso che al mondo ci siano persone che non provino sentimenti di gelosia e di invidia. C’è gente consapevole di essere gelosa che si sa gestire meglio. Non permettono di lasciare che le emozioni li travolgano al punto di influenzare le loro azioni e le loro decisioni. La maggior parte di noi non lo riesce a fare; appena la gelosia si manifesta, la nostra mente si offusca. Fino a quando saremo in questo corpo, saremo soggetti alle influenze rajasiche e tamasiche. A seconda del karma, queste influenze si manifesteranno in misura maggiore o minore ma ad ogni modo si manifesteranno, sempre. E’ un archetipo, un samskara, che può essere trasformato perché è solo un flusso di energia.
Se si conosce come fare, si può invertire la direzione dell’energia. Se si è sotto gli influssi della gelosia, la qualità dell’ esperienza non sarà certamente positiva in quanto la mente ne risulterà influenzata. Il Tantra dice: ”Non preoccuparti di questo, non sentirti in colpa o inferiore a causa di questo; tutti provano queste cose, nessuno ne è dispensato”. La prima cosa da capire e da accettare è che non c’è niente di sbagliato nella gelosia.  Se non si provasse gelosia, non si combatterebbe per ottenere le cose.  E’ a causa della gelosia che si lotta per ottenere le cose altrimenti sareste lì, immobili, a far niente, come un cavolo o un cavolfiore.

Usate la gelosia in modo costruttivo. Se disegno una linea su un pezzo di carta e vi dico: ”Dovete fare una linea ancora più lunga”, cosa fareste? Le opzioni sono due, cancellare la linea o disegnarne una più lunga. Si cerca quindi di “superare” sempre la persona di cui si è gelosi. Ecco lo scopo della gelosia, dell’invidia. Si cresce a causa di questo sentimento ma attenzione, c’è anche un lato molto negativo. La gelosia ci può distruggere e può far male e distruggere anche la persona di cui siamo invidiosi. L’opzione più benefica è quella di far meglio e superare la persona verso la quale proviamo gelosia e quindi considerare questo sentire come una “spinta a far meglio”, niente di più.


martedì 25 marzo 2014

Karma Yoga : STRUMENTO DI AUTO-EVOLUZIONE

Da “Satsangs on Yoga” Swami Satyasangananda Saraswati, Yoga Publications Trust, Munger  L’ashram che non offre la possibilità di mettere in pratica il karma yoga alle persone che vi fanno visita, le priva di uno strumento molto importante di auto-evoluzione. Le azioni eseguite altruisticamente in ashram aiutano a mitigare il proprio karma, perché qualsiasi cosa tu stai facendo, non la stai facendo per te stesso. Di fatto non sai per chi stai lavorando. In questo modo non ci sono aspettative. Se qualcuno ti dice di sbucciare le patate o di andare in clinica a prenderti cura dei pazienti, tu ci vai. Anche se non ti senti ispirato e non ne hai il desiderio, il fatto di trovarti in ashram determina comunque che tu ti senta ben disposto, con la conseguenza di compiere il lavoro nel migliore dei modi. Non si pensa al premio, si pensa solo a fare il lavoro nel migliore dei modi. E’ in ashram che si impara l’arte di agire  senza aspettativa.Quando si tornerà a casa si potrà fare la stessa cosa. Si potrà fare qualsiasi cosa nella propria vita con la stessa attitudine. Quando le azioni vengono compiute in questo modo, si può rompere il circolo vizioso di causa ed effetto, in questo modo l’effetto collaterale dell’azione compiuta non ricade su chi ha commesso l’azione, ma è assorbita dalla grazia divina, e di conseguenza si è assolti dalle sue conseguenze. In questo modo, gradatamente, lo spessore che ci portiamo dietro, determinato dal nostro karma, e la sua pesantezza generata dal ciclo di causa ed effetto, diventa sempre più leggero fino a scomparire del tutto.Di seguito, quando ci si siede a meditare, non appena si chiudono gli occhi, si potrà volare in alto molto velocemente. Basterà un minimo sforzo per avere un’esperienza profonda. Altrimenti, tutte le volte che ci si siede a meditare o si chiudono gli occhi, ogni sorta di immagine, pensiero, idea,  apparirà davanti agli occhi chiusi.Qualche volta capita di diventare molto tristi con crisi di pianto. Spesso, per nessuna ragione apparente, la mente si agita e la meditazione viene interrotta. Tutti questi disturbi sono dovuti ai diversi karma. Se si vuole progredire nella meditazione, bisogna incorporare il karma yoga nella propria vita. Questo permetterà di progredire molto velocemente nella meditazione.




