venerdì 22 maggio 2015

Verso la libertà

di Swami Saraswati Niranjanananda, Ganga Darshan, December 31, 2001, tratto da Yoga magazine marzo 2003

Che cosa rende un individuo una cattiva o  una brava persona? E' la mente! La mente può essere “santa” o “peccatrice”, ed è la mente che deve essere affrontata. Come sistema di gestione della mente, lo yoga aiuta a cambiare e trasformare la mente iperagitata e a renderla più tranquilla, quieta. Inizialmente, approcciamo lo yoga per affrontare le tensioni mentali, ansia, stress, per imparare a rilassarci ed a lasciarci andare. In un secondo momento, se il nostro interesse per lo yoga aumenta, veniamo a conoscere le altre dimensioni e aspetti dello yoga, ma in origine lo sforzo è quello di capire la mente.
Ci sono due percorsi nella vita di ognuno: uno è conosciuto come pravritti ed è diretto verso il materialismo, i sensi, mentre l'altro è nivritti e mira alla libertà, all'armonia. Nella nostra personalità sono presenti diverse qualità che ci spingono verso pravritti e verso nivritti. Pravritti è ambizione e limitazione ed è condizionato dai sensi. Nivritti è consapevolezza dei nostre esigenze, forza e libertà.
Invece di essere guidati dalle nostre ambizioni, dobbiamo essere guidati dalle nostre esigenze. Invece di mettere in evidenza i nostri limiti e debolezze, dovremmo porre in rilievo i nostri punti di forza e qualità positive. Con questa propensione possiamo passare da pravritti, schiavitù sensoriale, o stato di “ipnosi tecnologica”, verso la libertà e una vita più naturale.
Il processo è semplice ma, allo stesso tempo, molto impegnativo, perché non siamo mai stati educati a gestire e disciplinare la mente. Non siamo in grado di guardare in noi stessi. Noi siamo esecutori, o ciò che il Vedanta definisce bhokta, il fruitore, e karta, l'agente; tuttavia non siamo testimoni dell’esecuzione! Lo Yoga dice che dovete divenire drashta, il testimone di ciò che si fa, delle vostre azioni.

Governare la personalità sottile

I primi tre sutra dello Yoga darshan di Patanjali definiscono il processo dello yoga. Il primo sutra è: Atha yogaanushasanam - "Yoga è da intendersi come una forma di disciplina". Il secondo sutra è: Yogaschitta vritti nirodhah - "Yoga è un sistema per controllare la mente e bloccarne le fluttuazioni o schemi". Il terzo sutra è: Tada drastuh svarupe avasthanam - "Una volta che la mente è controllata e guidata, si diventa testimone, osservatore, l’osservatore che stabilisce sé stesso nella sua natura essenziale". Questi tre sutra sono i più rilevanti per comprendere questo argomento.
Nella nostra vita, l’educazione che ci viene data tende a farci diventare aggressivi e competitivi. Ci dà le competenze, i concetti e le idee per agire all’esterno e a livello materiale, per raggiungere le cose che desideriamo, per far soldi, per far parte di una società opulenta, per eccellere nella nostra professione. L'intera formazione è finalizzata a costruire una personalità perfetta che guardi all’esterno, ma  di come realizzare “l’io” interiore non se ne fa cenno.
Le tradizioni spirituali e yogiche cercano di colmare questa lacuna. Nello yoga il concetto di disciplina riguarda la gestione dei processi sottili della propria personalità. Patanjali ha usato la parola 'anushasan', che in inglese è stato tradotto come disciplina, ma questa traduzione non è corretta. Disciplina significa stabilire regole certe, condizioni e norme, che definiscono alcuni parametri entro i quali muoversi ed agire. Disciplina, in realtà, è 'niyama' e la parola 'anushasan' significa governare. La personalità deve essere governata come un paese o una società devono essere governati. In un paese, in una società, ci sono persone buone e  persone cattive. Allo stesso modo, in noi convivono bene e male, e ciò che è nel profondo deve essere gestito in modo corretto affinché non diventi un ostacolo o un fattore restrittivo ma, piuttosto, una potenzialità attraverso la quale esprimere al meglio la propria creatività.
Gestire la natura sottile della personalità, è yoga, secondo il primo sutra. L'accesso ai livelli più sottili della nostra personalità è per mezzo della mente. La mente non è una mera funzione biologica; non è una funzione specifica del cervello. La mente è l’energia responsabile per l'azione e la reazione, per la realizzazione di idee. Si compone di molti elementi diversi - i pensieri, i desideri, le ambizioni, le percezioni, i samskara, i karma, e tutti diventano maturi a un certo momento della vita.


lunedì 11 maggio 2015

I due aspetti della vita

SWAMI SATYANANDA SARASWATI
March 1976, Sanpaul, India
Printed in Yoga Vidya, September 1976
da YOGAMAG APRIL 2012
E’ da tempo immemorabile che esiste un conflitto fra la cultura materiale che sottolinea l’importanza dello stile di vita sensuale e la cultura spirituale che invece va oltre il mondo dei sensi.
Entrambe reclamano una filosofia e un’importanza unica nel loro genere. La cultura materiale offre le convenienze, i piaceri e il lusso della vita mentre quella spirituale promette la pace eterna e l’illuminazione. Oggi entrambe sono alla nostra portata ma è sempre molto difficile fare una scelta.
Noi uomini non possiamo liberarci del mondo materiale come possono fare gli uccelli e gli animali e non possiamo neanche scappare davanti alla materialità dicendo che non ci interessa. Gli uomini sono tutti alla ricerca di un sentiero; alcuni lo fanno ad occhi chiusi, altri ad occhi aperti. La ricerca è in atto, tutti ricercano un livello di vita più alto senza sapere però cos’è che stanno cercando. Sentiamo entrambe le chiamate, una dalla cultura spirituale che ci promette beatitudine e illuminazione, e una dal modo di vivere materiale che ci attrae con i piaceri sensuali e il lusso. Alcuni hanno scelto decisamente il sentiero del materialismo, preya, altri il sentiero spirituale, shreya.
Il materialismo
Circa trent'anni fa, mi trovavo nel dilemma di dover scegliere la via del materialismo o quella della spiritualità. Ho iniziato a capire che la vita ha diverse facce, quella materiale, annamaya kosha, quella energetica, pranamaya kosha, la mentale, manomaya kosha, quella astrale, vijnanamaya kosha e la spirituale, anandamaya kosha.

