sabato 10 ottobre 2015

NON MOKSHA MA EQUILIBRIO – Lo yoga di Swami Sivananda

di Swami Niranjanananda Saraswati

26 July 2014, Swabhoomi Rangamanch, Kolkata, India
(tratto da ultimo numero di YOGAMAG)

La tradizione della Bihar School of Yoga inizia circa 80 anni fa con il nostro guru Swami Sivananda, che è uno fra i più grandi santi dello scorso secolo. L’ashram di Swami Sivananda a Rishikesh è conosciuto come la Divine Life Society.

Yoga per tutti

Il tipo di yoga che Swami Sivananda ha proposto ai suoi discepoli nasceva da una grande motivazione. Per i sannyasin, la filosofia personale e i principi delle loro vite si basano sul Vedanta. Come sannyasin, apparteniamo alla tradizione di Shankaracharya e la filosofia che seguiamo è quella del Vedanta. Questo offre una direzione specifica alle nostre vite e traccia le linee sulle quali ci basiamo.
Swami Sivananda credeva che i sannyasin dovessero inglobare e vivere la filosofia del Vedanta. La filosofia di una persona fa parte della sua vita privata ma, allo stesso tempo, il comportamento e l’interazione dovrebbero essere appropriate alle norme della società e della famiglia.
Quando la vita è in equilibrio con la società e la propria famiglia, uno si trova nella condizione di risvegliare la propria consapevolezza spirituale ed è così che la vita diventa bella e completa.
Swami Sivananda ha detto che lo yoga porta disciplina nella vita di ognuno. Un sannyasin può certamente vivere la propria vita sui principi del Vedanta ma ha bisogno dello yoga per purificare il corpo, la mente e le emozioni per poi sviluppare il proprio potenziale creativo. Lo yoga non è destinato solo ai sannyasin ma è necessario a tutti i membri della società. Attraverso lo yoga si può risvegliare la creatività. Lo scopo dello yoga è di dare fiducia a chi desidera tale risveglio.

Il vero bisogno

Swami Sivananda era uno scienziato. Come medico, conosceva bene sia il corpo che la mente. Quando diventò un sannyasin, sviluppò una profonda conoscenza della spiritualità. Nella nostra tradizione, si dice che fino a quando uno vive nel mondo, il corpo è il mezzo e lo strumento attraverso il quale si può lavorare, fare testa alle proprie responsabilità e vivere il proprio dharma per realizzare al massimo il karma personale.
Questa era la visione che Swami Sivananda ha portato avanti per circa 80 anni. Lo Swami credeva che ogni individuo dovesse fare uno sforzo per crescere spiritualmente ed essere illuminato. I sadhu e i santi dicono che lo scopo della vita è l’illuminazione spirituale e la realizzazione divina anche quando questo non è un bisogno essenziale della propria vita.
Swami Sivananda chiarisce questo fatto con una illustrazione: un uomo cieco ha un profondo desiderio di vedere il sole, ma non è assolutamente necessario per lui vedere il sole, è solo un desiderio. Il bisogno di un cieco è di avere l’abilità di vedere, di avere una visione e quando riesce ad ottenere questa possibilità, è in grado di vedere l’intero creato fatto dal sole.
Questo è il principio di Swami Sivananda. I rishi, i muni e i mahatma sostengono che la realizzazione divina è lo scopo dell’intera esistenza ma questa è una delusione come per l’uomo cieco è quella di vedere il sole. Il bisogno reale non è la realizzazione divina ma quello di gestire bene la propria vita e avere la possibilità di esprimere il proprio potenziale creativo per ottenere pace, abbondanza e prosperità. Quando l’individuo arriva a questo stato di pace e calma dove si sente che non manca nulla, solo allora la sua mente potrà affrontare il viaggio successivo.
Se una persona soffre di asma e le viene detto:”Ascolta amico mio, tu non sei questo corpo, tu sei l’anima immortale”, ecco che questa persona non vi ascolterà. Quando qualcuno soffre di asma, non ha bisogno di ascoltare della filosofia ma ha bisogno di un aiuto concreto, un insegnamento pratico in modo da rimettersi in forma e stare bene. Una volta che avrà ottenuto una salute migliore, per lui sarà anche possibile affrontare nuove questioni. E’ per questo motivo che lo yoga è per il benessere fisico, mentale, emozionale e poi anche per il risveglio spirituale.

La necessità dell’equilibrio

Swami Sivananda afferma che ogni individuo è una combinazione delle facoltà di testa, cuore e mani. Queste tre facoltà devono essere coltivate, risvegliate e nutrite. La facoltà della testa è l’intelligenza, l’abilità di pensare. La facoltà del cuore si riferisce alla sensibilità emotiva e la facoltà delle mani all’espressione creativa dell’individuo.
Se uno analizza la propria vita, diventa chiaro che ogni volta che ha affrontato degli ostacoli e delle difficoltà il problema è sempre stato nell’ambito di queste tre facoltà, sia che la fonte sia emotiva o che non si è stati in grado di usare la propria intelligenza in modo corretto. Se uno non possiede la capacità di analisi, di comprensione, di chiarezza mentale, sarà molto difficile lavorare tanto che la mente sarà sottosopra per i problemi e per gli sforzi. Se uno non ha la stabilità emotiva, sarà subito travolto da ogni fluttuazione dell’ambiente che lo circonda. Le emozioni debilitanti come la rabbia, la paura, il disappunto, la gelosia, la repulsione, l’odio e la competizione si faranno vive e daranno vita ad un ciclo senza fine che creerà solamente ulteriori disturbi alla mente. Quando non c’è chiarezza o equilibrio nelle emozioni o nell’intelletto, diventerà difficile portare a termine qualsiasi tipo di lavoro nonostante si possano avere anche le competenze necessarie.
Se desiderate sintonizzarvi con il sentiero del progresso, queste tre condizioni, pensieri, emozioni e azioni, devono essere comprese bene e poi bilanciate. Swami Sivananda ha fatto dello yoga il mezzo o il supporto per raggiungere questo stato e quindi non ha mai detto che il fine dello yoga è moksha. Lui ha visto lo yoga come la possibilità per ottenere la capacità espressiva della vita al massimo.




giovedì 1 ottobre 2015

Il distacco è diverso dalla rinuncia

di  Swami Satyasangananda Saraswati


tratto da
http://www.yogamag.net/archives/2006/ajan06/det.shtml



Per essere distaccati, occorre rinunciare a tutto?


Spesso immaginiamo che una persona distaccata sia indifferente verso chi gli sta intorno e indisposta verso le cose che gli ricordano ciò a cui ha rinunciato. Questo non è vero. Il distacco è possibile solo per coloro che rimangono inalterati o indisturbati da ogni situazione della vita. Solo coloro i quali sono in grado di mantenere l’equilibrio di fronte al successo ed al fallimento, all'amore e all'odio, al dolore e al piacere, sono veramente indipendenti.

Con l’attaccamento nasce la dipendenza nei confronti dell'oggetto del vostro attaccamento e con la dipendenza sopraggiunge anche la schiavitù. Se l’oggetto dell’attaccamento è fuori dalla vostra portata, diverrete infelici e bramosi. Se poi riuscirete a possederlo, sarete nel costante timore di perderlo. In tal modo, la vostra libertà di espressione, i vostri modelli di comportamento e di vedere la vita diverranno limitati.