martedì 11 marzo 2014

“Nessuna paura, né della guerra né della morte”

Da Bhakti Yoga Sagar, volume 5 di Swami Satyananda Saraswati

Nessuna cultura, nessuna civiltà dovrebbe temere la guerra o aver paura della morte. Solo i codardi e gli schiavi parlano della non violenza. La morte è inevitabile. Se morirete in battaglia, otterrete la gloria ma potrete anche morire ignobilmente in un letto di ospedale a causa del diabete, della pressione circolatoria o per un attacco di cuore.
Il Signore disse ad Arjuna: “Devi combattere. Se verrai ucciso, andrai in paradiso. Se vincerai, regnerai su tutto l’impero. Ma devi combattere!”. Non dovreste parlare di guerra ma non dovreste neanche temere né guerra né morte. Non c’è ragione di criticare la guerra. Anche se condannate o criticate la guerra, questa ci sarà sempre. Non chiudete gli occhi davanti all’inevitabile; il punto di svolta della storia è la guerra. La guerra cambia le culture, la guerra cambia le civiltà; l’intera polarità cambia. Non abbiate paura delle guerre perché non le potrete fermare. Neanche i santi possono fermarla in quanto è la stessa natura che richiede la guerra. E’ solo dopo le guerre che molte civiltà, religioni, culture e sistemi politici sono stati buttati nel cestino della carta straccia.
La guerra non è un passo indietro; la guerra è un passo avanti. Centinaia e migliaia di persone muoiono ma la morte non è una perdita per l’umanità. Ogni morte paga in tempo i propri dividendi. La morte è inevitabile, perché quindi morire in ospedale? Muori in battaglia. Se vincerai, ti godrai una società nuova. Se sarai sconfitto, verrai ucciso e Dio si prenderà cura di te.
Non posso accettare questa idea così impotente. Questo è il linguaggio della gente impotente. La guerra del Mahabharata, la guerra fra Rama e Ravana e anche la prima e la seconda guerra mondiale hanno avuto luogo perché dovevano accadere. Cosa c’è di così grande nella morte? E ancora, cosa c’è di così grande nella nascita? Gli insetti, le zanzare, i cani, i gatti e gli asini nascono così come nascono gli uomini. Perché cercate di evitare la morte quando è inevitabile? Perché vi lamentate della morte? Anche i più grandi pensatori e filosofi hanno ceduto davanti alla morte. La morte non dovrebbe portare dolore. La morte è il romanzo della vita. Bisogna prendere la morte a braccetto.
Mi sto riferendo in particolar modo agli indiani che tendono a lamentarsi particolarmente della morte. Quando un lebbroso muore, questo viene riportato sui giornali ma cosa c’è di veramente così speciale in una simile morte? Quando un grande guru spirituale muore, si sente sempre il dovere di riportare la notizia sui giornali.
Dovete avere cura della vostra cultura. Fate dei vostri figli dei coraggiosi come Hanuman. Recitare l’Hanuman Chalisa vi aiuterà. La cosa ironica è che i bambini canteranno il nome di Hanuman e saranno pieni di spirito combattivo. Hanuman significa senza paura, forza nel corpo, mente, intelletto e in molte altre parti.
Nell’Hanuman Chalisa si dice:
Vidyaavaana gunee aati chaatura.
Raama kaaja karibe ko aatura.
Hanuman è l’erudito, il talentuoso, l’altamente qualificato e l’esperto. Ed è anche ancora più desideroso di servire Dio.
Sapete qualcosa di lui? Hanuman era uno studente, una persona erudita. Gunee significa qualificato, come un ingegnere chimico o elettrico; era straordinariamente sveglio e intelligente, riusciva a capire prima ancora che qualcuno gli parlasse. Per questi motivi, Sri Rama, che era un capo eccezionale, fece di Hanuman il suo segretario personale. Sri Rama chiamava Hanuman chatura shiromani il gioiello della corona della destrezza. Allora perché una cultura che ha venerato un eroe così talentuoso e coraggioso è diventata così debole e senza potere? Quando in una famiglia muore uno storpio, tutti i parenti piangono dal dolore. Io, invece, penserei:”Bene, è morto e si è liberato. Nella sua prossima vita rinascerà sano e in una famiglia migliore. La casa in cui ha vissuto era infestata da topi e insetti, pioveva dentro ed era fatiscente. Nella sua prossima vita troverà una casa più forte e fatta meglio. Ha lasciato questo posto per un posto migliore”.
La morte è come un cambio di corpo.