Un essere umano deve conoscere e comprendere che cosa è la vita. Io ho studiato le scritture più moderne; quando lessi Karl Marx ne rimasi molto scosso. Da allora, per me è rimasto un retaggio culturale tanto che non posso negare il materialismo. Non solo dobbiamo usare e conoscere le utilità che il mondo materiale ci fornisce nella vita quotidiana, ma anche nel processo del ragionamento e del pensiero non dobbiamo ignorarlo. Anche se siamo in grado di raggiungere uno stato che trascende la cultura materiale, dobbiamo accettare la dialettica del materialismo nel nostro processo di pensiero. Questo è un concetto che mi ha influenzato molto tanto che ancora oggi lo considero un punto fondamentale della mia vita.
Il ponte
Un giorno, qualcuno mi suggerì il fatto che se io volevo ottenere una visione panoramica della vita, avrei dovuto scegliere il sentiero che stava nel mezzo, fra la cultura materiale e quella spirituale. Quando chiesi quale era praticamente questo sentiero, il mio interlocutore mi rispose che era il sentiero dello yoga che poteva permettere di mantenere bilanciate questi due modi di vita.
Lo yoga è come un ponte che unisce le sponde di un fiume. Lo scopo della vita non è la pura spiritualità né il puro materialismo. Il corpo umano non è fatto solo da ossa e muscoli ma anche di coscienza.
Cos’è che ci fa sognare? Cos’è che ci permettere di conoscere l’inconscio? E’ uno stato particolare del cervello? E’ una manifestazione di coscienza? Da dove è che i pensieri emergono? E’ fisico, spirituale, psicologico o parapsicologico?
Quando un grande santo mi ha trascinato in questo sentiero, mi sono reso conto che nello yoga ci sono alcune tecniche che sviluppano allo stesso tempo sia l’aspetto materiale che quello spirituale.
Di tutte le culture, solo la cultura yogica  ha accettato l’importanza del corpo spirituale, ma anche del corpo fisico, senza essere disgustato dal suo essere deperibile.
Uno yogi, mentre aspira all’illuminazione, non avrà dubbi nel fare atti minori perché sa che il corpo fisico è il tempio per il suo meditare e di conseguenza deve essere mantenuto bene.
Oggi, chi vive in occidente o in India generalmente non ha malattie infettive tipo il colera, la peste ma ne conosce altre altrettanto gravi come il cancro, il diabete, l’alta pressione. Questo è anche il risultato del loro ricercare a tutti i costi il piacere perché non riescono a trovare appagamento nella vita. In realtà, le forme più elementari di yoga forniscono già un degno grado di soddisfazione e gioia.
L’intuizione
Al giorno d’oggi, l’uomo è in uno stato confusionale, sta ancora decidendo cos’è più importante, l’individuo o la società, il guadagno personale o il benessere di tutti, il materialismo o la spiritualità. Lo yoga fornisce un approccio di pensiero più ampio con cui l’individuo può raggiungere livelli alti in entrambi i settori, sia a livello individuale che a livello sociale.
Bisogna però dire che la vita segue un piano cosmico e scorre intuitivamente; in tutte le forme di vita e nell’universo c’è una forza più grande che può essere armonizzata dalla pratica dello yoga. Tutte le invenzioni scientifiche e le creazioni artistiche nascono grazie all’intuizione.
La vita non si basa solo su risorse fisiche, ha bisogno anche del pensiero intuitivo. L’intuizione si ottiene in un particolare stato mentale che quando si risveglia permette alla persona di ottenere una forza immensa. Si può avere conoscenza e intelletto e allo stesso tempo non sfruttar a pieno le proprie capacità, non è solo il potere fisico, mentale o intellettuale quello che conta.
Il sadhana yogico è il modo concreto per ottenere questa forza suprema e i santi lo hanno sostenuto da millenni. Dovete seguirlo con tutte le forze che avete in quanto sia ben chiaro che lo yoga non aiuta solo il sentiero spirituale ma anche chi intendesse perseguire quello del lusso e del piacere o anche colore che invece intendono dedicarsi ad una vita di cose giuste e pensare alla salvezza. 
Lo yoga è per tutti in quanto l’idea che sta alla base dello yoga stesso è quella di risvegliare la coscienza interiore.
March 1976, Sanpaul, India
Printed in Yoga Vidya, September 1976 


sabato 25 aprile 2015

Coltiva la positività

Dagli insegnamenti di Swami Sivananda Saraswati
http://www.yogamag.net/archives/2008/ajan08/culpos.shtml

La mente è un fardello di abitudini. Essa può essere modificata cambiando le abitudini. La distruzione è necessaria per il rinnovamento. Quando acquisisci nuove abitudini sane, quelle vecchie e malsane vengono abbandonate. Quindi, analizza e fai auto-introspezione. Trasforma la negatività in positività cambiando il tuo atteggiamento. Fai il punto sullo scorso anno, e decidi di trasformare la mente in non mente, vivendo i seguenti principi.

Sii all’altezza e agisci

Non stare a guardare desiderando qualcuno che ti aiuti, ma cerca di essere sempre all’altezza e fai. Fai del tuo meglio e lascia il resto. Non diventare pigro. Dio aiuta coloro che aiutano loro stessi.

Sii allegro

Falla finita con la depressione e la tristezza. Non c'è niente di più contagioso della depressione. Allontana subito la sensazione di morbosità attraverso la ricerca, il canto di canzoni edificanti, la preghiera, il pranayama, le passeggiate vivaci all'aria aperta, e un pensiero di qualità opposta: il sentimento della gioia. Sii allegro e felice. Vivi solo per essere una benedizione per gli altri.

Acquisisci adattabilità

Cerca di sviluppare una natura affabile e socievole. Adatta te stesso ai modi e alle abitudini degli altri. Non brontolare mai quando servi gli altri. Rallegrati in servizio. Sii equilibrato anche quando sei insultato, quando altri usano parole dure contro di te. Mantieni la mente calma nel piacere e nel dolore, al caldo e al freddo. Sviluppa l'adattabilità, l'autocontrollo e la tolleranza.

Pronuncia parole misurate

Controlla la mente abilmente e con tatto. Disciplina l'organo della parola. Parla dolcemente, delicatamente e sinceramente. Non sprecare le tue ore in chiacchiere inutili. Taglia le  conversazioni brevi. Diventa una persona dalle parole misurate. Osserva Mouna (il silenzio) per un paio di ore al giorno. Parla poco, ascolta molto, e non pronunciare mai una parola dura che danneggi i sentimenti degli altri.

Controlla la rabbia

La rabbia danneggia il sistema nervoso e produce un effetto profondo e duraturo sul corpo astrale. Un terribile attacco di ira crea una profonda infiammazione nel corpo astrale. Pertanto, non diventare vittima della rabbia. Controllala con kshama (la pazienza), l'amore, la misericordia, la compassione, vichara (la riflessione) e la considerazione per gli altri.