Con l’attaccamento l'idea del possesso, dell’appartenere - la mia casa, la mia macchina, la mia famiglia, la mia ricchezza  si rafforza. Questo senso di appartenenza è un risultato dell'ego inferiore. Con ogni nuovo possesso il vostro ego sarà rafforzato e lo diventerà sempre di più fino a quando i beni posseduti inizieranno a dominare e controllare la vostra vita.

Immaginate un uomo enorme incatenato al suolo che, sembra, non abbia una via di fuga. Questo è il modo in cui stiamo incatenati agli oggetti del nostro attaccamento!
Il distacco, invece, sviluppa libertà di pensiero, parola e azione. Vi libera dalle catene che vi legano ad un livello ordinario di consapevolezza. Colui che è libero dagli attaccamenti può godere di ogni piacere della vita, acquisire benessere, creare una famiglia che ama, mantenere sotto controllo la propria attività lavorativa per quanto impegnativa essa sia: difficilmente ne sarà soggiogato! Egli riuscirà a godere di tutto, ma come padrone e non come schiavo. Grazie al distacco, è possibile sviluppare una libertà interiore o indipendenza, che nulla può intaccare. Nessuna avversità può colpire chi è libero dagli attaccamenti, e nessun successo, per quanto immenso, lo può influenzare, perché egli ha sviluppato l’equanimità. Questo è il modo per diventare padroni di sé stessi in ogni situazione.

Il distacco deve essere inteso come la capacità di rimanere inalterati a fronte alle prove e alle tribolazioni della vita. Con il distacco si realizza un immenso senso di amore e di unità con ciò che ci circonda. Si comprenderà che in passato si è amato perché si era dipendenti dall’oggetto dell’amore ed era solo tale dipendenza a determinare la propria felicità. E così, si è smesso di amare. Tuttavia, con il distacco, realizzerete che l'amore che non è vincolato o limitato dalle proprie simpatie o antipatie, né tantomeno da bramosie o ambizione. L'amore è privo di motivi personali.

Il guru è un’espressione dello spirito universale. Sebbene il guru ami tutti allo stesso modo, egli è veramente distaccato, indipendente dai fattori esterni o interni che dominano gli esseri umani. Per il guru, santo o peccatore, ricco o povero, istruito o stupido, bello o brutto, sono tutti uguali!

Sebbene il distacco sia uno processo spontaneo di sviluppo interiore, i karma Sannyasins possono implementarlo nella loro vita sviluppando dapprima proprio l’attaccamento. E' solo dopo aver sviluppato un attaccamento universale a tutto ciò che vi circonda che si inizierà a sperimentare il distacco interiore.

Come pubblicato dal “Times of India”, September 22nd, 2005




lunedì 14 settembre 2015

Come si trova il Guru?

Come si trova il Guru?
di Satsang di Swami Satyananda

tratto da http://www.rikhiapeeth.net/

Capita a volte che i guru siano in cerca di discepoli che prima o poi troveranno ma i discepoli sono impazienti e vogliono il guru migliore senza capire e conoscere che loro stessi devono essere i discepoli migliori. Un discepolo può trovare il guru solamente in base al proprio sviluppo.
Da che parte sta il discepolo? Quale é il suo traguardo spirituale? Quale é il livello del suo distacco? Tutto ciò non ha importanza in quanto i guru sono sempre alla ricerca di discepoli e non per aumentare la propria tribù ma perché sono anime disinteressate ed ispirate che agiscono nel bene delle anime che si trovano in avidya e nel buio.
Non preoccupatevi e non perdete il vostro tempo alla ricerca di guru, potreste trovare materiale sbagliato. E’ meglio prepararsi, sviluppare distacco, migliorare la sincerità, correggere l’ordine dei propri pensieri e della propria vita, migliorare la qualità della vostra concentrazione, andare ai Satsang, ai kirtan, ai bhajan e così via.
Un guru deve essere un sadhaka. Anche se non è in grado di cantare o di tenere dei discorsi, anche se non sa interpretare i Brahma Sutra e la Bhagavad Gita, deve comunque fare esperienza perché senza esperienza sarebbe solo un logico, una persona con intelletto in grado di spiegare le scritture, sarebbe un Acharaya, non un guru. Gente come Ramakrishna, Ramana Maharish, Anandamayi Ma, Kabir, Mirabaj, Tukaram e Gyandev potevano parlare della natura di ogni forma di realtà perché ne avevano fatto esperienza e avevano rimosso avidya. Quando Kabir morì, il suo corpo fisico si trasformò in fiori. Quando Mirabaj lasciò il corpo, si trasformò in una forma fisica di luce, diventò Jyoti.
Colui che ha il controllo dei tattwa, che ha il controllo dei propri samskara, che può viaggiare dentro e fuori se stesso ed è stato dotato con la visione della luce, che può perdere consapevolezza senza paura della morte, è un Guru.
Guru è una parola composta da due lettere, gu che significa buio e ru che significa scacciare. Guru significa dispersore del buio. Ma cosa è il buio? Avidya è buio. Siamo tutti nel buio perché non possiamo vedere la luce. E cos’è la luce? Atmajyoti, il Sé, è la luce.
Quindi non preoccupatevi di cercare un guru. Diventate buoni discepoli e poi troverete un guru. I guru sono nati guru, i discepoli sono nati discepoli. Se il guru è grande, anche i discepoli saranno grandi. Non pensate che esista una promozione da discepolo a guru. I discepoli non diventeranno mai guru, I miei discepoli possono chiamarmi guru ma io stesso sono nato discepolo e tale rimarrò. I guru sono coloro che discendono con la particolarità della divinità dagli alti reami della consapevolezza sul piano della nostra coscienza. Quindi, noi rimaniamo discepoli e loro guru.
Fino a quando non avrete un guru non potete dichiararvi discepoli e questo è chiaro. Io sono sempre un discepolo del mio guru e non posso diventare un guru perché se un discepolo è pieno di gloria, lui è più grande del guru. Se diventassi guru, il mio ego diventerebbe grasso come un bufalo. L’ego è il grande nemico di un aspirante spirituale. “Sono un grande uomo” – ecco, questo pensiero è una bomba ad orologeria. “Sono un guru” – ecco, questo pensiero è veleno, un virus. “Sono un discepolo” – ecco, questa è umiltà, semplicità perché se vi considerate modesti più di un filo d’erba, sarete più vicini a voi stessi e a Dio, e ancora più vicino alla creazione. Così ho sempre vissuto con la consapevolezza del discepolo e sto lavorando come un medium, come uno strumento del mio guru.

Come si diventa buoni discepoli?