Swami Satyananda Saraswati


domenica 16 febbraio 2014

Satsang sui chakra - seconda parte-

da un satsang di Swami Satyananda Sarasvati
Yoga Mag 1980

Ci può dire qualcosa di più su sahasrara chakra?
Sahasrara è supremo; è il culmine della kundalini.La sede originale della kundalini è in Muladhara mentre la dimora di Shiva, del purusha o della coscienza più alta è in Sahasrara. Shiva e Shakti sono le due entità eterne. Sahasrara è la sede della coscienza più alta ed è pura coscienza. Non ha mobilità, attività, movimento, vibrazione: è assolutamente immobile. Shakti, d’altro canto, è dinamica, creativa, mobile e piena di vibrazioni. Quando la Shakti sale fino a Sahasrara e si unisce con Shiva, si fa esperienza di un grande risveglio e si realizza una nuova dimensione di coscienza.
C’è un modo di concentrarsi facilmente sui chakra per noi che abbiamo difficoltà nel localizzarli?
Si, ci sono delle chiavi maestre. Come potete individuare il punto esatto di muladhara chakra? Mettere uno spillo non è certo il modo! Potete concentrarvi sulla punta del naso o nasikagra mudra e così la vostra coscienza si fisserà nel punto esatto di muladhara. Questa è per esempio una chiave maestra (master key).
Come concentrarsi su ajna chakra? Non potete localizzarlo, potete solo immaginarlo. Per primo, concentratevi sul centro fra le sopracciglia e cercate di ridurre l’area della vostra concentrazione tutta su questo punto. Se avete difficoltà, mettete del balsamo al centro fra le sopracciglia, chiudete gli occhi e la pelle si contrarrà leggermente. Senza fare nessuno sforzo, sentirete la sensazione e svilupperete la consapevolezza su quel punto così tanto che vi apparirà come un piccolo sole radiante. Una volta che fate esperienza di questo, la vostra mente si ritrarrà e si fisserà sul punto più difficile da localizzare, ajna chakra.
Ci sono diversi metodi come questo che vi permettono di scoprire il punto esatto senza immaginare e senza fare nessuno sforzo.
Può suggerire una tecnica per concentrarsi su tutti i chakra?
Vi fornirò alcuni metodi. Potete sedervi tranquillamente e concentrarvi sia sui chakra che sui loro punti di connessione nella parte frontale del corpo. Con uno strumento musicale suonate la scala: sa re ga ma pa da ni sa oppure do re mi fa sol la si do.
Abbinate le note con i chakra  e quando salite o scendete la scala, spostate la vostra consapevolezza da chakra a chakra , da muladhara a sahasrara.
Un altro metodo prevede l’uso dei mantra. Ogni chakra ha un bija mantra: lam, vam, ram, yam, ham e aum, rispettivamente da muladhara ad ajna. Praticate japa, ripetendo il bija mantra mentre mantenete la coscienza nell’area corrispondente del chakra. Per esempio, mantenete la mente su muladhara e ripetete lam in continuazione. Poi concentratevi su swadhisthana e ripete per un po’ di tempo vam. Continuate a ripetere l’apposito mantra per ogni chakra.
Potete anche usare gli yantra e i mandala che riguardano ogni chakra oppure potete usare i tattwa o gli elementi dei chakra. Queste tecniche di concentrazione sugli elementi, fuoco, acqua, terra, aria ed etere, le trovate in ogni religione.
Ci sono pochi esempi ma ci sono molte tecniche diverse.
Esistono dei benefici nel concentrarsi su un chakra rispetto a concentrarsi su tutti?
Quando vi concentrate su un chakra, il risveglio relativo a quel chakra si azionerà. Ogni chakra è la sede di certe esperienze. Quando vi concentrate su manipura chakra, percepirete un grande risveglio dell’energia che lo interessa. Quando vi concentrate su anahata, avrete sentimenti di pace. Se vi concentrate su ajna, farete esperienza della luminosità e se vi concentrate su swadhisthana, farete esperienza di beatitudine che può ricordare alla beatitudine dell’orgasmo.
Queste sono alcune delle esperienze che potete avere concentrandovi sui diversi chakra. Quando la vostra concentrazione si sviluppa, le facoltà mentali relative sono ugualmente coinvolte. I chakra corrispondono alle percezioni extrasensoriali come la telepatia, la chiaroveggenza, la chiaroudienza, le premonizioni, ecc.
Se una persona ha fatto uso di droghe nel passato, questo lo esclude dal risveglio dei chakra?
No ma una volta abbandonate le droghe dovete purificare il corpo con l’hatha yoga e il pranayama. Il sistema nervoso, il cervello, il sangue, il sistema respiratorio, le ghiandole e l’intero corpo devono essere completamente liberi dalle tossine per far si che avvenga il risveglio.
Un’operazione alla spina dorsale influenza i chakra e le nadi nella regione dove si va ad operare?
Io conosco personalmente un giovane uomo che era malato di cancro alla spina dorsale. Lo incontrai al suo ritorno da Londra dove aveva subito un’operazione alla colonna. Aveva ancora il cancro, poi gli ho insegnato le asana, il pranayama, il prana vidya e alcune pratiche tantriche. Guarì e durante il corso del suo sadhana ebbe esperienze spirituali bellissime. In meditazione profonda vide Durga e percepiva delle sensazioni in muladhara quando si concentrava sulla punta del naso.