Comprendi la legge

Nessun evento può verificarsi senza una causa precisa. Tutto segue la legge di causa ed effetto. Questa legge è abbastanza misteriosa, che è il motivo per cui il Signore Krishna dice: Gahana karmano gatih - "Misteriosa è la natura dell’azione." Tutte le forze fisiche e mentali in natura obbediscono a questa grande legge di causa ed effetto. Tu trovi te stesso in luoghi dove puoi soddisfare i tuoi desideri perché la natura segue questa legge.

Diventa tutt’uno con il legislatore

Se una volta compresa la legge che guida la tua vita e le azioni, sarai in grado di agire in modo tale da rendere questa legge il tuo alleato piuttosto che un avversario. Se le condizioni stabilite dalla legge sono meticolosamente rispettate e osservate, puoi avere la certezza assoluta del successo in qualsiasi direzione. Quindi, assolvi attentamente i tuoi doveri. Presto diventerai tutt’uno con il legislatore.

Possiedi una determinazione ardente

Metti il tuo cuore, la mente, l'intelletto e l'anima in ogni più piccolo gesto. Agisci con fede e determinazione. Padroneggia le tue emozioni e impulsi. Sii saldo nella tua decisione e ardente nella tua determinazione.

Mai disperare

Tu non sei un essere indifeso. Tu hai il libero arbitrio. Puoi superare tutte le circostanze sfavorevoli. Abbi coraggio. Sii audace. Avrai successo. Non c'è niente al mondo che non può essere raggiunto attraverso il giusto sforzo. Non essere turbato da difficoltà, avversità e dolori. Essi ti aiuteranno a sviluppare la tua volontà e la capacità di resistenza. Ti renderanno saggio e ti aiuteranno nella tua evoluzione. Usa la tua intelligenza, la sagacia, la discriminazione e il buon senso. Supererai le difficoltà una ad una. Scaccia la paura e l'ansia. Attira il coraggio, la forza e il potere dall'interno. Tu sei invincibile. Nulla può farti del male.

Discrimina

Conosci le cose nella loro giusta luce. Non confondere l'emozione per la devozione, il violento salto in aria durante sankirtan per l'estasi divina, l’irrequietezza rajasica per il karma yoga, il sonno profondo per il samadhi, o il costruire castelli in aria per la meditazione. Impara a discriminare e diventa saggio. Guarda con attenzione i tuoi pensieri. Rendi la mente in grado di comprendere la natura irreale degli oggetti. Parla con la tua mente. Convinci la mente. Essa ascolterà le tue parole.

Pratica la serenità

Sii calmo in ogni circostanza. Coltiva questa qualità attraverso un costante e intense sforzo . La serenità è come una roccia. Ondate di irritazione possono abbattersi su di essa, ma non possono incidere su di essa. Sii calmo come l'oceano senza onde. Sii di larghe vedute come il cielo. Sii puro come il cristallo. Sii paziente come la terra. Mantieni il tuo equilibrio mentale in mezzo ai cambiamenti del mondo, senza tenere conto del successo o del fallimento, del guadagno o della perdita, del piacere o del dolore. Disciplina la tua mente cautamente. Questa è la tua chiave maestra per aprire le porte del regno della beatitudine. Questo è il segreto del successo nello yoga.

Sii aperto come un bambino

Cerca di avere un atteggiamento desideroso e disponibile per assorbire gli insegnamenti del tuo maestro. Sii assolutamente innocente, onesto e candido come un bambino. Armonizza il cuore al divino attraverso una preghiera sincera. Metti a nudo il tuo cuore a Lui. Non avere segreti per Lui. Parla con Lui come un bambino. Diventa uno strumento nelle mani del divino.
L’abbandono


Abbandona tutto allo Spirito Supremo. Deponi il tuo ego ai suoi piedi e mettiti a tuo agio. Egli si prenderà completa cura di te. Egli farà di tutto per te. Fissa la tua mente su di Lui. Vedi Lui in tutte le facce. Lavora per Lui. Non pensare ad altro all'infuori di Lui. Egli è la tua guida. Egli è la tua luce. Egli ti rallegrerà.. Egli verrà e ti salverà dalle difficoltà. Ripeti il mantra, «Io sono tuo, tutto è tuo. La tua volontà sia fatta". Quando l’abbandono è assoluto, la grazia divina fluisce.


sabato 11 aprile 2015

Le barriere intellettuali nel sadhana

Swami Niranjanananda Saraswati
da YogaMag settembre 1983


Per l’uomo, l’intelletto è sempre stato una barriera, un ostacolo. Nel rapporto discepolo‐maestro, bisogna essere innocenti come un bambino, bisogna
dimenticare l’intelletto.
In ogni cosa che facciamo c’è un processo di comprensione che può essere di due tipi, critico o di accettazione. La comprensione critica riguarda quei discepoli che sono molto intellettuali, i quali filtrano tutto mentalmente con l’atteggiamento del “perché”; questi discepoli sono soliti comparare ciò che dico con quello che dicono altri, con quello che si scrive sui libri, con tutto quello che hanno appreso nella loro vita; sono soliti pensare cose come “ma perché Swamiji dice così se le scritture dicono altre cose, se le ricerche che sono state fatte hanno affermato il contrario” ecc. Per queste persone, la mente critica, l’intelletto critico è di fondamentale importanza perché fa parte del loro temperamento.

Nel mondo, ci sono quattro tipi di persone.
 Il primo tipo è quello delle persone  dinamiche, attive fisicamente, mentalmente, emotivamente e intellettualmente.
Il secondo tipo è quello emotivo che a prescindere da ogni cosa ha fede in Dio e nel guru.
Il terzo tipo ha un temperamento intellettuale ed è sempre lì a pensare,  confrontare, cercare di capire le differenze.
Il quarto tipo è quello con un temperamento mistico che potrebbe meditare 24 ore al giorno senza problemi, totalmente perso nella contemplazione o in quello che sta facendo.

Da qui si deduce che a seconda del temperamento si adotta un metodo di comprensione diverso.
I tipi dinamici ti ascoltano, capiscono e stivano tutta nella  memoria personale per farne buon uso in caso di necessità.
 I tipi mistici prendono tutto ciò che dici come una guida, un aiuto per la loro personale evoluzione.
 I tipi emotivi usano tutto al fine di trascendere le proprie emozioni  mentre i tipi intellettuali usano l’intelletto sia positivamente, nel caso degli gyana yogi, che negativamente, gli yogi critici e entrambi gli atteggiamenti sono leciti.