Un grande discepolo non è un buon discepolo. Ci deve essere completa umiltà, assenza di ego, sottomissione totale come se non si esistesse, come se si fosse un flauto. Un bambù vuoto può diventare un flauto ma non ci devono essere nodi. Solo così può produrre una bella melodia. Fino a quando esisterete, il guru non potrà essere in voi. Perché lui possa funzionare attraverso voi, dovete svuotarvi. E questo processo è possibile solo con la pratica del sadhana. Un discepolo non deve praticare hatha yoga, raja yoga, karma yoga o bhakti yoga, deve solo svuotarsi.
Mio Signore, prima di te io non esisto. Non posso pensare. Tu pensi attraverso me. Lascio la scelta della mia vita nelle tue mani. Questo è il tipo di abbandono, quello che noi chiamiamo atma samarpan. L’abbandono è la chiave di quello che chiamiamo la conoscenza più alta. Per quanto tempo potete mantenere alta la vostra testa se è piena di arroganza e ignoranza, se c’è conflitto e dualità. Per sradicare questa dualità ci vogliono diverse vite.
Forse il vostro guru non è grande ma un uomo ordinario. Forse il mio guru è molto più ordinario di me, non lo so, ma quando mi svuoto e mi abbandono completamente in totale umiltà, ecco che le cose accadono.
Il guru rappresenta due realtà, l’insegnante e la realtà permanente. Il guru è l’insegnante e l’abitante del vostro cuore. Come insegnante vi potrà insegnare e come abitante del cuore vi guiderà nella vostra evoluzione e nel vostro appagamento. Lasciate che le cose accadano. Il guru è il pastore; se lo lascerete fare, si prenderà cura di voi.

Quali sono i pericoli della vita sprirituale?

Nella mia vita di discepolo, ho osservato diverse cose che potrebbero essere pericolose. Quando vivevo con il mio guru, Swami Sivananda, in molti pensavamo di sapere più di lui. Infatti, credevamo che la crescita e lo sviluppo dell’istituzione dipendeva dai nostri sforzi. C’era molto intellettualismo in noi e a causa di questo nessuno riusciva ad avvicinarsi al nostro guru come un fanciullo. Una volta gli abbiamo posto questo problema chiedendogli: “Spesso ci sentiamo come se sapessimo più di te e a volte pensiamo anche tu stia facendo degli errori”. Swamiji rispose così: “Avete ragione”. Quella era tutta la sua grandezza e quella era anche la nostra meschina mancanza di vedute.
Quando diventate un discepolo, sia laico che sannyasin, e avete accettato un mantra da un guru, diventa importante che lui possa vivere nel vostro cuore come una luce costante. Mantenendo la consapevolezza sul vostro guru, sarete in grado di sviluppare il satguru, il guru che dimora all’interno. 




giovedì 27 agosto 2015

La relazione guru-discepolo

 di Swami Satyananda
tratto da http://www.rikhiapeeth.net

Come tutta la gente del mondo celebra le giornate dedicate a tutti i santi e ai morti, in India, celebriamo il giorno di tutti i guru. Poornima è la luna piena che rappresenta il punto più alto di realizzazione, quando la luce risplende al massimo nell’oscurità più completa. Il guru è colui che risplende come la luna piena in una notte buia. Quindi, una volta l’anno, durante la luna piena di luglio, ci riuniamo e celebriamo Guru Poornima in modo da dedicare tutto al guru.

Ogni anno rispettiamo il Guru Poornima perché ci possa ricordare della nostra eredità spirituale e perché possa ristabilire il legame con le forze più alte che guidano la nostra evoluzione. Il guru è colui che  ha completamente trasformato la propria coscienza. Avendo completato questo ciclo evolutivo, non c’è altro da fare per lui se non elevare la coscienza dell’umanità.

La tradizione del guru non è moderna anzi è molto antica. Anche prima dell’avvento dell’uomo, il guru esisteva sotto forma di natura che guidava le stagioni, le piante e gli animali. Gli uomini preistorici e dell’età della pietra avevano il guru; gli animisti, i naturalisti e gli idolatri avevano i guru. Coloro che praticavano i sacrifici animali, che credevano negli dei astratti, che volevano imparare la magia, ottenere i siddhi e praticare la stregoneria, avevano i guru.  La tradizione del guru non è confinata all’India. La civiltà di Atlantide aveva molti più guru di qualsiasi altra civiltà. Il Sud America, l’Europa, l’Egitto, la Mesopotamia, il Tibet, la Cina e il Giappone avevano dei guru.  Migliaia di anni fa ci doveva essere un Guru Poornima in tutto il mondo. La tradizione del guru è universale ma con gli anni, è stata gradualmente distrutta da ogni parte. Nessun altro paese ad eccezione dell’India è stato in grado di mantenerla.

La relazione guru-discepolo è sicuramente uno degli aspetti più significanti dell’evoluzione umana. Questo rapporto forma le basi del culto, delle organizzazioni e delle istituzioni, spirituali e non. Quando pensiamo alle grandi culture che sono fiorite nel passato, come d’altronde quelle che esistono oggi, ci rendiamo conto che sono basate sulla stessa relazione vitale. Tutte le tradizioni, l’arte e le scienze si sono tramandate da generazione in generazione da guru a discepolo, da maestro ad apprendista, da padre a figlio.

La relazione guru-discepolo è il legame umano con facoltà più elevate. La più grande dimensione dell’essere. Senza questa dimensione, saremmo certamente persi nelle diversità del mondo esterno. E’ soltanto la grazia salvifica del guru e del maestro che ci riporta alla sorgente interna da dove tutti i nostri potenziali emanano. Questo è perché i grandi maestri sono stati considerati come le pietre fondamentali della cultura più elevata. Senza la loro conoscenza e la loro ispirazione, le tradizioni non sarebbero sopravvissute e la cultura non sarebbe durata.

In India, consideriamo i guru e i rishi dei tempi antichi e anche quelli moderni come la luce e la forza della nostra eredità culturale. Quello che hanno scritto e insegnato nei Veda, nelle Upanishad e nel Tantra non è stata solo filosofia ma una vera e propria arte del vivere. Hanno incoraggiato la gente a combattere per realizzare le loro vite con l’astinenza, l’autocontrollo, la visione interna e l’autoanalisi. Queste qualità hanno un’influenza potente sull’intera società. Se tutta la gente potesse coltivarle, potete ben immaginare a quale livello arriverebbe tale cultura, diventerebbe effettivamente un’utopia universale.

Nella mente dei nostri guru e dei nostri rishi c’era la creazione di una cultura così. Dopo migliaia di anni di esperimenti, sono arrivati a formulare un sistema dove ogni individuo può nuovamente orientarsi  ed aprire le porte delle proprie percezioni. Questa è la scienza dello yoga. Proprio come il vasaio riscalda l’argilla dei vasi per renderla forte, così lo yoga fornisce quel trattamento di calore per la mente vulnerabile. Tempra e rende forti abbastanza per i cambiamenti sconvolgenti della vita.

Anche se i guru hanno immaginato una razza umana evoluta ed erano a conoscenza che una tale cultura era già fiorita nell’antichità, sono stati incapaci di introdurre lo yoga nella società dei loro tempi a causa di situazioni politiche avverse. E’ così che rimasero isolati e hanno conservato questa conoscenza per un tempo in cui l’uomo potesse essere pronto.