Ho anche osservato molta gente operata alla colonna vertebrale e ho constatato che il sistema nervoso autonomo, il simpatico e il parasimpatico continuano a funzionare in perfetto equilibrio. Da queste esperienze, sono arrivato alla conclusione che anche un’operazione importante non disturba le nadi e i chakra ma naturalmente su quella zona bisognerà lavorare ancora un po’ di più.


mercoledì 5 febbraio 2014

Satsang sui chakra


Da un Satsang di Swami Satyananda

Yoga Mag 1980

Qual è la relazione tra la concentrazione sui chakra e il risveglio della kundalini?
La concentrazione sui chakra è una parte del kundalini yoga anche se la sola concentrazione non è sufficiente per svegliare la shakti. Prima che la kundalini si svegli, sushumna nadi deve essere purificata e messa in attività.
Come diventiamo più consapevoli dei chakra?
La consapevolezza dei chakra dipende dall’evoluzione personale. Quando la coscienza è stata purificata con gli sforzi spirituali, anche la coscienza dei chakra ne trarrà vantaggio.
Nelle nostre varie incarnazioni, abbiamo sviluppato diversi chakra. Se, quando praticate la concentrazione sui chakra, sentite un chakra più di un altro, vuol dire che la vostra evoluzione deve iniziare da lì.
Ci può dare una breve descrizione di ogni chakra?
Muladhara chakra è la radice sottile o la cornice dell’esistenza umana. Mula significa “la radice”, adhara significa “supporto”. Nel corpo maschile questo chakra è situato fra l’ano e gli organi genitali mentre nel corpo femminile si trova nella cervice, dove la vagina si unisce all’utero.
Swadhisthana è situato alla base della colonna vertebrale, nel coccige. Swadhisthana vuol dire “la propria dimora”, ed è da dove  genera il modo di esprimersi di molte persone.
 Manipura chakra si trova nella colonna vertebrale sotto l’ombelico. La parola “mani” significa “gioiello”, “pura” significa “città” di conseguenza manipura è conosciuto come la città dei gioielli. E’ il centro dove viene immagazzinata l’energia vitale del corpo.
 Salendo, troviamo Anahata, dietro la zona del cuore. Anahata significa “non percosso, non rotto” ed è infatti il centro del suono non percosso.
Vishuddhi chakra è considerato il centro della purificazione in quanto purifica ed armonizza tutti gli opposti e tutti i veleni. In Vishuddhi, il veleno e il nettare sono separati e raffinati. Si trova nella colonna vertebrale dietro la regione della gola.
Ajna chakra è il centro di comando dove riceviamo istruzioni dal guru interno od esterno. La parola “ajna” significa “comando”. Questo chakra si trova dietro il centro delle sopracciglia in cima alla spina dorsale.
 Il Bindu è il punto esatto dove i bramini hindu mantengono un ciuffetto di capelli. La parola “bindu” deriva dalla radice sanscrita “bind” che significa “dividere”, “separare”. E’ il punto dove l’uno si divide in molti. Il bindu è il punto craniale che alimenta l’intero sistema ottico.
 Sahasrara è il loto dai mille petali. La sua natura è infinita. La correlazione fisica di questo centro è la ghiandola pituitaria che controlla ogni altra ghiandola e ogni altro sistema del corpo.
Questi sono i cosiddetti chakra maggiori e ognuno di loro ha un punto di risveglio che si trova sulla parte frontale del corpo. Per muladhara è il chakra stesso; per swadhisthana è l’osso pubico; per manipura, l’ombelico; per anahata, il cuore; per vishuddhi, la gola; per ajna, il centro fra le sopracciglia. Il bindu ha una linea diretta che porta a sahasrara.
E’ anche molto interessante notare che ajna chakra è il simbolo degli hindu, il bindu è il simbolo dei musulmani, anahata il simbolo dei cristiani e manipura quello dei buddisti.
Ci sono altri chakra nel corpo umano?
Sotto muladhara ci sono altri chakra che appartengono al regno animale e sono strettamente legati al mondo dei sensi e non alla consapevolezza mentale. Quando la vostra consapevolezza si stava muovendo attraverso questi chakra, la vostra mente era associata solo con la coscienza sensuale. La coscienza individuale era completamente assente, senza ego; Questi centri bassi non sono più in funzione perché li avete trascesi e per voi non hanno nessun significato.
Sostanzialmente ci sono 7 chakra alti e 7 chakra bassi che rappresentano i 14 piani di coscienza.
Perché il loto di ogni chakra ha colori diversi?
Come i fiori che troviamo in natura hanno colori diversi a seconda della specie e della zona in cui crescono, così succede che i chakra nell’essere umano sono come i fiori e rappresentano i vari aspetti dello sviluppo o evoluzione. Simboleggiano l’essere interiore, la gloria interiore. Uno può considerare se stesso come una composizione di fiori multicolore