A seconda del sadhana che si fa o a seconda di chi ti guida, il temperamento è importante in quanto è legato alla natura personale. Questo vuol dire anche che per ognuno ci sarà un processo differente. In generale, quando si è coinvolti con un sadhana particolare dato dal guru, non si dovrebbe usare troppo l’intelletto.
Talvolta l’intelletto viene fuori inaspettatamente e fa dire cose come:”Oh, perché sto facendo questo? Non sto andando proprio da nessuna parte. E’ una perdita di tempo. Quello che faccio per molta gente è sbagliato.”
Le risposte però arriveranno solo quando avremmo progredito nella pratica personale.
Quando si è consapevoli, quando si è andati oltre la barriera dell’intelletto, si  potrà dire:”Le pratiche, il sadhana che sto seguendo richiede lo sviluppo di qualità infantili e non di altro”.
 Infatti, prima del nostro processo evolutivo,siamo tutti bambini e non ha importanza quanto siamo evoluti intellettualmente.
Einstein era molto evoluto a livello intellettuale ma la sua conclusione finale  fu: “Non capisco nulla”. Bisognerebbe diventare come Einstein!
Quello che è successo ad Einstein è successo anche a Mira Bai, a Kabir e a Tulsidas.
Tutti loro erano esperti in ogni forma di conoscenza ma scelsero un solo sentiero, quello della semplicità ed è così che superarono l’ostacolo del loro stesso intelletto. Il mio consiglio di oggi è quello legato al fatto che se avete difficoltà dovute al vostro intelletto o alla vostra mente in generale, cercate di non preoccuparvene troppo, prendete tutto a cuor leggero.

INTERVENTO REGISTRATO A GANGA‐DARSHAN durante il TEACHER TRAINING
COURSE il 21‐03‐1983





domenica 29 marzo 2015

La storia dello yoga

di Swami Satyananda Saraswati
Talk at the Fourth International Yoga Convention, Gondia, November, 1967, originally printed in YOGA, Vol. 6, No. 7, 1968

da YOGAMAG nov/dic 2005

Secondo la storia dello yoga, come riportato nelle antiche scritture, Shiva viene considerato il primo promulgatore della scienza dello yoga quindi possiamo considerarlo l’Adi Guru dello yoga. Il suo primo discepolo fu Parvati, sua moglie. Secondo la mitologia, un giorno, Shiva stava insegnando yoga a Parvati vicino alla riva di un fiume; intorno a loro non c’era nessuno ma un pesce li stava ascoltando con interesse; quando Parvati se ne accorse, ne rimase piacevolmente sorpresa e quindi pregò Lord Shiva di trasformare quel pesce in un essere umano; il pesce rinacque sotto forma di essere umano e divenne famoso nella storia come Matsyendranath, il primo Natha yogi che propagò lo yoga a molti suoi discepoli; lo yogi Matsyendranath era solito sedere in una particolare postura di meditazione che divenne famosa come matsyendrasana.
Matsyendrasana tonifica il fegato, i reni, la colonna vertebrale e rilassa le tensioni muscolari e nervose. La leggera rotazione di tutto il corpo e della colonna, riempie il corpo di energia. Questa asana viene anche chiamata torsione spinale. Nella pratica delle asana, ci si dovrebbe generalmente concentrare di più sugli esercizi per la colonna e su quelli dedicati ai centri nervosi dormienti in quanto la pratica fisica delle asana è l’unica pratica che io conosca a fare proprio questo.

8.400.000 asana
Ci sono molte asana ma quelle importanti sono 84. Nelle scritture, si dice che esistono 84 lakh (8.400.000) asana, tante quante le creature in cui l’anima umana evolve per diventare un essere umano. Chiaramente non tutte sono presenti nei libri anche se alcuni riferimenti si possono rintracciare nelle scritture stesse.
Generalmente, i nomi delle asana derivano dai nomi degli animali tipo makarasana, il coccodrillo, kukkutasana, il gallo, mayurasana , il pavone, bakasana, la capra, garudasana, l’aquila, bhujangasana, il cobra, shalabhasana, la locusta, kurmasana, la tartaruga e così via. Alcune asana sono molto difficili da praticare, altre più facili ma ognuna ha benefici specifici. Quelle più elementari e semplici fanno bene a prescindere dall’età e anche i bambini possono praticare asana sotto la guida di un istruttore.
Il momento migliore per praticare asana è la mattina dopo il bagno e prima della colazione. Si può praticare anche alla sera ma sempre a stomaco vuoto. Anche le attività sportive aiutano a rinforzare il corpo ma solo le asana forniscono benefici che sono unici. In generale lo sport richiede molto tempo e spazi grandi mentre le asana richiedono poco tempo e ogni luogo va bene.

Fa attenzione alla tua mente

La letargia mentale, spesso, non permette ad una persona di imparare e praticare le asana. La mente trova velocemente delle scuse e questo è riportato più volte nelle scritture. Solo una mente aperta, senza pregiudizi, pura può ascoltare le prescrizioni della ragione pura e realizzare l’esistenza della coscienza pura. Tutti i pregiudizi sulle asana devono essere rimossi per permettere alla fede di farsi strada con la pratica. Un buon grado di importanza deve essere data alla pratica delle asana durante la giornata per permettere a corpo e mente di attivarsi e rendersi energetici. Quando si dice che gli yogi superano i limiti di mente e corpo è vero ma prima devono avere goduto a pieno dei benefici delle pratica di asana.


sabato 14 marzo 2015

L’importanza delle posture dello yoga

di Swami Satyananda Saraswati
Talk at the Fourth International Yoga Convention, Gondia, November, 1967, originally printed in YOGA, Vol. 6, No. 7, 1968

da YOGAMAG nov/dic 2005

Dal momento che alcune persone sottovalutano le asana e altri le sopravvalutano, cerchiamo di valutare le asana nel corso della nostra crescita spirituale. Per molti, yoga significa solo asana mentre gli yogi e i leader spirituali sostengono che la disciplina fisica delle asana non sia  del tutto necessaria all’ autorealizzazione. Entrambe queste visioni sono estreme in quanto le asana sono sia necessarie che non necessarie.
Se uno jnana yogi pensa che solo attraverso la conoscenza delle scritture si possa ottenere la conoscenza del sé, commette un errore. Allo stesso modo, se un raja yogi rifiuta il corpo e si concentra solo sul potere della meditazione, di sicuro non raggiungerà il proprio obiettivo in quanto il suo sadhana verrà interrotto a causa di qualche malattia. Un bhakti yogi confida sempre sul potere delle proprie emozioni, sulla devozione e l’arrendersi al punto di credere di forzare il divino in modo da benedirlo con il suo darshan. Un hatha yogi crede invece che se ogni cosa è al proprio interno, potrà estrarla attraverso la disciplina fisica degli organi esterni ed interni, dei muscoli, dei nervi, dei tessuti.
Tutte queste quattro visioni non sono libere da pregiudizi e sono basate sull’inesperienza in quanto jnana yoga, bhakti yoga, raja yoga e karma yoga non sono quattro sentieri separati ma sono come quattro cerchi che si compenetrano e si sovrappongono e una parte di ognuno forma la parte degli altri tre cerchi. Tutti i ricercatori spirituali, sia che seguano il sentiero del bhakti, dello jnana, del raja, del karma e dell’hatha yoga, hanno bisogno di praticare le asana. Queste infatti non sono destinate solo agli hatha o ai karma yogi. I bisogni di tutti gli esseri umani sono più o meno gli stessi, solo poche variazioni qualitative e quantitative sono necessarie per variarli a seconda delle abitudini personali o delle caratteristiche ereditarie.