Questa è stata la situazione fino al XX secolo quando finalmente l’età dell’Acquario è arrivata. In questo periodo, il dominio dei re e dei monarchi è passato nelle mani dell’uomo.  Quando agli uomini è stata data la possibilità di partecipare agli affari della comunità e dello Stato,  essi hanno iniziato anche ad assumersi la responsabilità della propria vita. Inizialmente, con  la ridistribuzione della ricchezza e l’arrivo dell’industrializzazione, la gente si è concentrata maggiormente sugli aspetti materialistici ma oggi questo trend sta rapidamente cambiando e infatti sempre più persone si rivolgono allo yoga per la soluzione ai loro problemi.

Ora la gente è pronta per lo yoga ed è tempo di restaurare la cultura yogica. Molte anime realizzate si muovono fra la gente per rendere lo yoga più accessibile, per aprire ashram e centri yoga. Stiamo assistendo all’inizio del grande rinascimento dello yoga. Ci stiamo preparando per fare un passo da giganti nel corso dell’evoluzione umana. Presto, la gente praticherà yoga ovunque e anche chi non la praticherà, ne avrà almeno sentito parlare. Il Guru Poornima diventerà una festività internazionale dove uomini, donne e bambini si dedicheranno al guru e all’avvento della cultura yogica.


sabato 25 luglio 2015

Il vero scopo dello yoga ***seconda parte di HATHA YOGA – LE FONDAMENTA DEL TANTRA***

Swami Satyananda Saraswati
da yoga mag Agosto 2010 Teaching of Sri Swamiji

http://www.yogamag.net/archives/2010/haug10/teach4.shtml

Il vero scopo dello yoga è quello di creare equilibrio nell’interazione delle due forze, pranica e mentale. Quando si raggiunge questo equilibrio, gli impulsi generati scuotono sushumna nadi, la forza centrale responsabile dell’illuminazione dei centri più alti della coscienza umana.

Il vero scopo dello yoga non è quello di avere un corpo sano o di migliorare la salute ma di energizzare e risvegliare i centri più alti responsabili dell’evoluzione umana. Se l’hatha yoga non viene usato per questo, il suo vero scopo originale viene a mancare.

Il genere umano si deve evolvere. La trasformazione è un fatto scientifico e non filosofia o credenza. Il sentiero della trasformazione e dell’evoluzione dà uno scopo alla vita. Non possiamo rinnegare l’evoluzione. Nell’universo, tutto evolve, anche le rocce. Se esiste metamorfosi in ogni cosa creata, perché la coscienza dell’uomo non dovrebbe evolversi? Il corpo fisico è soggetto a continue trasformazioni che riguardano ogni molecola della sua sostanza materiale.

La gente deve iniziare a capire che la materia è la forma ultima di energia e quindi bisogna ridefinire quello che è il corpo e come la sua trasformazione può avvenire. Può quindi il corpo trasformarsi in particelle di luce? Questo è da capire a livello di termini scientifici e non di fede o idea. Può il corpo attraversare uno stadio di metamorfosi e se si, quale è il modo? La risposta è lo yoga.

Con lo yoga, il corpo viene reso più sottile e puro e può affrontare meglio il processo degenerativo del tempo e della malattia. L’hatha yoga mette in moto nel corpo fisico un processo dove l’interazione fra le particelle praniche e la forza mentale si trasforma. Fino a quando le molecole fisiche non si trasformano, diventa inutile discutere di compassione e unità.

Davanti a noi, si presenta una grande sfida. Se la materia nella sua forma ultima è energia, può questo nostro corpo fisico essere trasformato in energia solida attraverso le pratiche sistematiche delle sei tecniche di purificazione yogica, dalle asana e dal pranayama?

Hatha yoga è la preparazione al pranayama che è molto di più di un insieme di tecniche di respirazione. In sanscrito, ayama significa letteralmente dimensione e non controllo. Il pranayama viene praticato per espandere la dimensione del prana.  Anni fa, volevo conoscere di più circa le dimensioni del prana, volevo sapere se aveva livelli diversi di esistenza e a quale livello scorresse. Volevo sapere cosa succedeva se il flusso del prana veniva interrotto e così via. A quel tempo feci un sogno dove una bellissima città aveva strade lungo le quali c’erano dei poli elettrici ma io entravo negli edifici e tutto era spento, non c’era elettricità, tutto era immerso nel buio.

Allo stesso modo, dentro di noi ci sono diversi piani di esistenza, aree di coscienza che sono completamente al buio nonostante siano molto più belle e creative di quelle in quale noi viviamo. La domanda però è, come è che facciamo a penetrarle e ad illuminarle? Bisogna diventare capaci di fare esperienza di questi piani anche se solo nello stato di sogno o di sonno. Quando l’energia pranica viene risvegliata attraverso il pranayama, questa ha modo di circolare anche in queste aree scure. E’ così che tutta la città interna all’uomo può illuminarsi e quindi permettere all’uomo stesso di rinascere in una nuova dimensione di esistenza, fare esperienza di una nuova zona.

La mia tradizione è quella del Vedanta ma ho oramai realizzato che la filosofia è intellettuale e attraverso l’intelletto non si potrà mai raggiungere il punto dal quale evolvere. L’intelletto può essere una barriera per il risveglio spirituale e quindi necessitiamo di un modo molto più potente per trascendere. Io ho provato molti metodi e ho scoperto che il pranayama è quello più efficiente.

Praticando pranayama, non ci si deve preoccupare della mente; la mente selvaggia non esiste più. Continuando a praticare pranayama, spingerete la forza pranica in diverse aree buie della vostra coscienza e la mente evaporerà. Non ci sarà il pensiero che è un impressione. Questo che leggete è un’impressione e si diventa coscienti delle impressioni passo dopo passo. I pensieri non si muovono, non viaggiano nel passato, nel presente e nel futuro, semplicemente sono lì.

Con il pranayama, il processo spontaneo del corpo, del cervello e della mente può essere controllato. Questo tipo di controllo, vi permette di dirigere il corso della vostra vita, il vostro destino, la vostra morte. Quando cambiate la struttura della materia fisica, anche la sostanza mentale subisce automaticamente un cambiamento. La mente è un’ulteriore manifestazione del corpo e quando influenzate la mente influenzate anche lo spirito. Cosi, corpo, mente e spirito non sono la trinità ma l’uno, l’unità.

Se volete raggiungere un’esperienza trascendentale, le pratiche di hatha yoga e pranayama devono essere perfezionate osservando regole e limitazioni. Questo non vuol dire rinunciare ai piaceri della vita ma, se avete deciso di saltare in un’altra dimensione di coscienza, dovete essere pronti al sacrificio di alcune cose che contrastano questo processo. Questo è un punto molto importante da considerare. Vi ricordo quindi, ancora una volta, che le pratiche di hatha yoga, di asana, di pranayama sono state messe a punto per sviluppare la qualità della coscienza umana e non solo la mente. Solo con questo atteggiamento, potrete progredire.

Ho grande rispetto per la meditazione ma è necessario praticare i primi tre stadi preparatori per poi andare oltre. Se la preparazione è perfetta, non ci sarà bisogno di imparare a praticare meditazione. Un bel mattino, mentre state praticando pranayama, la vostra mente si eleverà in un nuovo reame di conoscenza.