sabato 18 gennaio 2014

Importanza e vantaggi del Pranayama

Swami Sivananda - YOGA MAG agosto 2009



Non c'è azione purificatrice maggiore del pranayama. Proprio come un orafo rimuove le impurità dell’oro riscaldandolo nel forno caldo, soffiando con forza, così anche l'aspirante yoga rimuove le impurità del corpo, i sensi e la mente, soffiando nei polmoni, attraverso le pratiche di pranayama . Così Manu dice : "Lascia che i difetti siano bruciati dal pranayama".

Rimozione del velo

Riferendosi al pranayama , lo Yoga Sutra di Patanjali ( 2,52) afferma : Tatah kshiyate prakasavaranam - " Quindi la copertura della luce è distrutta ". Qui la copertura si riferisce a ciò che oscura chitta, la coscienza del singolo. Chitta è essenzialmente pura , essendo essa stessa composta da sattva, ma è oscurata da rajas e tamas, proprio come il fuoco è avvolto dal fumo. Questa fusione di rajas e tamas costituisce il rivestimento o velo che viene rimosso dalla pratica regolare del pranayama. Così si dice che il pranayama purifica la coscienza e, una volta rivelato, la luce della conoscenza brilla .
Spinto da rajas e tamas, estasiato dal magico panorama del desiderio, l'individuo ha compiuto innumerevoli sforzi per raggiungere gli oggetti ambiti, ed evitare quelli sgradevoli. Questo karma accumulato dello yogi lo lega a ripetute nascite e morti. L'essenza pura, che è luminosa per natura, si ricopre di questi karma e  jiva, l'anima individuale, è diretto verso l'azione sbagliata. Attraverso la pratica del pranayama, però, i karma sono attenuati. Con il tempo sono distrutti, e l'io puro è rivelato. Proprio come il fuoco distrugge ilcarburante, così anche il pranayama distrugge i fardelli dei peccati.

Preparare la mente

“Dharanasu cha yogyata manata” - " La mente diventa adatta per la concentrazione "
(Yoga Sutra 02:53) . Il pranayama, come quarta parte del Raja Yoga di Patanjali, prepara la mente per la concentrazione, eliminando il velo di energia disturbata che ostruisce la luce della consapevolezza e così la mente diventa stabile e costante come una fiamma in un luogo senza vento. Quando attraverso il pranayama, il prana vayu si muove nel Tattwa Akasha, la respirazione diminuirà e in questo momento sarà facile fermare il respiro. Così la velocità della mente sarà lentamente ridotta dal pranayama, rendendola stabile e focalizzata per la concentrazione e le pratiche più elevate. Vikshepa, la distrazione, viene rimossa, rajas e tamas sono distrutti, e la mente diventa un solo punto.
La mente di una persona può così superare l’esperienza ordinaria ed esistere su un piano superiore a quello della ragione, conosciuto come lo stato superconscio, e andare oltre il limite della concentrazione. Si arriva  così a ciò che la coscienza normale non può comprendere. Questo dovrebbe essere conseguito mediante una formazione adeguata e la manipolazione delle forze sottili del corpo in modo che diano, per così dire, una spinta verso l'alto per la mente nelle regioni superiori .
Quando la mente è cresciuta nello stato superconscio della percezione, comincia ad agire da lì e sperimenta una conoscenza più elevata. Questo è l'oggetto ultimo dello yoga, che può essere raggiunto con la pratica del pranayama . Il controllo del prana vibratorio significa che lo yogi accende il fuoco della conoscenza suprema, la realizzazione del Sé .