Perché le asana sono necessarie

Il sistema digestivo di coloro che siedono ore in una posizione di meditazione o che praticano uno shastra sadhana per un notevole periodo di tempo diventa debole. A causa dei sadhana intensivi, il metabolismo diminuisce e tutte le attività organiche rallentano la loro funzione al punto che il corpo si ammala. A meno che il corpo non sia completamente immune dalle malattie e completamente puro, in queste condizioni non può esserci condizione meditativa. Il corpo di una persona deve vibrare e pulsare con una salute divina in modo da generare pensieri sottili.
Una persona troppo robusta, vigorosa, piena di vita non può essere un modello di perfetta forma fisica in quanto il corpo ideale è snello, flessibile e forte e possibilmente accompagnato da una mente piena di gioia e speranza. Un fisico così è però possibile solo se i 72000 nervi del corpo sono purificati dagli esercizi yogici. Le asana sono benefiche in tanti altri modi in quanto controllano ghiandole e nervi, rendono il corpo flessibile e mantengono la colonna vertebrale in una buona condizione di salute. Quest’ultimo fatto è fondamentale perché è la condizione necessaria per liberare il passaggio di sushumna nadi. Onestamente si può dire che le asana segnano la strada per sadhana più alti. Il corpo e la mente di una persona devono essere sotto perfetto controllo. Attraverso la pratica di alcune semplici posture ci si può mantenere sani.

L’esercizio integrale

Le asana sono esercizi di yoga che servono a mantenere corpo e mente sani. Se il corpo non è sano, non lo sarà neanche la mente e se la mente non è sana anche i pensieri ne saranno influenzati. Le asana migliorano l’integrità personale anche se il fine primario è quello di ottenere una salute migliore. Così come è necessario il cibo per nutrire e fornire energia al corpo, alcuni tipi di esercizi sono necessari per far funzionare bene muscoli, ossa, articolazioni e centri nervosi.


Le asana, il primo passo nello yoga

La pratica quotidiana delle asana riduce le tensioni nervose e muscolari, migliora il sistema digestivo, rimuove la letargia e la pigrizia e permette di mantenerci attivi ed efficienti durante tutto il giorno. Quando corpo e mente sono liberi dalla tensione, il lavoro fisico e mentale aumenta. Le asana proteggono dai disordini interni al corpo e danno forza e salute. Ci sono asana specifiche per prendersi cura del fegato, della digestione, delle malattie che riguardano il sangue.
Oggi molte malattie sono psicosomatiche a causa della mancanza di coordinamento fra corpo e mente. E’ idea comune di tanti yogi e psicologi che i disordini mentali come la nevrosi, la nevrastenia, l’insonnia, ecc. possano essere curati con le asana. Una giusta combinazione di asana previene il decadimento del corpo e della mente, mantiene giovani e fornisce equilibrio mentale e fisico.

In ogni parte del mondo, la gente deve affrontare tensioni in ogni sfera della propria vita in quanto il mondo stesso è pieno di tensioni. La yoga terapia, di cui le asana sono la pratica principale, mantiene corpo e mente in equilibrio e dona stabilità che poi è il risultato naturale della pratica di yogasana. Le pratiche yogiche correggono velocemente i problemi mentali come la rabbia, l’agitazione mentale, la depressione, l’insoddisfazione, ecc. Lo yoga è un processo graduale che può essere accelerato dalla pratica quotidiana. Lo yoga ha fornito dei risultati positivi e definitivi a milioni di persone e questo è infatti il segreto dietro la sua popolarità nonostante i cambiamenti del mondo nelle ultime migliaia di anni. 


sabato 28 febbraio 2015

Concentrazione e stabilità mentale

Swami Satyananda Saraswati
Gyan Mandir Military Center, Sagar, March 1979


Tratto da Yoga magazine novembre 1981

Concentrazione e stabilità mentale

Le nostre potenzialità mentali si ampliano quando sviluppiamo la concentrazione. Un pezzo di carta non brucerà se lo si tiene semplicemente sotto il sole! Tuttavia, se i raggi del sole convergono attraverso una lente convessa in un punto focale, l'intensità del calore permetterà alla carta di bruciare. Analogamente, se le nostre energie mentali non sono incanalate in modo corretto, queste andranno sprecate molto rapidamente e la mente diverrà più debole. Una mente che vaga, che è instabile, inquieta è soggetta a tutti i tipi di allucinazioni, manie, fobie.
Una mente che vacilla è una mente malata, squilibrata. Quando concentriamo la mente su un punto interiore, come “jyoti” o “bindu”, ciò che in realtà stiamo cercando di fare è controllarne le oscillazioni e fluttuazioni. Dobbiamo rivolgere la mente su questo punto interiore in modo che la coscienza sia fissa unicamente su di esso. Dopo un po’ di esercizio e pratica, la mente inizierà a diventare concentrata e stabile nell’osservazione di quel punto.
Quando si è saldi nella concentrazione, le energie mentali vengono preservate. Quando non c'è tensione o dispersione, la pace e la forza interiore possono essere conseguite. Quando la mente è libera da distrazioni, le facoltà intuitive superiori si rivelano all'individuo ed iniziano a guidarlo. La fiducia aumenta, le paure immaginarie svaniscono, si diviene capaci di affrontare la vita in maniera pacifica e con forza spirituale. Questo è lo Yoga.
Lo Yoga rende la mente forte, in grado di sopportare dolore e infelicità. Dopo una pratica regolare di Yoga, equilibrio e vitalità diventano normali qualità della mente. Con una mente stabile, un uomo è in grado di irradiare forza e fiducia. Una mente dissipata, invece, diventa sempre più debole e pone solo ostacoli al suo stesso progresso.
Una mente efficiente è essenziale quanto un corpo efficiente. Addestramento e disciplina, a cui ogni soldato è sottoposto, sono utili per il corpo, ma non basta! Un corpo forte con una mente debole è di nessuna utilità. La vera forza risiede nella mente. Solo con una mente forte e stabile si sarà in grado di realizzare qualcosa di lodevole nella propria vita.
Per raggiungere questa stabilità mentale, occorrono solo dieci minuti di meditazione ogni mattina. Decidete solo su cosa concentrare la vostra mente. Se decidete per la fiamma di una candela, siate consapevoli di questo e nient'altro. Quando la mente è ferma su un punto focale, anche solo per pochi secondi, vivrete una meravigliosa esperienza.