Dublin, 1979 European Tour.
First published in YOGA Vol. 18, No. 3 (March 1980)


martedì 30 giugno 2015

HATHA YOGA – LE FONDAMENTA DEL TANTRA

Swami Satyananda Saraswati
da yoga mag Agosto 2010 Teaching of Sri Swamiji
http://www.yogamag.net/archives/2010/haug10/teach4.shtml


L’Hatha Yoga è una scienza importante. Anticamente veniva praticata come preparazione agli stadi di coscienza più alti ma,oggi, il reale scopo di questa scienza è stato dimenticato. Le pratiche dell’hatha yoga per l’evoluzione dell’uomo, individuate dai rishi e dai saggi antichi, in realtà, non sono comprese bene e vengono utilizzate in modo limitato.

Hatha Yoga riguarda due sistemi vitali del corpo fisico, la forza lunare e solare. Nel tantra e nell’hatha yoga, queste forze sono conosciute come ida e pingala e rappresentano la parte mentale e quella pranica. Nel corpo, la forza pranica e mentale interagiscono, controllando, guidando e dirigendo i sensi dell’azione e della conoscenza. E’ grazie a loro che viviamo, ci muoviamo, pensiamo e conosciamo.

Queste due forze vengono dirette dalle nadi ida e pingala all’interno del passaggio spinale; si diffondono da ogni chakra verso i diversi organi e parti del corpo attraverso il sistema reticolare delle nadi. Nadi non significa nervo ma flusso, come quello dell’elettricità, delle onde radio o come il flusso di luce canalizzato in un raggio laser. Questi canali o flussi trasportano due energie che interagiscono in ogni poro del corpo umano. Non c’è un solo punto del corpo dove non ci sia questo scambio, questa relazione.

Nelle pratiche di hatha yoga, noi ci mettiamo in contatto con queste due forze. Se prevale la forza pranica, ci saranno degli scompensi legati alla produzione eccesiva di prana mentre se prevale la forza mentale, gli scompensi riguarderanno la mente. Questa è la definizione dei disturbi psicosomatici che non originano solo nella mente ma anche nel corpo. La mente e il corpo non sono due realtà separate. Sotto alcuni aspetti consideriamo corpo e mente separati ma in realtà non è così.

Per purificare la mente risulta necessario sottoporre il corpo ad un processo generale di purificazione. Per questo motivo, l’hatha yoga viene considerata come la scienza del purificare. Anche la purificazione dell’intero sistema nervoso fa parte dell’hatha yoga. Oltre a purificare il corpo, quindi, bisogna purificare le nadi; purificando il corpo, miglioriamo il flusso delle nadi e rimuoviamo i blocchi energetici in modo da permettere all’energia di muoversi come frequenze radio lungo la struttura fisica dei canali (nadi) e facilitare la risalita verso il cervello.


Di conseguenza, l’hatha yoga va considerata come pratica preliminare del tantra, del kundalini yoga e del kriya yoga. Quando i rishi scoprirono questa scienza, non avevano certo in mente quello che oggi viene chiamato yogaterapia. Anche se oggi è stato accertato che lo yoga produce benefici nel trattamento di alcune malattie, bisogna considerare questo episodio come accidentale, come collaterale. (continua...)



lunedì 22 giugno 2015

PRIMA GIORNATA INTERNAZIONALE DELLO YOGA 2015

Bihar School of Yoga di Munger presenta:


YOGA: IL NOSTRO PATRIMONIO

Cos'è lo yoga?
Yoga è una scienza antica e un modo di vivere scoperto e sviluppato da rishi e saggi migliaia di anni fa. Nei secoli e fra gli alti e i bassi della storia, lo yoga è stato  conservato in modo accurato e ben propagato nel subcontinente indiano. Tutto questo è stato possibile a causa di un ambiente sociale, culturale e storico favorevole. Oggi, lo yoga è diventato parte del mondo intero. Milioni di persone hanno abbracciato lo yoga per avere salute, armonia e per esplorare la potenzialità interiore.

Chi ha contribuito alla causa dello yoga
Molti maestri spirituali hanno contribuito alla popolarità dello yoga e uno di questi è Swami Satyananda Saraswati, ispiratore e fondatore della Bihar School of Yoga. Nel 1963 proclamò: “Lo yoga emergerà come una cultura mondiale molto forte e cambierà il corso degli eventi mondiali”.Sul finire del XXI secolo, la verità di queste parole è risultato evidente e per questo, dal 2008, la tradizione yoga vidya dell'India celebra “Yoga Poornima” durante il giorno di luna piena del mese di Margashirsha (Nov-Dic) per offrire pieno omaggio allo yoga che è fiorito nella vita della gente di tutto il mondo. Questo giorno fu scelto da Swami Satyananda per sottolineare il culmine che l'evoluzione umana potrebbe raggiungere con lo yoga.

Il giorno internazionale dello yoga
Quello che una volta era il pensiero dei saggi è diventato oggi un pensiero del mondo. Nel 2014, l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha dichiarato all'unanimità il 21 giugno “giorno internazionale dello yoga”. In questo giorno di solstizio d'estate, quando la notte e il giorno esprimono squilibrio, verrà onorato il potere dello yoga che può ristabilire l’equilibrio.

Quale dovrebbe essere il focus del giorno internazionale dello yoga?
Per onorare la vera intenzione di questa antica scienza spirituale, lo scopo dovrebbe essere quello di ispirare la gente ad adottare lo yoga non come una disciplina fisica ma come uno stile di vita. Quando lo yoga diventa uno stile di vita si verifica un miglioramento della salute fisica e dell'energia, uno sviluppo della chiarezza mentale e della creatività interiore, e anche un'esperienza di pace e appagamento dalla vita. Quindi, nel giorno internazionale dello yoga, ogni praticante e ogni sadakha dovrebbe esprimere un sankalpa, una risoluzione, quello di incorporare le componenti dello yoga nella routine quotidiana e vivere secondo i principi yogici in modo da avere per l'umanità un futuro più salutare, splendente e pacifico.

Hari Om Tat Sat


GIORNO INTERNAZIONALE DELLO YOGA 2015

La Bihar School of Yoga, supporta in pieno l'idea del giorno internazionale dello yoga e lo sforzo fatto dalle comunità nazionali e internazionali per promuovere lo yoga. In risposta alle richieste di individui ed organizzazioni su come celebrare il giorno internazionale dello yoga, la Bihar School of Yoga intende condividere le proprie idee.
Stiamo invitando i bambini, i giovani, le donne e gli Yoga Mitra Mandala associati a condurre due pratiche specifiche di yoga ad orari specifici.