 Benefici fisici


Il pranayama sviluppa i polmoni e coloro che lo praticano avranno una voce potente, dolce, melodiosa. Il corpo diventa magro, forte e sano. Le escrezioni diventano scarse e l'appetito diventa intenso. Il fuoco digestivo è aumentato. C'è lustro sul viso e gli occhi brillano come diamanti. Il praticante diventa molto bello. L’allievo diventa così perfetto in brahmacharya, la moderazione sensuale, che la sua mente non sarà scossa, anche se una fanciulla celestiale cerca di abbracciarlo. Egli  è libero da ogni sorta di malattia. Le nadi, i flussi di energia, sono purificate. La pratica costante risveglia la luce spirituale interiore, la felicità e la pace della mente . E’ impossibile esaltare i meravigliosi effetti del pranayama in modo adeguato . E’ la bacchetta magica per ottenere la perfezione in tutte le sfere della vita. Anche pochi giorni di pratica vi convinceranno della sua notevole gloria. Iniziate da oggi, questo momento. 
Che Dio vi benedica.

mercoledì 8 gennaio 2014

Il cerchio dell’evoluzione


di Swami Satyananda Saraswati pubblicato su Yogamag numero di gennaio 2008

C’è una ragione per cui siamo nati. Abbiamo un destino definito e questo è il motivo del perché siamo qui come esseri umani. L’uomo è il legame fra l’animale e il divino. Noi siamo una parte importante della grande evoluzione. Dopo aver assunto una nascita umana, termina l’evoluzione fisica ed inizia quella spirituale continuando a livello dei sensi, della mente, dell’intelletto, dell’emotività, di chitta e del sé. Non evolviamo semplicemente sul piani fisico e mentale ma anche su quello spirituale.

L’evoluzione umana è infinita come un cerchio. All’ultimo stadio dell’evoluzione, l’individuo esce dalla struttura e diventa il creatore. Questi individui sono chiamati creatori junior ed escono quando la loro evoluzione ha raggiunto un determinato livello. Questo è il modo in cui l’evoluzione si manifesta nel mondo materiale. Quando l’energia si esaurisce, ad un certo punto dell’evoluzione, questa va oltre e diventa un’altra energia creativa. Noi la chiamiamo energia co-creatrice e questa è anche la teoria degli avatar e dei guru.

Durante il corso dell’evoluzione c’è molta confusione. La gente si trova immersa in questa confusione non a causa di una degenerazione ma a causa del processo di pulizia dell’intera struttura dell’uomo. Per molti secoli, l’uomo è stato influenzato dalla tradizione e dai culti promossi da gente molto potente ma adesso che ne è venuto fuori, sta scoprendo il proprio sé. Gente di tutte le età sta cercando di scoprire il proprio nucleo. Io personalmente sono stato testimone della resurrezione delle aspirazioni spirituali dell’uomo. Oggi, in ogni parte del mondo, assistiamo al risveglio individuale.

Una volta, gli scienziati non erano pronti ad accettare cose che non appartenevano alla struttura biologica ma oggi, siamo stati costretti a superare questi limiti. La gente credeva che il pensiero era un prodotto del cervello ma ora sappiamo che la mente e il cervello sono diversi. Con il progresso dobbiamo considerare la filosofia spirituale insieme alla filosofia materialistica.

Nell’età dell’Acquario, così come viene chiamata, gli esseri umani avranno rispetto sia degli stati di esistenza materiali che di quelli spirituali. Ci sono stati tempi durante i quali veniva enfatizzata solo la vita spirituale a discapito di quella materiale mentre nel secolo scorso è stata posta l’enfasi solo sugli aspetti materiali. Comunque, nell’ultima parte del XX secolo e all’inizio del nostro secolo, notiamo che gli esseri umani stanno cercando di allineare questi mondi paralleli. Materia e spirito – avanzamento materiale e risveglio spirituale – sono entrambe necessari per un’evoluzione integrale.