Veri soldati

Attraverso la meditazione noi cerchiamo di controllare i nostri pensieri, proprio come lo scienziato cerca di controllare le forze della natura. La mente è una forza, il pensiero è una forza, le emozioni sono una forza, la memoria è una forza. Lo stato di felicità o infelicità è strettamente connesso al livello di energia. La mente, di conseguenza, non è né diabolica, né corrotta. Nella scienza della meditazione dobbiamo comprendere alcune cose di base e modificare alcune delle nostre convinzioni. Come definiamo la mente? È semplicemente la macchina del pensiero o c'è di più? La definizione finale a cui sono convenuto è che “la mente è energia”.
Alcune persone sono state in grado di controllare questa energia, ma la maggior parte no. La mente è una forza potentissima. Coloro che hanno addomesticato questa mente hanno domato il mondo. Essi sono diventati grandi statisti, profeti, artisti o scienziati. Anche questi sono miracoli della mente! Coloro che si sentono infelici, depressi, frustrati, pessimisti, in conflitto con sè stessi, semplicemente non sono stati in grado di padroneggiare la mente. Quindi, dobbiamo trovare un modo per utilizzare al meglio le energie della mente.
Un grande uomo in qualsiasi ambito non è semplicemente un prodotto del destino. Non è un caso, né una combinazione di condizioni astrologiche o planetarie. Un grande uomo è colui che è stato in grado di gestire la mente e, di conseguenza, il mondo.
Questo fu intuito dai Rishi in India migliaia di anni fa. Pertanto, decisero di trovare il modo migliore per raggiungere questo obiettivo. Nel corso della loro sperimentazione, scoprirono innumerevoli tecniche e strumenti, sebbene avessero dei limiti oggettivi.
Alcuni fra questi strumenti, tra i quali anche LSD e hashish che ancora oggi vengono adoperati, sono stati utilizzati in India migliaia di anni fa. Durante il periodo vedico, si era soliti prendere la soma, una bevanda allucinogena per andare in trance, ma andare in trance non era la meta ultima. Allo stesso modo, la meditazione non deve essere unicamente un traguardo ma, innanzitutto, un’occasione per trasformare la qualità della mente. Quando si modifica la qualità della mente, si modifica anche la qualità delle azioni. E quando si cambia la qualità delle azioni, si potrà cambiare l’essenza dell'esperienza.
La mente è in grado di esprimersi in molti modi così, se la mente è tenuta sotto controllo, si può ottenere padronanza di eventi e circostanze. Questo è ciò che stiamo cercando di spiegare. Non sono un seguace di una particolare setta, e non credo che la mia tradizione sia unica, ma so che lo Yoga è una scienza interdisciplinare magnifica.
Seguendo il sentiero dello Yoga, un giorno diventerai un vero soldato. Potrai sconfiggere i tuoi nemici interiori e raggiungere la vera libertà. Ora non siete liberi semplicemente perché non siete ancora divenuti maestri di voi stessi. Siete facilmente influenzabili da emozioni e passioni, rabbia e preoccupazioni. Non siete ancora in grado di sopportare il dolore e la tristezza, e divenite facilmente frustrati dalle difficoltà quotidiane. Non siete capaci di governare i vostri pensieri, né padroneggiare le vostre azioni. Siete ancora ridotti in schiavitù dalla vostra mente. Dovete semplicemente invertire questa situazione e ottenere il controllo su di essa. Solo allora potrete diventare dei veri soldati.










sabato 14 febbraio 2015

Se vuoi essere vittorioso, prima conquista il mondo interiore

Swami Satyananda Saraswati
Gyan Mandir Military Center, Sagar, March 1979
Tratto da Yoga magazine novembre 1981

Oggi, in questo campo di battaglia, ogni guerriero è solito affrontare un altro guerriero. Voi siete un guerriero esattamente come me.
Ci sono due tipi di guerre che l'uomo deve combattere: una sul campo di battaglia della vita, l'altra è interiormente.
La prima è combattuta contro i nemici esterni e la seconda contro i nemici interni. Gli eserciti sono addestrati per la battaglia esterna, mentre io istruisco gli uomini per quella interiore. Se non siamo adeguatamente preparati ad affrontare i nostri avversari esterni, essi si approfitteranno delle nostre debolezze e perderemo la nostra libertà. Siamo tutti ben consapevoli di questo. Allo stesso modo, se non siamo in grado di controllare e padroneggiare i nostri nemici interni, diventeremo loro schiavi e subiremo squilibrio e disarmonia.

Scienza della difesa

In ogni parte del mondo, l'umanità è in uno stato di sofferenza. Ogni individuo si sente imprigionato dentro di sé, stordito, oppresso e disorientato, frustrato. Egli vorrebbe liberare sé stesso dai propri stessi limiti ma non può, non ci riesce. Ha perso la battaglia prima ancora di iniziarla.
La scienza dello Yoga libera l'uomo da questo senso di sconfitta. È una scienza altamente sviluppata in termini di difesa poiché contiene una vasta gamma di armi che non ha limiti né di applicazione né di campo d’azione.
Quando l'uomo sarà in grado di liberare sé stesso dall’attaccamento, egli potrà respirare l'aria della vera libertà. Il nostro più grande nemico sono proprio i nostri stessi limiti. Nella letteratura antica, queste limitazioni sono state denominate forze del male, demoni personali.
Purificando noi stessi attraverso lo Yoga, diverremo come un generale di un esercito che addestra e guida i propri soldati. Allo stesso modo, noi possiamo avvalerci della forza di volontà e superare i nostri condizionamenti. Abbiamo delle qualità su cui occorre lavorare quali la resistenza, la stabilità, l’equilibrio, la concentrazione e l’autodisciplina. Esse operano proprio come i comandanti di un esercito. Quando sappiamo come utilizzare questi punti di forza interiori, allora possiamo servircene ed aspirare al raggiungimento dei nostri obiettivi più elevati. Questa, in sostanza, è la vera vittoria dell'uomo su sé stesso. Per combattere contro ciò che è fuori, dobbiamo sviluppare la capacità di domare ciò che è all’interno di noi stessi. Dobbiamo essere forti sia dentro che fuori.