Mattino: dalle 6 alle 7, la gente è invitata a mettersi in cima al tetto, nelle verande, nei giardini e altri spazi aperti delle loro case e comunità per fare le seguenti pratiche:

1.     Shavasana*
2.     Kaya stairyam
3.     Canto dell'Om (3 volte) e Shanti mantra**
4.     Tadasana (10 volte)
5.     Tiryaka tadasana (10 volte)
6.     Kati chakrasana (10 volte)
7.     Shavasana
8.     Surya namaskara (5 cicli)
9.     Shavasana
10. Nadi shodana pranayama (10 cicli)
11. Bhramari pranayama (10 volte)
12. Shavasana
13. Canto dell'Om (3 volte)

*Shavasana deve essere praticato per il tempo necessario a seconda del gruppo

**Om saha naavavatu.Saha nau bhunaktu.
    Saha veeryam karavavahai.
    Tejasvinaavadheetamastu maa vidvishaavahai
    Om shantih, shantih, shantih.

Queste pratiche sono state selezionate in modo specifico in quanto promuovono e migliorano salute e benessere. L'idea è anche quella di unirsi come una famiglia o una comunità nello spirito dello yoga.


Sera: dalle 18 alle 19 sarà praticata una breve meditazione. Una lampada ad olio o una candela verrà accesa sul pavimento nel centro di una stanza in modo da illuminare tutto lo spazio intorno. I partecipanti si siederanno in circolo e praticheranno una meditazione in tre fasi:

1.     canto dell'Om (3 volte) e Shanti mantra
2.     Kaya sthairyam (immobilità del corpo) per 5 minuti
3.     Trataka (fissare la lampada o la candela) per 10 minuti
4.     Pratipaksha bhavana: revisione delle attività dell'intero giorno in modo da identificare le esperienze più disturbanti e negative per poi individuare qualità opposte ed edificanti. Trasformare in seguito le esperienze negative in esperienze gioiose, felici e gratificanti.
5.     Canto della preghiera yogica:
Asato maa sad gamaya
Tamaso maa jyotir gamaya
Mrityor maa amritam gamaya
Sarvesham svastirbhavatu
Sarvesham shantirbhavatu
Sarvesham poormam bhavatu
Sarvesham mangalam bhavatu
Loka samastha sukhino bhavatu
Om shantih, shantih, shanti.

La preghiera è una risoluzione e contiene l'essenza degli insegnamenti yogici. Rappresenta lo scopo personale e sociale di ogni aspirante. Dall'irreale al reale, dal buio alla luce, dalla mortalità, dalla distruzione, dalla trasformazione alla stabilità, alla continuità e all'eternità. Questo è l'obiettivo personale che lo yoga ci permette di scoprire. Quando queste finalità personali di armonia ed equilibrio verranno raggiunte, si trasformeranno in obiettivi mondiali che raggiungeranno e toccheranno tutti. Il fine sociale dello yoga è abbondanza di bontà, pace, pienezza, un ambiente favorevole da ogni parte e una vita piena, gioiosa e armoniosa. Questo è quanto deve desiderare un aspirante dello yoga per poter perfezionare lo yoga stesso.

domenica 7 giugno 2015

Diventare il testimone

di Swami Saraswati Niranjanananda, Ganga Darshan, December 31, 2001, tratto da Yoga magazine marzo 2003

La mente può essere aiutata attraverso di un processo di educazione equilibrata. Attualmente, lo sviluppo della mente è unilaterale. La nostra mente è stata educata a vedere verso l'esterno e quando la mente vede fuori, non ha alcun fondamento all'interno, nessun collegamento con la sua fonte originaria, e può diventare disturbata. Ma se siamo in grado di fornire un collegamento con il sé interiore, allora sarà quella mente a guidare la persona e a garantire che non sia influenzato dalla negatività che può giungere dal mondo. C'è un detto in India, secondo cui gli individui che hanno realizzato il sé vivono come il loto nell’ acqua: il loto cresce in acqua, ma ha una protezione naturale contro l’acqua e rimane completamente impermeabile ad essa.
Quando la mente è connessa col solo mondo esterno origina diverse vritti. Le vritti sono le fluttuazioni o onde della mente. Se vi è una leggera brezza che soffia sulla superficie del mare noi vediamo solo piccole increspature sulla superficie. Ma se arriva una tempesta, quelle increspature possono diventare onde giganti dalla forza distruttiva. Le vritti sono quelle onde giganti che si manifestano sulla superficie della mente quando c'è uno stato di agitazione causato dal mondo esterno.
Dopo tutto, che cosa è la rabbia? È una vritti mentale. Quando siamo arrabbiati, qualcosa ha agitato la nostra mente e ci ha fatto arrabbiare. Quando abbiamo paura, qualcosa ha agitato la mente e ci ha fatto spaventare. Quando siamo depressi, qualcosa ha smosso e sconvolto la mente portandoci alla depressione. Queste sono le tante vritti con cui abbiamo a che fare nel corso del nostro viaggio yogico.
Lo scopo dello yoga è quello di garantire che lo stato naturale della mente sia stabile, tranquillo, in modo che saranno create solo piccole increspature quando abbiamo a che fare con il mondo. Lo Yoga ci dice che sviluppando la consapevolezza si possono trovare soluzioni a molti dei problemi della vita. E’ possibile restare consapevoli quando siamo agitati, sofferenti o confusi? E' possibile mantenere la consapevolezza di ciò che ci sta accadendo quando siamo in confusione, in sofferenza, in conflitto? In questo momento, no. Ma si deve mirare a sviluppare questa consapevolezza proprio in tali situazioni, e quando la si sviluppa realizzerete il drashta, diverrete l'osservatore di tutto ciò che accade dentro di voi. E’ il drashta o testimone che diventa il controllore, la guida delle vostre azioni, atteggiamenti, comportamenti, e col suo tramite troverete l’equilibrio nella vostra vita. Colui che è in grado di trovare il proprio equilibrio è uno yogi.
 Uno yogi non è una persona che pratica yoga, uno yogi è una persona che è stata in grado di trovare l'equilibrio interiore. E ciò avviene per mezzo della consapevolezza quando diverrete drashta che è proprio la realizzazione finale della consapevolezza che avete sviluppato.


L'individuo e l'universo


Dal punto di vista yogico, ci sono tre elementi che vanno gestiti: i sensi a livello fisico, materiale; la mente a livello mentale, sottile; l'ego, ahamkara, a livello causale.
Ahamkara o identità personale è la causa della nostra individualità. Non c'è veramente bisogno di diventare “Borg”, il personaggio mezzo umano mezzo macchina di “Star Trek”, il cui unico lavoro era quello di assimilare diverse civiltà e diverse culture. I “Borgs” vivono nella coscienza collettiva e la loro frase preferita è: “La resistenza è futile, tu verrai assorbito”. Ma anche Dio è un individuo, nel senso che Dio si può manifestare in ogni situazione estrema e in ogni condizione. Si può vedere l'esistenza di Dio in un granello di sabbia, nell'universo sia manifesto che immanifesto. Se una mosca vi morde il mignolo, chi sente dolore? Di sicuro il mignolo sarà pruriginoso e rossastro, ma il centro del dolore è da un'altra parte. Il nostro corpo è un microcosmo e rappresenta la teoria del campo unificato. Tutti gli organi lavorano insieme e sono coordinati. Quello che succede al mignolo influenza tutto il corpo, il cervello, la mente e chissà a quali livelli molto più profondi  influenza lo spirito. Non lo sappiamo ma siamo certi che, in condizioni normali, ogni cambiamento di una parte del corpo influenza tutto il corpo in generale. Allo stesso modo, ogni cambiamento nella nostra vita produrrà influenze nel sistema generale di cui noi facciamo parte. Quando siamo contenti, l'energia che emaniamo renderà gli altri felici ma se siamo tristi avverrà lo stesso, gli altri saranno tristi. Quindi bisogna far esperienze di gioia, di creatività, di divinità. E' l'energia che coltiviamo, che risvegliamo e che generiamo che può portarci più vicino alla nostra natura spirituale e addirittura può far sì di farcela trascendere. Quando ci connettiamo ad altri esseri ad un livello spirituale, sperimenteremo anche la natura spirituale insita in noi, la nostra natura trascendentale. L'esperienza spirituale è un'esperienza personale. Quando quell'esperienza personale diventa globale, universale, viene conosciuta come trascendentale perché avete trasceso il corpo e la mente, le aree dove tale esperienza si verifica.

Da ego a ananda

Ego è l'ultima barriera della dimensione spirituale. Nel primo capitolo degli Yoga Sutra, Patanjali classifica le fasi del samadhi. L'ultimo stadio che argomenta è Asmita Samadhi, il samadhi dell'ego, oltre nirbija. Asmita significa identificarsi con ego o ahamkara. Dopo Asmita Samadhi, cessazione dell’ego, vi è Ananda Samadhi, o il samadhi del beato.
Nonostante spesso si pensi che lo yoga o le tradizioni spirituali annullino la propria individualità, abbiamo bisogno di capire che il concetto di individualità è trattata nello yoga in forma di ahamkara, ovvero un distorto senso del sé. Tuttavia, il senso del sé diventa predominante nel percorso yogico perché si diviene coscienti di sé stessi ad ogni passo di questo percorso. State cercando di costruire una nuova immagine di voi stessi, una nuova identità, e in questo modo state lavorando proprio a livello di ego. Diventando drashta, l'osservatore, il testimone, voi lavorate sul vostro senso dell’io affinandolo.
Se iniziate a scolpire una statua di pietra, quale identità sta perdendo la pietra? Nessuna. Piuttosto se ne sta sviluppando una nuova che sarà vista ed apprezzata da molte persone. Il superfluo viene rimosso e ciò che è resta è il necessario per trasformare la pietra in una statua.
Allo stesso modo, nella vita spirituale non c'è perdita della propria identità, sono le percezioni distorte ad essere corrette, le manifestazioni dell’ego aggressivo ad essere ridefinite, così che il nuovo sé quieto, saggio, creativo, diventi la nuova identità. Mantenendo l'idea che il senso dell’identità è in continua trasformazione, si modifica costantemente, allora sarà possibile superare asmita o ahamkara. Tuttavia, se porrete voi stessi in una nuova identità, essa tornerà ad essere distorta.
Per questo motivo, i maestri spirituali hanno sostenuto quanto sia necessario essere disposti ad accettare i cambiamenti. Non perché vogliano che si perda la propria identità personale, ma perché sperano di condurre il praticante oltre gli effetti di un’identità distorta. Non fissate voi stessi in un unico concetto, ma imparate ad accettare e a permettere che il cambiamento avvenga. L'obiettivo è quello di superare  asmita, l'ego, e stabilirsi in uno stato di beatitudine, perché è a quel livello di beatitudine, ananda, che le esperienze spirituali si trasformano in esperienze trascendentali.
Il percorso dello yoga si muove dalla gestione della personalità umana all'esperienza di ananda - dal “anushasan” a “swarupa avasthanam”.



Ganga Darshan, 31 dicembre 2001


venerdì 22 maggio 2015

Verso la libertà

di Swami Saraswati Niranjanananda, Ganga Darshan, December 31, 2001, tratto da Yoga magazine marzo 2003

Che cosa rende un individuo una cattiva o  una brava persona? E' la mente! La mente può essere “santa” o “peccatrice”, ed è la mente che deve essere affrontata. Come sistema di gestione della mente, lo yoga aiuta a cambiare e trasformare la mente iperagitata e a renderla più tranquilla, quieta. Inizialmente, approcciamo lo yoga per affrontare le tensioni mentali, ansia, stress, per imparare a rilassarci ed a lasciarci andare. In un secondo momento, se il nostro interesse per lo yoga aumenta, veniamo a conoscere le altre dimensioni e aspetti dello yoga, ma in origine lo sforzo è quello di capire la mente.
Ci sono due percorsi nella vita di ognuno: uno è conosciuto come pravritti ed è diretto verso il materialismo, i sensi, mentre l'altro è nivritti e mira alla libertà, all'armonia. Nella nostra personalità sono presenti diverse qualità che ci spingono verso pravritti e verso nivritti. Pravritti è ambizione e limitazione ed è condizionato dai sensi. Nivritti è consapevolezza dei nostre esigenze, forza e libertà.
Invece di essere guidati dalle nostre ambizioni, dobbiamo essere guidati dalle nostre esigenze. Invece di mettere in evidenza i nostri limiti e debolezze, dovremmo porre in rilievo i nostri punti di forza e qualità positive. Con questa propensione possiamo passare da pravritti, schiavitù sensoriale, o stato di “ipnosi tecnologica”, verso la libertà e una vita più naturale.
Il processo è semplice ma, allo stesso tempo, molto impegnativo, perché non siamo mai stati educati a gestire e disciplinare la mente. Non siamo in grado di guardare in noi stessi. Noi siamo esecutori, o ciò che il Vedanta definisce bhokta, il fruitore, e karta, l'agente; tuttavia non siamo testimoni dell’esecuzione! Lo Yoga dice che dovete divenire drashta, il testimone di ciò che si fa, delle vostre azioni.

Governare la personalità sottile

I primi tre sutra dello Yoga darshan di Patanjali definiscono il processo dello yoga. Il primo sutra è: Atha yogaanushasanam - "Yoga è da intendersi come una forma di disciplina". Il secondo sutra è: Yogaschitta vritti nirodhah - "Yoga è un sistema per controllare la mente e bloccarne le fluttuazioni o schemi". Il terzo sutra è: Tada drastuh svarupe avasthanam - "Una volta che la mente è controllata e guidata, si diventa testimone, osservatore, l’osservatore che stabilisce sé stesso nella sua natura essenziale". Questi tre sutra sono i più rilevanti per comprendere questo argomento.
Nella nostra vita, l’educazione che ci viene data tende a farci diventare aggressivi e competitivi. Ci dà le competenze, i concetti e le idee per agire all’esterno e a livello materiale, per raggiungere le cose che desideriamo, per far soldi, per far parte di una società opulenta, per eccellere nella nostra professione. L'intera formazione è finalizzata a costruire una personalità perfetta che guardi all’esterno, ma  di come realizzare “l’io” interiore non se ne fa cenno.
Le tradizioni spirituali e yogiche cercano di colmare questa lacuna. Nello yoga il concetto di disciplina riguarda la gestione dei processi sottili della propria personalità. Patanjali ha usato la parola 'anushasan', che in inglese è stato tradotto come disciplina, ma questa traduzione non è corretta. Disciplina significa stabilire regole certe, condizioni e norme, che definiscono alcuni parametri entro i quali muoversi ed agire. Disciplina, in realtà, è 'niyama' e la parola 'anushasan' significa governare. La personalità deve essere governata come un paese o una società devono essere governati. In un paese, in una società, ci sono persone buone e  persone cattive. Allo stesso modo, in noi convivono bene e male, e ciò che è nel profondo deve essere gestito in modo corretto affinché non diventi un ostacolo o un fattore restrittivo ma, piuttosto, una potenzialità attraverso la quale esprimere al meglio la propria creatività.
Gestire la natura sottile della personalità, è yoga, secondo il primo sutra. L'accesso ai livelli più sottili della nostra personalità è per mezzo della mente. La mente non è una mera funzione biologica; non è una funzione specifica del cervello. La mente è l’energia responsabile per l'azione e la reazione, per la realizzazione di idee. Si compone di molti elementi diversi - i pensieri, i desideri, le ambizioni, le percezioni, i samskara, i karma, e tutti diventano maturi a un certo momento della vita.