Importanza della disciplina

La disciplina è connaturata al sentiero dello yoga ed è la spina dorsale dell'esercito. Essa è di due tipi: personale e pubblica. La disciplina personale è essenziale per il progresso spirituale così come quella pubblica è necessaria per il progresso della società e della nazione.
Il paese che ha un esercito disciplinato non ha timori. Analogamente, la persona che ha disciplinato i suoi sensi ha il successo garantito. Come è possibile raggiungere la meta se i cavalli del carro corrono a briglie sciolte ed il cocchiere è inquieto? Un conducente vigile, che è pienamente consapevole del suo obiettivo ed è in grado di governare ed indirizzare i suoi sensi, allora sarà risoluto e determinato a raggiungere il suo scopo.
Ecco perché ho menzionato il soldato che sta affrontando un altro soldato. Il vero traguardo si trova all'interno di noi stessi. Quello che vi ho indicato è il percorso che ci conduce proprio a questa meta. La vita interiore è più reale di quella esteriore che è transitoria, empirica, soggetta ai vincoli di spazio-tempo. Colui che ha compreso e sperimentato la vita interiore è in grado di affrontare la vita nel mondo agevolmente con semplicità e con equanimità. Per permetterci di sperimentare l’universo interiore senza isolarci dalla realtà, i Rishi hanno sviluppato le tecniche di Yoga.

Attraverso una pratica regolare e costante di Yoga possiamo raggiungere e ottenere il controllo del nostro corpo e della nostra mente. È molto semplice e chiaro. La via dello Yoga deve essere solo compresa e incorporata nella nostra vita. È sufficiente un programma giornaliero che includa poche asana, alcune pratiche di pranayama e meditazione per sviluppare la concentrazione della mente. Le asana non sono dei semplici esercizi di ginnastica, così come le pratiche di pranayama non sono meri esercizi di respirazione. Allo stesso modo, meditare non significa estraniarsi dal mondo. Asana significa postura stabile e confortevole da mantenere sia col corpo sia con la mente. Asana e pranayama sono importanti tecniche di preparazione per la concentrazione e la meditazione.



domenica 1 febbraio 2015

E LUI APRI' LA PORTA (seconda parte del post: "Il mio guru, Swami Sivananda")


(seconda parte del post Il mio guru, Swami Sivananda)


E lui aprì la porta

Feci moltissime esperienze con Swami Sivananda. Vi racconto solo questo episodio. In Ashram c’era un servitore, un giovane arrogante. Vi era la regola, in ashram, che dopo il pasto, ogni residente e ospite avrebbe dovuto prendere il proprio piatto e lavarlo sulle rive del fiume Gange. C'era un vecchio swami, il quale dopo aver concluso il suo pasto, lasciò il piatto in cucina da lavare. Gli dissi: "Lascialo pure lì, lo farò lavare." Sapevo che lui non poteva andare giù al Gange.

Khushiram, il giovane servitore, che stava lavando altre grosse stoviglie si arrabbiò: “Non voglio piatti qui. Buttalo via”. Così gettò via il piatto e io gli dissi: “Esci, abbandona l’ashram”. Questa era la mia natura. Avevo considerato solo la mia reazione e non avevo considerato che anche lui fosse un uomo. Ero un uomo forte, per cui quando gli dissi di lasciare l’ashram, egli dovette lasciare l’ashram. Ad ogni modo poi qualcuno gli disse di andare da Swami Sivananda per congedarsi da lui. Questa era la tradizione.

La sera, quando Swamiji uscì, Khushiram toccò i suoi piedi e gli disse: "Swamiji, sto andando via. Swami Satyananda mi ha ordinato di lasciare l'ashram." Swamiji non mi chiamò, aveva capito tutto, perché Swamiji era un uomo scaltro e intelligente. Swamiji accolse Khushiram nella sua cucina personale e lo tenne lì.

Questa decisione fu un’ offesa per me. Era un’ offesa recata dal mio Guru nei miei confronti. Egli tenne questo giovane al suo servizio personale – nel luogo dove mi sarei dovuto recare ogni giorno - sapendo che io gli avevo detto di lasciare l’ashram; lo avrei dunque incontrato alla porta di Swamiji. Questo episodio fu così offensivo per me, che mi disturbò parecchio.

Tutti i principi dello Yoga di cui parlavo: la mente conscia, inconscia, super conscia…tutto era distrutto. Tutti gli stati mentali erano nel caos, tutte le emozioni erano in uno stato confusionale. Tutto ciò che avevo pensato, tutte le filosofie che avevo predicato, tutto ciò che era nella mia mente era in uno stato confusionale. Perciò dissi: "Lascerò l'ashram e me ne andrò".

Poi pensai “Ricevi una piccola offesa dal tuo Guru e desideri lasciare l’ashram e andare via. Se non riesci neanche ad osservare e comprendere l’atteggiamento “offensivo” del tuo Guru, cosa sei qui a fare? E perché dici che egli è il tuo Guru?. Digli piuttosto: io sono un lavoratore, quindi per favore comportati meglio con me da oggi. Puoi non pagarmi con i soldi, ma dammi del cibo. Voglio servire l’istituto, ma non voglio essere tuo discepolo e non voglio che tu sia il mio Guru”. Posso al contrario affermare che egli è il mio Guru, la mia vita, il mio prana, ogni cosa, ma non appena mi mette alla prova fallisco.

Non riuscivo a ricordare. Feci così tanti progetti che non riuscii a dormire tutta la notte. Ero diventato niente meno che segretario dell'ashram e non un membro ordinario qualsiasi. Avevo tutte le chiavi dell’ashram, gestivo i contanti, le banche e tutto il resto, e pensai che questa offesa fosse per me come la morte.

La mattina successiva esitai ad andare nel bungalow di Swamiji, perché ero molto arrabbiato. Avevo mandato via il servitore che continuava a restare lì e a dirmi: "Ah! Così mi hai mandato via”. Sarebbe stata  una guerra tacita, segreta, tra lui e me. Allora, non riuscii a capire. Adesso capisco, perché vedo la realtà in modo distaccato. I miei discepoli non capiscono perché non hanno ancora la lucidità. Oggi nel mio ashram mi preoccupo di mettere alla prova i miei discepoli. Li ho messi già una volta alla prova e sono stato messo a mia volta alla prova.

La mattina successiva, si presentò Swamiji alla porta, non il servitore. Aprì il cancello e disse: "Hari Om, Namo Narayana.". Io dissi: "Oh sì, tu sai cosa sta accadendo alla mia mente." Mi fece entrare e osservò le mie carte, e tutto ciò che dovevo mostrargli. Non disse nulla inizialmente, poi aggiunse: "Hai apprezzato che io abbia aperto la porta per te? …Mi venne un colpo ! …”.

Dissi: "Hai dovuto aprire la porta, altrimenti chi lo avrebbe fatto?". Gli dissi ciò che pensavo. Non volevo che fosse il servitore ad aprire la porta; questo era il punto. Ma il punto successivo era che egli era il Guru ed è il Guru che deve aprire la porta, la porta che conduce alla luce. Allora egli disse: "Hai apprezzato quando ho aperto la porta?" lo disse ancora ed io gli risposi, "Dopo tutto, sei tu che devi aprire la porta."

 Iniziazione

Nel 1946 ero fisicamente stanco. Ebbi un attacco di itterizia, diarrea, dissenteria, febbre tifoide o paratifo, non ho mai saputo che cosa fosse perché non ho mai consultato un dottore. Non c’erano dottori, non c’erano medicine, non c’era niente. Sapevo che non stavo bene, avevo ancora energia ma fisicamente ero ridotto uno scheletro.

 Avrei invece preferito lavorare a casa mia. Avevo tantissime terre, possedimenti e su di esse molto bestiame, bufali, pony. Maya mi circondava completamente donandomi il meglio di se.

Così scrissi una lettera a un mio amico che si trovava a Lahore, questo accadde prima della Partizione (dal Pakistan avvenuta nel 1947 ndt); rispose che si stava organizzando per trovarmi un posto come sostituto dell’editore nella rivista Tribune. Dopo qualche giorno arrivò la lettera dell’incarico alla quale risposi dicendo “non ho soldi”, egli allora mi inviò quattrocento rupie. Mi sono fatto fare dei vestiti, cappotto, pantaloni, cravatta, tutto. Questo swami pazzerello!

Quando tutto fu pronto, andai da Swamiji e gli dissi: “me ne vado penso di voler tornare indietro”. Egli rispose, non ricordo esattamente cosa, e mi disse: “Okay, l’8 settembre avrà luogo la celebrazione del mio Giubileo di diamante, puoi lavorare qui fino ad allora, dopo di che puoi andare”. Gli risposi: “Okay, altri due mesi”.

Non ho mai saputo che in verità lui stava cercando di circondarmi su tutti i fronti, così rimasi. L’8 settembre era il suo compleanno. Tra il 9 e il 10 i visitatori se ne andarono e l’11 egli mi chiamò e mi disse: “tu verrai qui domani mattina e prenderai il sannyasa”; un fulmine a ciel sereno! Non sapevo cosa dire. Mi disse: “domattina alle sette prenderai il sannyasa ed eliminerai tutti i tuoi attaccamenti, impegni e obblighi verso gli aspetti inferiori della vita”. Gli risposi: “va bene” e di nuovo la mia mente si fermò.

Dimenticai tutto quello che riguardava il Tribune, dimenticai ogni cosa. La mia mente era vuota, non dormii per tutta la notte, ripetei il mio mantra che ai tempi era il Gayatri; mentre aspettavo che arrivasse il mattino ero molto ansioso, fu per me una notte molto lunga.

Mi alzai alle due, alle tre, alle sei; stavo aspettando quando improvvisamente qualcosa nella mia mente cambiò. Alle sette andai da lui ed egli chiamò un barbiere che mi rasò. Ero già rasato ma avevo lasciato un ciuffo di capelli su bindu, una piccola manifestazione del mio ego, quando anche questo ciuffo fu tagliato. Mi diede un piccolo langoti, una piccola fascia di stoffa, un dhoti e portò via il mio janeu, il filo sacro.

Mi disse: “In questa vita, oltre la vita, dopo la vita – ovunque ti trovi, in un bar a bere un ponce, in compagnia di donne o tra prostitute, non rinunciare mai al geru”. Quello era un sankalpa, un ordine che mi diede. “Non importa cosa fai, non mi interessa, il Geru ora è la tua pelle”, quello è il motivo per il quale amo il geru così tanto.

Da solo

Per tre anni, dal 1953 al 1955, egli lasciò che io smettessi di lavorare in ashram e mi dedicassi unicamente allo studio. Durante quel periodo mi concentrai completamente sullo studio degli shastra, giorno e notte – dai Rig Veda fino ai libri dell’età di Gandhi – ogni tipo di religione, in sanscrito, hindi, inglese, qualsiasi cosa. Mi mandò per un anno a Gujarat e Samashtra e mi volle con sè durante il suo tour di tre mesi per l’India, affinchè potessi avere un’idea delle persone.

Nel 1956 non ero in forma. Un giorno Swamiji mi chiamò, in quel periodo egli sentiva che l’ashram non era il posto giusto dove io mi sarei potuto esprimere liberamente, sapeva che avevo una mia filosofia sia nel lavoro che nella vita. Mi disse: “l’ashram per te è troppo piccolo, il tuo destino è importante”. Mi diede centootto rupie, che non ho speso e porto ancora con me nella mia borsa, per me sono molto preziose e le tengo sigillate. Mi disse: “prendi quello che ti piace dall’ashram ma sarebbe meglio che tu andassi con meno cose possibili”.

Mi disse: “Ci sono cose che le persone non conoscono e che noi non insegniamo loro perché non sono ancora pronte. Esse vogliono conoscere solamente qualche asana o qualche tecnica di pranayama. Molte persone sono spaventate dallo yoga e quindi non insegno yoga più di tanto”. Così mi ha insegnato il kriya yoga. Mi ci sono voluti solo cinque minuti perché conoscevo già i kriya del kriya yoga.

Lasciai l’ashram il 19 marzo del 1956, la stessa data in cui ero arrivato. Ho vagato ovunque, in quel periodo ero completamente avverso alle istituzioni – niente ashram, niente discepoli, niente soldi. Ho fatto la vita del mendicante, volevo solo essere libero. Se volevo fumare nessuno doveva dirmi “perché un sadhu fuma?”. Se volevo bere, nessuno doveva dirmi “perché bevi?”, io mi faccio gli affari miei, voi fatevi gli affari vostri.

La società è un organismo ben collegato che le persone devono seguire, indipendentemente dal fatto che sia giusto o sbagliato. Nessuno può dire che tutto quello che la società ha deciso sia giusto; le regole della società si sono costituite in modo automatico. A volte sono state create da persone affette da falsa vanità, per questo ogni tanto si sente la necessità di voler vivere in modo libero. Se voglio chiudere gli occhi per cinque ore, che interesse avrà mia moglie o mia madre per chiedermi: “che cosa ti sta succedendo? Stai impazzendo?”; si, sto impazzendo, se non ti va bene puoi andartene.

Anche oggi ovunque vada non vivo mai con i familiari perché dovrei dire: “si, va tutto bene”. Mi piace vivere in qualsiasi altro luogo, dove posso dormire quando mi piace, posso russare quanto mi piace, posso fare il bagno, posso cantare, posso piangere, posso dormire per terra. Ho vissuto in questo modo per alcuni anni.

Alla fine sono tornato a Munger e quello fu l’inizio di un’epoca, il posto era bellissimo. Il 13 luglio del 1963 ho avuto un risveglio interiore, ricevetti un messaggio, da quel momento tutto ebbe inizio. Vi ho parlato di molte esperienze e potrei andare avanti e avanti…


Sivanandashram,  Munger, 16 ottobre 1982