lunedì 11 maggio 2015

I due aspetti della vita

SWAMI SATYANANDA SARASWATI
March 1976, Sanpaul, India
Printed in Yoga Vidya, September 1976
da YOGAMAG APRIL 2012
E’ da tempo immemorabile che esiste un conflitto fra la cultura materiale che sottolinea l’importanza dello stile di vita sensuale e la cultura spirituale che invece va oltre il mondo dei sensi.
Entrambe reclamano una filosofia e un’importanza unica nel loro genere. La cultura materiale offre le convenienze, i piaceri e il lusso della vita mentre quella spirituale promette la pace eterna e l’illuminazione. Oggi entrambe sono alla nostra portata ma è sempre molto difficile fare una scelta.
Noi uomini non possiamo liberarci del mondo materiale come possono fare gli uccelli e gli animali e non possiamo neanche scappare davanti alla materialità dicendo che non ci interessa. Gli uomini sono tutti alla ricerca di un sentiero; alcuni lo fanno ad occhi chiusi, altri ad occhi aperti. La ricerca è in atto, tutti ricercano un livello di vita più alto senza sapere però cos’è che stanno cercando. Sentiamo entrambe le chiamate, una dalla cultura spirituale che ci promette beatitudine e illuminazione, e una dal modo di vivere materiale che ci attrae con i piaceri sensuali e il lusso. Alcuni hanno scelto decisamente il sentiero del materialismo, preya, altri il sentiero spirituale, shreya.
Il materialismo
Circa trent'anni fa, mi trovavo nel dilemma di dover scegliere la via del materialismo o quella della spiritualità. Ho iniziato a capire che la vita ha diverse facce, quella materiale, annamaya kosha, quella energetica, pranamaya kosha, la mentale, manomaya kosha, quella astrale, vijnanamaya kosha e la spirituale, anandamaya kosha.

Un essere umano deve conoscere e comprendere che cosa è la vita. Io ho studiato le scritture più moderne; quando lessi Karl Marx ne rimasi molto scosso. Da allora, per me è rimasto un retaggio culturale tanto che non posso negare il materialismo. Non solo dobbiamo usare e conoscere le utilità che il mondo materiale ci fornisce nella vita quotidiana, ma anche nel processo del ragionamento e del pensiero non dobbiamo ignorarlo. Anche se siamo in grado di raggiungere uno stato che trascende la cultura materiale, dobbiamo accettare la dialettica del materialismo nel nostro processo di pensiero. Questo è un concetto che mi ha influenzato molto tanto che ancora oggi lo considero un punto fondamentale della mia vita.
Il ponte
Un giorno, qualcuno mi suggerì il fatto che se io volevo ottenere una visione panoramica della vita, avrei dovuto scegliere il sentiero che stava nel mezzo, fra la cultura materiale e quella spirituale. Quando chiesi quale era praticamente questo sentiero, il mio interlocutore mi rispose che era il sentiero dello yoga che poteva permettere di mantenere bilanciate questi due modi di vita.
Lo yoga è come un ponte che unisce le sponde di un fiume. Lo scopo della vita non è la pura spiritualità né il puro materialismo. Il corpo umano non è fatto solo da ossa e muscoli ma anche di coscienza.
Cos’è che ci fa sognare? Cos’è che ci permettere di conoscere l’inconscio? E’ uno stato particolare del cervello? E’ una manifestazione di coscienza? Da dove è che i pensieri emergono? E’ fisico, spirituale, psicologico o parapsicologico?
Quando un grande santo mi ha trascinato in questo sentiero, mi sono reso conto che nello yoga ci sono alcune tecniche che sviluppano allo stesso tempo sia l’aspetto materiale che quello spirituale.
Di tutte le culture, solo la cultura yogica  ha accettato l’importanza del corpo spirituale, ma anche del corpo fisico, senza essere disgustato dal suo essere deperibile.
Uno yogi, mentre aspira all’illuminazione, non avrà dubbi nel fare atti minori perché sa che il corpo fisico è il tempio per il suo meditare e di conseguenza deve essere mantenuto bene.
Oggi, chi vive in occidente o in India generalmente non ha malattie infettive tipo il colera, la peste ma ne conosce altre altrettanto gravi come il cancro, il diabete, l’alta pressione. Questo è anche il risultato del loro ricercare a tutti i costi il piacere perché non riescono a trovare appagamento nella vita. In realtà, le forme più elementari di yoga forniscono già un degno grado di soddisfazione e gioia.
L’intuizione
Al giorno d’oggi, l’uomo è in uno stato confusionale, sta ancora decidendo cos’è più importante, l’individuo o la società, il guadagno personale o il benessere di tutti, il materialismo o la spiritualità. Lo yoga fornisce un approccio di pensiero più ampio con cui l’individuo può raggiungere livelli alti in entrambi i settori, sia a livello individuale che a livello sociale.
Bisogna però dire che la vita segue un piano cosmico e scorre intuitivamente; in tutte le forme di vita e nell’universo c’è una forza più grande che può essere armonizzata dalla pratica dello yoga. Tutte le invenzioni scientifiche e le creazioni artistiche nascono grazie all’intuizione.
La vita non si basa solo su risorse fisiche, ha bisogno anche del pensiero intuitivo. L’intuizione si ottiene in un particolare stato mentale che quando si risveglia permette alla persona di ottenere una forza immensa. Si può avere conoscenza e intelletto e allo stesso tempo non sfruttar a pieno le proprie capacità, non è solo il potere fisico, mentale o intellettuale quello che conta.
Il sadhana yogico è il modo concreto per ottenere questa forza suprema e i santi lo hanno sostenuto da millenni. Dovete seguirlo con tutte le forze che avete in quanto sia ben chiaro che lo yoga non aiuta solo il sentiero spirituale ma anche chi intendesse perseguire quello del lusso e del piacere o anche colore che invece intendono dedicarsi ad una vita di cose giuste e pensare alla salvezza. 
Lo yoga è per tutti in quanto l’idea che sta alla base dello yoga stesso è quella di risvegliare la coscienza interiore.
March 1976, Sanpaul, India
Printed in Yoga Vidya, September 1976